#Behemothconsiglia di ottobre: Dentello, Márai, Paasilinna

L’autunno ci porta ad abbandonare la leggerezza e la spensieratezza della tarda estate e fa sopraggiungere nuovi pensieri e nuove riflessioni che promuovono un maggiore raccoglimento in noi stessi. Ovviamente anche le nostre letture ne risentono e siamo quindi meglio predisposti a scegliere romanzi che scavino nell’intimo dell’animo umano. In quest’ottica propongo tre libri che affrontano il tema della riflessione attraverso tre punti di vista diversi, vediamoli insieme.

・❝La vita sconosciuta❞ di Crocifisso Dentello

Il senso di colpa divora ogni sentimento perché non può smettere di bruciare, di incenerire frammento per frammento la mia dignità. Posso illudermi di espiare in una confessione a cuore aperto, di buttare fuori le vergogne custodite come reliquie interiori e darle in pasto come fette d’anguria sfatta, ma resta pur sempre un conflitto con la mia coscienza, una recita che racconto a me stesso, dove sono a un tempo il reprobo e a un tempo il giudice che assolve.

Nella sua seconda prova narrativa Crocifisso Dentello ci restituisce una storia nella quale è il senso di colpa che fa da legante per diversi temi: la morte prematura di chi amiamo, le incomprensioni nella vita di coppia, il sesso mercenario e l’omosessualità negata, la mancanza di lavoro, il mito rivoluzionario e il terrorismo degli anni Settanta. Il protagonista, Ernesto, omosessuale “clandestino”, esce di casa in tarda serata dopo l’ennesimo litigio con la moglie Agata, per cercare di evadere dalla sua triste quotidianità di disoccupato, per finire tra le braccia di un prostituto. Ma una volta tornato a casa, dopo aver consumato i suoi bisogni nascosti, trova la moglie deceduta sul divano. Da questa shock iniziale l’autore intreccia diversi episodi cruciali della sua vita, pescati tra passato e presente, raccontati in prima persona da Ernesto in maniera cruda, terribilmente reale, con tutte le contraddizioni e le malcelate scusanti che ne conseguono. Una storia ricca – a dispetto della brevità del romanzo – di spunti di riflessione sull’animo umano e sul senso di colpa al quale, in certe situazioni, non è più possibile rimediare, per abbandonarsi piuttosto alla sua accettazione, come un fardello “dovuto” e autoinflitto.

La nave di Teseo editore, 2017, 120 pagine, 16€

・❝Le braci❞ di Sándor Márai

Di fatti come questi ci si ricorda soltanto più tardi. Trascorrono interi decenni, si passa per una camera buia in cui è morto qualcuno e ad un tratto si ode il mormorio del mare, si riascoltano parole antiche. come se quelle poche parole avessero dato espressione al significato della vita. Ma più tardi c’era sempre stata qualche altra cosa di cui parlare.

Márai è uno dei maestri indiscussi della letteratura contemporanea che scava nell’intimo della mente umana seguendo una costante narrativa fatta di tensione crescente. In Le braci tutto ciò si avverte già dalle primissime pagine, dove l’autore sembra prometterci lo svelamento di un segreto celato per anni tra due uomini ormai anziani, cresciuti insieme fin dall’infanzia. La storia è incentrata sul bisogno di uno dei protagonisti, il generale Henrik, di comprendere le ragioni che hanno spinto l’altro, l’amico Konrad, a fuggire via quarantuno anni prima. Una volontà di sapere che non nasce per soddisfare un desiderio di vendetta, gradualmente stemperata con gli anni, ma per dare senso ad una vita intera, rimasta in sospeso nella costante ricerca della verità. Un momento risolutivo, quello dello svelamento del segreto, che tarda ad arrivare e che esplode soltanto alla fine del romanzo. Nella prima parte del libro però la costante tensione è assicurata dai maniacali preparativi di accoglienza dell’amico “ritornato” e dai vigorosi monologhi del generale, magistralmente orchestrati da Márai per mantenere viva la curiosità del lettore, che contengono poi i temi centrali dello scritto: la presenza costante nella vita umana della memoria, al tempo stesso consolatrice e vessatrice, il ricordo del minimo dettaglio che riaffiora dopo anni e che si fossilizza nella mente come dato essenziale di un’esistenza intera, infine l’amore amicale che sopravvive anche al tradimento più atroce. Un romanzo malinconico e riflessivo che inserisce di diritto l’autore tra i migliori scrittori del Novecento mitteleuropeo.

Adelphi editore, 1998, 181 pagine, 10€

・❝Il migliore amico dell’orso❞ di Arto Paasilinna

Prima di addormentarsi, il pastore Huuskonen pensò vagamente che se Gesù fosse stato finalndese, camminare sulle acque non sarebbe stato poi tutto questo prodigio, almeno in inverno. Non era mica una questione di forza della fede, camminare sulle acque, ma di spessore del ghiaccio.

È possibile riflettere attraverso l’humour e il realismo ai limiti del grottesco e dell’improbabile? Sì, specialmente nei libri dello scrittore finlandese Arto Paasilinna. Maestro di questo genere, ha proposto negli anni diversi romanzi sul tema dell’assurdo, trattati con un’analisi umoristica spietata e accattivante che fa sorridere – e al tempo stesso riflettere – il lettore. Un modo tipicamente finlandese di vedere il mondo, dove natura, uomo e spiritualità sono costantemente legati tra loro, anche nelle situazioni più improbabili. Nel caso de Il migliore amico dell’orso ci troviamo in un paesino della campagna finlandese dove un pastore protestante, arrivato ai fatidici cinquant’anni, riceve in dono da parte dei suoi parrocchiani qualcosa di veramente bizzarro: un cucciolo di orso – che chiamerà Satanasso – nella speranza che quando questi cresca, lo divori in un sol boccone. L’arrivo dell’animale selvatico porta, ovviamente, un grande scompiglio nella vita del pastore Huuskonen, ma egli, fiducioso che questi col tempo possa davvero essergli d’aiuto, s’intestardisce a tenerlo con sé, costruendo appositamente, ad esempio, una tana ad hoc per il suo letargo invernale. Ma l’orso finisce per sconvolgere l’intera esistenza del coprotagonista umano, fino a farlo cacciare dal vescovo della diocesi. Inizierà così per i due un viaggio lungo gran parte dell’Europa nord-orientale, al tempo stesso fisico ed esistenziale. Paasilinna con Il migliore amico dell’orso propone una riflessione sull’inconsistenza delle nostre convinzioni più salde, che possono venire sbriciolate attraverso un’avvenimento bizzarro, ma plausibile. Ci aiuta a rimettere in discussione, attraverso l’esperienza del pastore, la nostra intera esistenza partendo dalle fondamenta, per scoprire poi che la soluzione del Tutto, tanto ricercata e agognata nel nostro pellegrinaggio quotidiano, è stata sempre sotto il nostro naso mentre noi non l’abbiamo mai notata, distratti come siamo da fugaci avvenimenti, privi di consistenza.

Iperborea editore, 2008, 311 pagine, 17€

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