Massimo Mantellini, “Bassa risoluzione” (Recensione)

Amo la competenza. E amo gli scrittori che parlano di ciò che realmente conoscono. Uno di questi è Massimo Mantellini, uno dei maggiori esperti della rete Internet italiana, che con questo libro, recentemente pubblicato da Einaudi, porta all’attenzione dei lettori italiani un tema lungamente discusso, ma affrontato con un taglio originale: si parla infatti degli effetti che Internet e le nuove tecnologie hanno avuto sulla nostra vita e del nuovo modo di percepire il mondo che noi tutti inconsciamente abbiamo: una percezione a bassa risoluzione. 

Mantellini passa in rassegna, attraverso un percorso logico-sequenziale, le principali aree tematiche “vittime” di questa sgranatura. Ovviamente, il primo capitolo non poteva che essere dedicato al mondo delle immagini. Ma Mantellini lo tratta in maniera originale, senza banalizzare il contenuto e rendersi – come spesso accade in tanti scritti -prevedibile.

Le immagini di noi che pubblichiamo sui nostri profili in rete sono frammenti di un racconto. […] I selfie su Snapchat sono parte di un discorso sentimentale fra persone distanti che non esita a trasformarsi in ricordo, e che anzi vede nell’astrazione del ricordo un valore superiore rispetto a quello del documento.

Le immagini digitali di noi messe in rete, a prescindere dalla loro qualità fotografica, mostrano una frammentazione intrinseca propria del nostro fare a bassa risoluzione. E nel caso di Snapchat (ma si potrebbero ricordare anche i vari apparati delle Stories recentemente apparsi su Facebook, Instagram ecc.) le immagini non sono più tali ma il loro ricordo. Per quanto riguarda la percezione che noi oggi abbiamo della qualità fotografica, Mantellini ne parla chiaramente poco più avanti:

Il fotografo che è in me vorrebbe scattare foto bellissime, ma vorrebbe farlo senza saper nulla di tecnica fotografica. Si aspetta che la tecnologia faccia tutto per lui e questo, negli ultimi anni, in fondo è avvenuto.

Ecco allora che arrivano in nostro soccorso gli smartphone, dotati di apparati fotografici che ci promettono di scattare foto bellissime. La nostra prima reazione è che avendo da diversi anni la possibilità di scattare fotografie coi nostri cellulari stiamo progressivamente adattando i nostri sentimenti alle relazioni digitali. Le industrie di tecnologia lo hanno compreso da tempo e calcano la mano su questo aspetto: molte campagne pubblicitarie di smartphone puntano infatti a conquistare gli acquirenti mettendone in risalto l’elevata tecnologia fotografica. A conti fatti, la bassa risoluzione è quindi inconsciamente divenuta una scelta consapevole per noi tutti.

Mantellini poi, con vero colpo di genio, parlando di percezione delle immagini, paragona le immagini messe in rete con la percezione che noi abbiamo – imposta o meno – delle moderne cucine, ad esempio quelle prodotte dal colosso svedese Ikea. Esse nascono come tentativo (ben riuscito, visto il successo che hanno ottenuto nel tempo) di riprodurre visivamente il legno senza che esse siano realmente composte di tale materiale.

Ad avvalorare la tesi di una bassa risoluzione intenzionale e consapevole Mantellini ci pone di fronte all’equazione immagini a bassa risoluzione-strumenti ad alta elaborazione: è risaputo infatti che ormai chiunque (o quasi), prima di pubblicare una foto sui suoi profili online, la modifica attraverso l’aggiunta di filtri e altri meccanismi di manipolazione dell’immagine. Una prassi verso la diversificazione dell’immagine che, tutto sommato, restituisce nel mondo sommerso di Internet una quantità esagerata di foto che si assomigliano tutte tra loro. Ecco allora che, per contrastare dall’interno questa moda, è nato il “movimento” #nofilter, per divenire poi esso stesso una moda: un circolo vizioso dal quale chiunque irrimediabilmente ne esce sconfitto, in nome della bassa rivoluzione che rimane comunque onnipresente.

Al concetto di bassa risoluzione l’autore ne affianca altri due: il tutto e subito e l’idea di qualcosa. Un esempio: scaricare in pochi secondi un brano da iTunes, senza averlo fisicamente nelle proprie mani. Il tutto e subito spinge milioni di noi a scendere a compromessi pur di ottenere qualcosa: basti pensare a chi, pur di sopportare una risoluzione audio-visiva pessima, guarda illegalmente in streaming dei film ora nelle sale cinematografiche. Ecco allora che l’autore ci propone una prima esatta definizione del nostro essere a bassa risoluzione:

Potremmo ma non vogliamo […] ciò che abbiamo scelto di fare è spesso semplicemente trovare una confortevole postazione a metà del guado.

Mantellini passa poi a parlare di notizie in rapporto con questo fenomeno. L’editoria è stata, negli ultimi anni, letteralmente travolta dalla veloce diffusione di notizie su Internet e più o meno tutti hanno progressivamente abbandonato la carta stampata a favore della lettura delle notizie in rete. 

Siamo probabilmente più informati di prima, però lo siamo in maniera casuale, attraverso giochi di sponda che hanno ampie possibilità di adulterare il contenuto informativo, ben al di là della fisiologica parzialità connaturata all’industria editoriale.

Si potrebbe parlare delle cosiddette fake news, che nel mondo digitale hanno ritrovato purtroppo una nuova dimora nella quale proliferare. Il lettore digitale non ha molte pretese, e i giornali se ne sono ovviamente accorti. Ecco allora che finiscono per pubblicare nei loro siti internet notizie a bassa risoluzione ad hoc, che quasi sempre tradiscono lo statuto giornalistico in nome del sensazionalismo e del numero di like ottenuti: articoli su animali dolci, perverse analisi dell’orrore omicida e così via. A lettori a bassa risoluzione vengono proposte di conseguenza basse informazioni, in un contesto nel quale l’analfabetismo funzionale diviene certezza. Il progressivo abbandono della complessità testuale acuisce la svogliatezza dei lettori, che molto spesso si affidano alla sola lettura dei titoli o corrono in braccio alle bufale, dai contenuti succosi e appetibili. 

Così come le immagini in rete, anche le notizie diventano frammento e dubbio. Risulta quindi molto facile essere sostanzialmente disinformati. Alla bassa risoluzione dell’apparato notiziario si aggiunge poi la nuova comunicazione mediatica della politica, che si dipana sostanzialmente sui Social Network a larga diffusione, come Facebook e Twitter. Ne consegue quindi che i notiziari televisivi spesso raccolgono nella loro trasmissione contenuti del tutto inutili a citazioni varie di ciò che quel politico ha scritto sul suo profilo social.

Perfino il nostro quotidiano accesso a Internet è divenuto negli anni un processo a bassa risoluzione. Mantellini ci svela una grande verità: il passaggio dalla connessione dati fissa (ad esempio, l’Adsl) a quella mobile. Non è un mistero che da anni le compagnie telefoniche attive in Italia abbiano implementato mostruosamente la tecnologia della connessione mobile a scapito di quella fissa, con costi imponenti: basta guardare le “offerte” che quotidianamente ci propongono in ogni dove. Il cittadino italiano si ritrova nel 2018, a detta dell’autore, ad avere un grave divario di connessione:

Ai cittadini italiani servirebbero oggi molti più accessi veloci in rete fissa e solo in via accessoria i prestigiosi accessi su rete mobile di cui andiamo così fieri. Il risultato in termini di performance è che oggi una Adsl casalinga da 7 Mb/s offre velocità di download medie spesso al di sotto della metà della velocità massima dichiarata, mentre le prestazioni analoghe su terminali mobili sono ben maggiori, con ordini di grandezza di tre-cinque volte superiori. In pratica dove servirebbe ampiezza di banda non ce n’è, dove i suoi utilizzi possibili sono risibili e costosi – la connessione mobile – invece abbonda.

Ma il problema principale viene da noi consumatori: a noi sta bene così, vogliamo essere sempre connessi, anche a costo di pagare cifre assurde. Ancora una volta una scelta del genere si rivela a bassa risoluzione.

Anche la comunicazione interpersonale negli ultimi anni ha subito una svolta decisiva in tal senso. Se negli anni Novanta del secolo scorso i primi sentori ci sono stati con l’introduzione degli SMS oggi l’uso della semplice chiamata va scemando a favore dei suoi più svariati surrogati, come chat e messaggi audio che allontanano gli interlocutori e parcellizzano la comunicazione. La comunicazione televisiva ha subito poi un processo analogo: oggi si preferisce trovare su Internet un video di breve durata che ci riassuma per sommi capi un dato evento trasmesso dalle reti televisive piuttosto che goderselo nella sua versione integrale. Il fatto è che noi tutti, sopraffatti dalla grande massa di informazioni che costantemente ci travolge, non abbiamo più tempo di soffermarci sul singolo dato più del dovuto. Finisce così che molti seguono e si tengono aggiornati su ciò che interessa loro mediante il cosiddetto secondo screen: seguire, ad esempio, una partita di calcio consultando le bacheche dei nostri social network. Il tutto nel nome dell’informazione votata al riassunto, alla schematizzazione, spiegata da qualcun altro, inevitabilmente corredata da un suo commento personale.

Questi sono solo alcuni dei tanti temi trattati in Bassa risoluzione di Massimo Mantellini: un testo che finalmente si propone quale ragionamento critico che non assume né i toni enfatici dei sostenitori delle nuove tecnologie, né quelli propri dei loro detrattori. Si tratta di un testo che con lucida analisi ci propone i pro e i contro di una situazione diffusa che è divenuta il nostro nuovo sistema percettivo del mondo. Sta al lettore poi interpretarne i segni e sviluppare il discorso lanciato da Mantellini per far nascere ulteriori riflessioni. Senza banalizzare e proporre soluzioni semplicistiche, Bassa risoluzione si configura come uno dei contributi più interessanti sulla nostra epoca.

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Non conosco questo autore; dalla tua recensione mi sembra che valga la pena approfondire … complimenti per l’ottima recensione, ben scritta e chiara

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  2. se non ti dispiace, condivido sulla mia pagina FB

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