Le Frequenze di Tesla, “Numeri primi” (Recensione)

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È un’impresa a dir poco eroica e degna di nota essere originali nel panorama musicale contemporaneo, specialmente in Italia. Nel caso poi di una band emergente, molte volte per poter sfondare è obbligata a scendere a compromessi. Ma qualcuno ogni tanto ce la fa lo stesso: sono queste le avvisaglie che ci fanno ben sperare che il nostro orecchio non sia stato definitivamente ucciso dall’eccessivo inquinamento acustico che quotidianamente ci viene spacciato per musica. De gustibus, si potrà dire. E giustamente. Ma è pur vero che per creare della buona musica c’è bisogno – ad esempio – d’innata creatività e seria professionalità, che negli ultimi anni vengono sempre più spesso omesse a favore di un’irriducibile spinta verso il “nuovo”, con risultati al più delle volte drammatici e disastrosi.

Ma come dicevamo, qualcuno ogni tanto ce la fa, e segue un suo percorso tutto controcorrente. Recentemente, infatti, in quel di Bologna è nato un nuovo progetto musicale, Le Frequenze di Tesla, composto da tre musicisti con diversa esperienza alle spalle, che si propone di creare qualcosa di originale partendo dalla tradizione. Si tratta di un progetto per il quale recentemente è stato pubblicato il primo album di inediti, Numeri primi. Un lavoro, ci tengo a dirlo, scritto, suonato e prodotto autonomamente dai tre ragazzi. E non è poco.

Dunque un lavoro che è il primo tentativo di realizzare un prodotto legato al pop-rock internazionale (soprattutto quello brit) ma che non vuole rinunciare a dei testi calati nella realtà contemporanea e a delle sperimentazioni dal sapore eclettico.

Il disco si apre con Mattina ad Al-Raqqa, e non ci può essere inizio migliore per annunciare ciò che ci aspetterà dopo: ritmo, arrangiamenti curati ed un testo non banale. Il brano è il risultato di diverse contaminazioni musicali (nelle quali traspaiono i Belle & Sebastian), una su tutte quella dei Beatles. Il testo è una riflessione sulla quotidianità – non banalizzata e non politically correct – di un siriano immigrato in Germania per poter mantenere la sua famiglia. Segue incalzando La nuova hit, nella quale la band ci regala un ritmo che strizza l’occhio al brit rock, teso a sorreggere un testo coinvolgente che cita la famosa Non è Francesca di Lucio Battisti:

Qualcuno ha detto che non era Francesca
ma è stato già un bel po’ di tempo fa
Auto veloci corrono sulla pista
con la pistola alla tempia leggo l’ultima strofa
proprio come aveva detto il DJ

Come se fossimo su una pista da ballo, dopo un brano energetico come questo serve una piccola pausa per riprender fiato. Ecco allora che arriva in nostro aiuto Nel mio mondo, un brano melodico dai toni malinconici, con un testo introspettivo di una delicatezza che poche band possono vantare nel loro primo album di inediti. Segue I disegni fatti sulla sabbia nella quale il ritmo comincia pian piano a riaccendersi e il testo è più spensierato, mentre con Cervelli in fuga si ritorna a ballare con giusto ritmo e un testo che tratta in maniera intelligente dell’esodo dei ragazzi italiani all’estero. Si procede poi con Onirica che, come già suggerito dal titolo, ci trasporta in un’atmosfera sognante, sia a livello compositivo che testuale. Giovedì è una riflessione melodica sulla condizione dei ragazzi di oggi, più in ansia nel postare foto sui social che di informarsi di ciò che succede loro intorno:

Non ti importa della Merkel
dello spread o del TG
Farà bel tempo nel week-end?
Domani è giovedì

In Regista ritornano le contaminazioni del classic rock britannico, tra ritmi più marcati e passaggi più distesi, con una gradevole resa ritmica. Non vivo per amarti è un manifesto d’intenti nel quale si sottolinea l’indipendenza dall’amore a tutti i costi condita con fine sarcasmo sulla quotidianità della vita di coppia. Nemmeno a dirlo, il ritmo qui segue in maniera azzeccata, con tonalità sbarazzine e canzonatorie, ciò che viene proposto nel testo. Ci avviciniamo alla chiusura dell’album con Non mi cambierai mai, dal sound di respiro internazionale, con il ritmo della batteria che scandisce bene l’intero percorso vocale. La seconda parte è dominata da una contaminazione elettronica che suggerisce legami con le sperimentazioni sonore degli anni ’70. Solo un’ombra ci riporta verso i ritmi del decennio precedente, mentre la chiusura definitiva è affidata alla ripresa di Nel mio mondo, nella quale l’uso della strumentazione classica suggerisce contaminazioni con la prima produzione della band inglese The Verve.

Le Frequenze di Tesla propongono con Numeri primi un esatto compendio della loro esperienza musicale, tra un’orecchio rivolto ai grandi del classic rock (su tutti i Beatles ed il basso di McCartney) e l’altro ad un sound contemporaneo (Arctic Monkeys, Oasis). Anche se al primo ascolto non tutte le canzoni vi sembreranno così immediate, riascoltatele attentamente una ad una e scoprirete il potenziale di questa band emergente.

 

Le Frequenze di Tesla, Numeri primi (2018)
Le Frequenze di Tesla

Tracklist
1. Mattina ad Al-Raqqa (E. Fileccia) 3:28
2.
La nuova hit (M. Cincopan) 2:34
3.
Nel mio mondo (E. Fileccia) 4:40
4. I disegni fatti sulla sabbia (M. Cincopan) 2.34
5. Cervelli in fuga (E. Fileccia) 3:28
6. Onirica (M. Cincopan) 3:06
7. Giovedì (E. Fileccia) 4:24
8.
Regista (M. Cincopan) 3:16
9.
Non vivo per amarti (E. Fileccia) 3:19
10.
Non mi cambierai mai (E. Fileccia) 3:51
11.
Solo un’ombra (M. Cincopan) 2:49
12.
Nel mio mondo (ripresa) (E. Fileccia; arr. M. Cincopan) 00:53


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