#Behemothconsiglia di settembre: Cognetti, Rigoni Stern, Henriksen

#Behemothconsiglia è l’appuntamento mensile sulle letture che mi hanno colpito di più e che ho deciso di raccontarvi. Vediamo insieme quali sono quelle dello scorso mese:

・ ❝Il ragazzo selvatico. Quaderno di montagna❞ di Paolo Cognetti

La ricordavo fin da ragazzino, questa trasformazione che la montagna mi provocava: questa gioia di avere un corpo, il senso di armonia che ritrovava muovendosi nel suo elemento; questa libertà di correre e saltare e arrampicarsi come se mani e piedi andassero da soli, e fosse proprio impossibile farsi male.

È un piccolo libro, prezioso ed emozionante come pochi. Memore della lettura del capolavoro vincitore del Premio Strega di quest’anno, ho scoperto quasi per caso questa sua precedente pubblicazione e ne sono stato felicemente colpito. Mi ha sorpreso soprattutto lo stile e la semplicità nel saper trasmettere emozioni pure e genuine come la montagna che, anche in questo caso, occupa un ruolo di rilievo nella narrazione. Ciò che ha maggiormente attratto la mia attenzione è l’abilità dell’autore nel saper far immedesimare il lettore nel suo io narrante: ho finito per condividerne paure e dubbi, ma anche felicità e meraviglia per quello che può offrire la Natura. Se con “Le otto montagne” Cognetti mi ha regalato una storia unica, con “Il ragazzo selvatico” ho scoperto un’altra sfaccettatura del complesso mondo montano, caratterizzato da una forte solitudine e da un contatto molto intimo tra uomo e Natura.

Terre di mezzo editore, 2013, 101 pagine, 12€

・❝Arboreto salvatico di Mario Rigoni Stern

Il sostantivo «arboreto» deriva dal tardo latino «arboretum» e la mia raccolta di racconti è un po’ un arboreto. Ma «salvatico»? L’aggettivo era usato nel Rinascimento per «selvatico»: due parole che messe insieme mi piacciono, anche se in contraddizione tra di loro. Selvatico è non coltivato, non domestico, ricoperto da selve, anche rozzo; ma c’è la vocale «a» al posto di una «e», così tutto cambia: un selvatico che diventa salvifico, che conduce alla salvezza.

Rigoni Stern ci regala una originale raccolta di raccolti, o meglio, di alberi: ognuno di essi infatti è dedicato a una specie arborea differente, nel quale l’autore riversa  il suo genio creativo coniugando informazioni di carattere scientifico-botanico ad altre legate alla storia dell’uomo, ai suoi miti e leggende, per introdurvi poi spezzoni autobiografici. Un arboreto che prima di essere un lavoro letterario è uno spazio naturale reale: quasi tutti gli alberi “narrati” sono stati cresciuti personalmente dall’autore nel suo brolo vicino alla sua casa-rifugio nell’Altipiano dell’Asiago. Personalmente l’ho trovato stupendo, sia a livello di contenuti che di stile, e se volete leggere un buon libro che parli di natura e in particolare dei nostri amici alberi, questo è quello che vi consiglio più di tutti.

Einaudi editore, 2015, 108 pagine, 9€

・❝Norwegian Blues❞ di Levi Henriksen

A volte il successo più grande sta nel fallire invece che ripetere sempre lo stesso successo.

Il libro di Henriksen pubblicato in Italia ci porta a Kongsvinger, una cittadina norvegese dove troviamo un produttore discografico, Jim Gystad, in crisi perché non riesce più a fare il suo lavoro con la stessa passione di una volta, demotivato dal panorama musicale contemporaneo. Tra sbronze ai limiti delle possibilità umane e rimpianti per il passato, un giorno, in una chiesa di campagna, viene come risvegliato dal canto celestiale di tre individui: gli anziani fratelli Thorsen, un tempo delle vere e proprie rockstar della Norvegia, con una sconfinata produzione di musica cristiana. Da lì parte l’avventura di Jim nel cercare di capire cosa ha spinto i tre fratelli a ritirarsi dalle scene, per poi avvicinarli e convincerli a ritornare in classifica. Norwegian Blues è un romanzo che ci immerge in una doppia ricerca: quella del sentimento, che in noi e negli altri spesso gioca un ruolo fondamentale nelle scelte più importanti della nostra vita, e quella del nostro io e delle nostre passioni, che per qualche strana ed improvvisa epifania possono essere di colpo risvegliati. Henriksen ci presenta un libro gradevole, che difficilmente possiamo smettere di leggere per troppo tempo (almeno questo è stato il mio caso), intervallato da episodi strambi e ai limiti dell’assurdo, che costituiscono una prerogativa delle letteratura nordica, e che offre degli spunti di riflessione molto interessanti sulla nostra vita, sulle passioni che ci muovono e sull’importanza della felicità interiore, contrapposta a quella del successo a tutti i costi.

Iperborea editore, 2017, 384 pagine, 17,50€

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