Elizabeth Strout, “Tutto è possibile” (Recensione)

Erano cresciuti nutrendosi di vergogna; la vergogna era stato il concime del loro terreno. Eppure, stranamente, quello che capiva meglio era suo padre. E per un istante Annie rifletté su questo: che suo fratello e sua sorella, brave persone, serie, perbene, equilibrate, non avevano mai conosciuto la passione che porta un uomo a rischiare tutto quello che ha, a mettere a repentaglio ciò che gli è più caro, semplicemente per essere vicino al bagliore accecante del sole che per quell’istante sembra capace di lasciarsi la terra alle spalle.

Nel 2016 Elizabeth Strout diede alle stampe in America e a seguire in tanti altri paesi Mi chiamo Lucy Burton, un romanzo che ha avuto ottimi riscontri sia di critica che di vendite. A un anno dalla pubblicazione di questo fortunato romanzo, la scrittrice statunitense ha pubblicato Tutto è possibile, seguito ideale del primo. Scrivo “ideale” perché si potrebbe leggere anche senza essersi mai accostati al precedente: un’astuta scelta dell’autrice che non relega così i due volumi in una qualche saga preconfezionata.

Tutto è possibile è composto da una serie di racconti legati tra loro dai personaggi che si muovono tra la piccola cittadina di Amgash (Illinois) e i suoi dintorni. Il fil rouge è costituito da Lucy Burton, ex abitante del posto, e dal suo libro di memorie appena pubblicato. Le basi del romanzo sembrano quindi piuttosto banali e scontate, lo standard di un libro all’americana: una piccola cittadina statunitense popolata da individui campioni della mediocrità, che spesso passano le loro giornate a pensare ai fatti degli altri, giudicandoli soltanto per ciò che vedono in superficie. Ma non è il caso dell’ultima fatica della Strout. È grazie ad una profonda analisi della quotidianità umana che l’autrice riesce a costruire un libro davvero particolare. Ogni racconto si apre con un personaggio colto nella sua quotidianità, sotto alla quale si intuiscono un disagio e una tensione che scopriamo percorrere insidiosamente tutta la sua vita e che lo costringono a ripensare a vicende che reputava archiviate ma che in realtà sono ancora in attesa di una risoluzione. Cosicché mettere la parola fine a tutto ciò risulta più o meno difficile, se non impossibile.

L’autrice, attraverso la sua particolare cifra stilistica, scava a fondo nella mente umana colta nella quotidianità attraverso ritmi narrativi che si fondono con quelli del pensiero del personaggio e con l’ambiente che lo circonda. Costruisce così situazioni corali, dove ogni elemento si manifesta quale parte fondamentale e imprescindibile di un tutto. Nel frattempo però vi inserisce una sotterranea e pulsante tensione che il lettore non tarda a percepire. Questi finisce poi, grazie ad un forte coinvolgimento emotivo, ad immedesimarsi nei personaggi e vive assieme a loro le stesse situazioni. Il fine ultimo di questa coincidenza va a costituire il cuore stesso del messaggio del libro: piuttosto che ascoltare il pettegolezzo superficiale e frivolo si dovrebbe cominciare a raccontare la verità a sé stessi, ad ascoltare i propri sentimenti, anche quelli apparentemente più nascosti e banali, e comprendere che le vite degli altri sono mosse da altrettanti, minuscoli impulsi come lo sono le nostre.

Un libro che ci pone di fronte a intime riflessioni su diversi aspetti apparentemente insignificanti della quotidianità, e che servendosi dei personaggi racconta la vita di tutti noi. Leggendo Tutto è possibile si ha la sensazione di venire trascinati a forza nelle vite di sconosciuti e di viverle addirittura al loro posto o assieme a loro: uno stato d’animo particolare, che solo chi sa scrivere come la Strout riesce a comunicare al lettore, arricchendo la sua vita: un compito che dovrebbe essere il fine ultimo di qualsiasi libro e che questo in particolare rispetta e mette in opera più di altri.

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Ciao 🙂 Per prima cosa ti ringrazio perché vedo che segui i miei post sul Blog e mi fa piacere! Seconda cosa: ho letto anche io “Tutto è possibile” e per me è stato il primo libro della Strout. Ho trovato una scrittrice che scava nell’animo umano e riesce a caratterizzare i personaggi anche in poche pagine. Non amo particolarmente i racconti, ma in questo caso il libro mi è piaciuto molto.
    Greta

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