Patty Pravo, “La cambio io la vita che…” (Recensione)

Ora, dire che già da piccola sapessi cosa mi aspettava sarebbe una bugia. Fino ai quindici anni ero convinta che sarei diventata direttrice d’orchestra, al limite una pianista. Però la musica c’era già. Quella c’è sempre stata.

Quando una delle donne più carismatiche e magnetiche della musica italiana decide di pubblicare la sua autobiografia è sempre un evento che riesce a coinvolgere una  variegata moltitudine di persone, dai fan fino ai semplici curiosi. Troppo spesso però vediamo come certi testi non raccontino fino in fondo tutta la verità sul personaggio, finendo per essere solo una trasposizione rimaneggiata di una banalissima pagina di Wikipedia. Non è il caso dell’autobiografia di Patty Pravo. Un’artista del suo calibro non si può permettere di contare, tra le varie opere proposte nel tempo al pubblico, un testo mediocre. Un personaggio che ha fatto di ogni sua apparizione un’opera d’arte curata in ogni minimo dettaglio non poteva  – e non le sarebbe riuscito facile – svendersi con un libretto qualunque. E dopo milioni e milioni di dischi venduti, innumerevoli concerti quasi sempre sold out, ha deciso di scrivere la sua autobiografia, contraddistinta anche questa, da quel senso di piena libertà che l’ha sempre caratterizzata. Pertanto va subito chiarita una cosa: La cambio io la vita che… ha le carte in regola per essere un libro memorabile, che merita di esser letto per conoscere meglio una parte fondamentale della nostra cultura musicale, per capirne il senso e la qualità, per trarne un insegnamento. Eh sì, perché la Divina – così la chiamano i suoi fan più affiatati – ha sempre avuto un bel po’ da insegnare, a cominciare dal 1966, anno del suo esordio, ormai cinquantun anni fa. Libertà, classe, bellezza, coscienza di sé e, non ultima, della buona musica: sono questi i doni che Patty Pravo ha dato e continua a dare al suo pubblico, e questo libro ne è una conferma.

Una biografia che diventa autoritratto unico di una delle cantanti italiane più famose del Novecento, affrontato su due fronti: da una parte quello del personaggio pubblico, Patty Pravo, dall’altro quello della bambina, e poi della donna “normale”, Nicoletta Strambelli. Due individualità che si abbracciano l’una all’altra, nel racconto di una vita che già dall’infanzia si configura come densa di spirito rivoluzionario.

Quando ero bambina, e mi chiedevano l’età, io rispondevo sempre: «Sono millenaria».

Una tensione verso la libertà, la rottura degli schemi precostituiti e la ribellione ai pregiudizi che hanno fatto della sua immagine quella di grande – ed ultima – Diva della cultura italiana. Ma Patty Pravo non si considera affatto così anche se, anno dopo anno, questo titolo sembra calzarle sempre più a pennello. Il suo portamento e la sua classe non sono immagini costruite a tavolino, ma un qualcosa d’innato, come il carattere. I veri “divi”, come dice lei, sono normali, come tutti noi.

I grandi sono grandi in tutto. E io di grandi ho avuto la fortuna di conoscerne parecchi. Di frequentarli. Quando mi chiedono che sensazione era andare a cena con questo o improvvisare musica con quello, non so mai bene come rispondere. Il fatto è che quelli che oggi sono considerati Giganti, Dei, Re e Regine in realtà per me sono soltanto persone, magari un po’ più sensibili, ma persone. Se incontravo David Bowie non è che pensavo «Santo cielo, ho incontrato David Bowie!»

Una cerchia di personalità non relegata al solo ambito musicale, ma estesa a qualsiasi livello della cultura del tempo che la Pravo ha vissuto. Fortunatamente, come lei stessa ci racconta, negli anni Sessanta e Settanta in special modo, tutti erano interessati a tutto, ed era quasi normale entrare in contatto, alla fine di un concerto, con personalità di spicco del cinema, dell’arte, del teatro e così via, oggi considerate delle vere e proprie leggende. Con gli artisti, in particolare, ha avuto sempre un rapporto, per così dire, privilegiato:

A casa, tutto intorno, i miei amati quadri: opere di Tano Festa, di cui a volte sono il soggetto, e di Mario Schifano. Una tela di Lucio Fontana che lui tagliò e io, in sua presenza, ricucii.

Ed essendo costantemente in contatto con l’avanguardia culturale del tempo, era inevitabile che anche la sua carriera venisse scossa costantemente da ricerche musicali “estreme”, alternando pezzi pop che sono divenuti pietre miliari della musica italiana ad altri progetti sperimentali, impensabili per alcuni dei suoi colleghi. Un caso eclatante, il progetto Ideogrammi, del 1994, interamente registrato in Cina:

Il paradosso fu quindi che un viaggio nato per staccare dalla fama finí per darmene ancora di più, quanta non avrei mai nemmeno sognato. Negli anni Sessanta e Settanta avevo girato il mondo con i miei concerti ma il mercato cinese era precluso a qualsiasi artista occidentale. Ora il mio esordio pechinese apriva orizzonti nuovi, e mi trasformò definitivamente in un’artista globale. Al tempo i cinesi non sapevano nulla della nostra musica, non conoscevano nemmeno Madonna o Bruce Springsteen. Ma grazie alla Mtv di Bangkok quando giravo per strada i ragazzi mi riconoscevano e gridavano: «Rock ’n’ Roll!»

Un successo che nasce all’insegna della Libertà, una condizione imprescindibile nella vita di Patty Pravo, conquistata anche in amore, essendo arrivata addirittura, secondo la legge, ad essere sposata con ben tre uomini nello stesso momento:

In Italia queste ulteriori nozze mi avrebbero creato qualche problema legale. Quando tornai, la mia avvocatessa si accorse che, tecnicamente, io ero ancora sposata col mio secondo marito: il matrimonio, a suo tempo, non era stato annullato correttamente. Dunque ero bigama. Immaginate lo scandalo. Ma lei mi rassicurò: anche il matrimonio con Martinez era ancora valido, per cui in effetti non ero bigama, ma trigama, e la trigamia non era contemplata dalla legge. Non costituiva, quindi, reato.

Una vita memorabile, dunque, addirittura inimitabile, che Patty Pravo ha condensato in La cambio io la vita che… per tutti noi. Una vita, una carriera ed un percorso pluridecennale che divengono testimonianza unica che si inserisce di diritto tra i vanti della cultura italiana del secondo Novecento e che ancora oggi, giorno dopo giorno, continua a stupire.

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Visto che condividiamo la passione per la lettura e per la musica, ti consiglio caldamente quest’altro splendido libro: https://wwayne.wordpress.com/2017/04/30/febbre-da-concerto/. L’hai già letto?

    Piace a 1 persona

    1. Behemoth ha detto:

      Non conosco questo libro e quindi non ho ancora avuto il piacere di leggerlo, ma ho appena finito di leggere la tua recensione in proposito e mi sembra davvero carino. L’ho messo nei prossimi libri da leggere. Grazie mille!

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      1. wwayne ha detto:

        Ottima decisione! Grazie a te per la risposta! 🙂

        Piace a 1 persona

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