Madeleine Bourdouxhe, “Marie aspetta Marie” (Recensione)

Grazie ad Adelphi editore l’Italia sta scoprendo in questi ultimi anni autori stranieri ingiustamente trascurati dell’editoria, per i quali i consensi sono quasi sempre obbligatori. Uno di questi è la scrittrice belga Madeleine Bourdouxhe, della quale la casa editrice ha già pubblicato nel 2005 La donna di Gilles e che quest’anno fa ritornare negli scaffali delle librerie italiane con un altro intenso romanzo, Marie aspetta Marie.

Si tratta di un piccolo romanzo sull’energia femminile e sull’ottimismo che la caratterizza. Protagonista è Marie, una donna di trent’anni sposata da sei con Jean, il tipico marito che non si lascia sfuggire qualche scappatella con altre donne, quando capita. L’incipit è affidato agli ultimi giorni di vacanza al mare dei due coniugi, durante i quali il lettore assiste al progressivo risveglio della protagonista dal torpore latente – e per certi versi inconscio – entro il quale era caduta una volta sposato Jean. La cosiddetta goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’incontro-epifania nel periodo balneare con un giovane aitante. Tanta vitalità folgora Marie, che comincia a comprendere che la vita è altro rispetto all’emotività asservita che ha maturato nei confronti del marito. Da qui comincia un piccolo ma inesorabile riscatto interiore, che le fa decidere di incontrare diverse volte il giovane e di farne il suo amante. Dal loro primo incontro la volontà di entrambi si manifesta esplicitamente agli occhi del lettore: istintiva – e allo stesso tempo ragionata – voglia di appagare un desiderio inamovibile, entro le mura di quello che viene definito dall’autrice il tempio degli amanti, loro rifugio sicuro: tutta l’umana e solenne poesia delle camere a ore.

A rendere ricco Marie aspetta Marie contribuiscono anche altre situazioni che, pur se narrate con uno stile semplice e scorrevole, danno corpo e piacevole consistenza all’intera struttura del romanzo: il rapporto difficile e per certi versi controverso tra Marie e sua sorella Claude, le viscide lusinghe ricevute dal corteggiatore di sempre e l’orizzonte nero allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Alcuni passaggi poi sono imbevuti di poeticità semplice e per certi versi esistenzialista. Rimane memorabile quello del rapporto tra Marie e il mondo degli oggetti che la circondano. Un microcosmo che, a detta della protagonista, sembra quasi che decida delle sorti della vita umana:

Marie è convinta che, qualunque sia l’ambito in cui un essere umano possa realizzarsi, la sua comprensione del mondo rimarrà sempre incompleta se tra le sue mani e le cose non esiste questa intesa, e che è proprio questa a determinare l’esito del gesto.

È forse questo uno dei momenti più alti dell’intero romanzo, notato al tempo anche da Simone De Bouvoir, amica dell’autrice, che vi prese spunto per una interessante riflessione tra il mondo femminile e quello degli oggetti nel suo Il secondo sesso (1949), come ci informa l’interessante nota di Faith Evans, posta alla fine del libro. 

La Bourdouxhe tratta dell’evanescenza del mondo e del riscatto femminili con uno stile anch’esso evanescente. I personaggi sono tratteggiati quasi fossero disegni preparatori – o meglio, degli acquerelli: contorni sfumati, informazioni sommarie ma decisive sulle loro caratteristiche fisiche. Ciò che importa all’autrice è dar voce al flusso mentale di Marie, che a più riprese viene colta mentre parla con sé stessa. Nel corso dell’intero romanzo infatti, la dimensione mentale prevarica delicatamente su quella prettamente fisica. 

Marie aspetta Marie, oltre ad attestarsi come indiscutibile ri-scoperta editoriale degna di nota, è un testo che oltre settant’anni dopo la sua prima pubblicazione dimostra una modernità disarmante nel trattare il tema della presa di coscienza di sé, secondo una logica declinata al femminile. Ma il percorso affrontato da Marie per ri-costruire la sua identità, spogliandosi progressivamente dell’illusione coniugale, può essere adattato alla vita di tutti noi. Il coraggio di lasciarsi andare all’intransigenza del desiderio è l’insegnamento ultimo che questo bel romanzo ci regala. Capire le possibilità che ci vengono date dalla vita non è semplice ma, come ci insegna la Bourdouxhe attraverso il personaggio di Marie, prima di tutto bisogna renderci permeabili agli accadimenti della vita per coglierne le avvisaglie di cambiamento che, nella maggior parte dei casi, sono quelle che ci smuovono sempre qualcosa nel profondo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...