Da ascoltare all’imbrunire: “The Fall” di Norah Jones

Un tè o una cioccolata calda, delle coperte morbide, un fuocherello poco più in là e, fuori, i fiocchi di neve che cadono: l’ambientazione perfetta per accompagnare l’ascolto del quarto album in studio di Norah Jones, The Fall. In realtà anche i primissimi album della cantante statunitense sono adatti a tale scopo, ma questo lavoro vi si presta perfettamente. Vediamolo insieme.

Nel 2009 la Jones decise di intraprendere una svolta all’interno della sua carriera discografica in forza dello scioglimento, avvenuto due anni prima, della Handsome Band, il gruppo che l’aveva supportata fino a quel momento, capitanato da Lee Alexander, fidanzato storico della cantante, che finì per mollarla anche nella vita privata. Norah non rimase troppo con le mani in mano e, cogliendo l’occasione al volo, scelse per il nuovo album la collaborazione del produttore e ingegnere del suono Jacquire King e una band tutta nuova. L’obiettivo fu sbarazzarsi da un lato della croce di cantautrice blockbuster capace di vendere 37 milioni di copie con soli tre album, dall’altro del sentimentalismo musicale e non che le aveva lasciato Alexander. Il risultato arrivò nei negozi di dischi a novembre, in perfetta sintonia con la stagione autunnale. 

A distanza di diversi anni le critiche che le furono mosse per quella che in molti definirono una rovinosa caduta, cogliendola principalmente dall’ambiguo titolo – che potrebbe significare anche “l’autunno” – sembrano quantomai vuote e inconsistenti: frutto di chi, come spesso accade, parla senza aver prima ascoltato con attenzione un prodotto musicale. In realtà The Fall è il tentativo, ponderato ed originale, di deviare un percorso artistico che, se fosse continuato sulle stesse corde dei primi successi, alla lunga avrebbe certamente perso di qualsiasi interesse. Tale cammino viene dirottato verso una ricerca maniaca del dettaglio: le sonorità sono minuziosamente studiate per essere adattate alla perfezione ai testi, attraverso sezioni sincopate, qua più lente e rilassanti (Light As a Feather), là più agitate e veloci (Even Though). Nuovi ritmi, dettati da una presenza maggiore di chitarra elettrica e batteria, che la voce della cantautrice aiuta a stemperare (It’s Gonna Be, Stuck) e contaminazioni retrò (Chasing Pirates, Tell Yer Mama) che configurano The Fall quasi come un ritorno in stile di un cantante di successo di qualche decennio prima. Non mancano però i legami col passato, ai quali la Jones non può e non vuole rinunciare: Back To Manhattan e December ne sono un esempio perfetto, dove il pianoforte ritorna con vigorosa prepotenza. A chiudere il cerchio una simpaticissima, quanto minimale nei suoni, Man Of The Hour dove Norah canta di preferire un cane come compagno di vita piuttosto che un uomo: 

It’s him or me, that’s what he said
But I can’t choose between a vegan and a pot head
So I chose you, because you’re sweet
And you give me lots of lovin’, and you eat meat.

The Fall è un disco che quasi naturalmente concilia gli elementi di successo dei primi dischi della cantautrice con soluzioni nuove, configurandosi come un prodotto maturo e consapevole, composto da canzoni che raccolgono e disperdono varie sonorità, così come fa il vento con le foglie appena cadute in autunno, e da altre più delicate, che fanno pensare alla neve che comincia a cadere in una fredda serata di dicembre. 

Norah Jones, The Fall (2009)
Blue Note Records

Tracklist
1. Chasing Pirates (Norah Jones) 2:40
2. Even Though (Norah Jones, Jesse Harris) 3:52
3. Light As a Feather (Norah Jones, Ryan Adams) 3:52
4. Young Blood (Norah Jones, Mike Martin) 3:38
5. I Wouldn’t Need You (Norah Jones) 3:30
6. Waiting (Norah Jones) 3:31
7. It’s Gonna Be (Norah Jones) 3:11
8. You’ve Ruined Me (Norah Jones) 2:45
9. Back To Manhattan (Norah Jones) 4:07
10. Stuck (Norah Jones, Will Sheff) 5:15
11. December (Norah Jones) 3:05
12. Tell Yer Mama (Norah Jones, Jesse Harris, Richard Julian) 3:25
13. Man Of The Hour (Norah Jones) 2:57

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