#Behemothconsiglia di marzo: Stefan Zweig

Autore tra i più stimati del Novecento europeo, Stefan Zweig è certamente uno dei campioni indiscussi dell’analisi profonda e lucida – per certi versi quasi chirurgica – della psiche umana. Al pari di altri grandi autori mitteleuropei degli stessi anni – come Sándor Márai – seppe coniugare senza difficoltà la nuova passione per la psicanalisi ad uno stile letterario tutto particolare, poi spazzato via con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale. Toccato nel profondo dal fare letterario dello scrittore austriaco, ho deciso di dedicargli un’edizione a sé di #Behemothconsiglia, per condividere con voi le mie riflessioni a riguardo. Ho pertanto scelto tre suoi titoli incentrati sul dispiegarsi della violenza del desiderio, sul controllo irrazionale che stabilisce sulla mente umana, secondo declinazioni diverse, che Zweig riesce a restituire con calzante perfezione.

b373a0602b533396b79f7b237e01d29a_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy● Bruciante segreto, 1911
Bruciante segreto è una tra le migliori prove di Zweig nel filone del racconto breve, nel quale s’inserisce non senza provocare qualche scandalo, dati gli argomenti trattati. I veri protagonisti sono i sentimenti: in particolare, quelli del giovane Edgar, travolto dalla scoperta traumatica e perturbante dell’Eros che vede per la prima volta quasi attraverso uno specchio, osservando gli inspiegabili atteggiamenti di sua madre di fronte alle viscide seduzioni del Barone: un giovane spregiudicato che non esita a fare del dodicenne la sua arma per entrare nelle grazie di sua madre. Il racconto si dipana tra lo svilupparsi e l’avvilupparsi dei sentimenti di Edgar che, alle prese con la scoperta della sessualità del mondo adulto, non sa come reagire e come comportarsi. Segue quindi lo sfogo incontrollato delle emozioni più forti e viscerali, secondo un agire tipico dell’età infantile, che l’autore restituisce con fare magistrale, col quale riesce a far immedesimare senza difficoltà il lettore nelle vicissitudini del fanciullo. Non manca tuttavia una certa caratterizzazione psicologica degli altri personaggi, cioè la madre ed il Barone. Ma entrambi si muovono in forza di Edgar e delle sue passioni, alle quali è dato un posto di rilievo. A far da cornice all’intera vicenda è un ambiente di villeggiatura, il Semmering, che proietta il tutto entro i toni fin-de-siècle. In conclusione, in Bruciante segreto sono presenti tutti – o quasi – gli ingredienti di cui Zweig si servirà anche successivamente per scrivere alcune delle pagine più belle della sua produzione più vicina alla psicanalisi. Nel 1911, già consapevole della potenza di una tale materia adattata al fare letterario, dà alle stampe questo racconto breve che ancora oggi, dopo più di un secolo dalla sua pubblicazione, riesce a travolgere il lettore.

La rabbia, l’insofferenza, l’irritazione, la curiosità, l’impotenza e il tradimento degli ultimi giorni, che aveva represso nella sua lotta infantile, nella sua presunzione di essere ormai adulto, a quel punto gli dilaniarono il letto e divennero lacrime. Era l’ultimo pianto della sua infanzia, l’ultimo pianto senza freno, per l’ultima volta si abbandonava alla femminea voluttà delle lacrime. In quel momento di indicibile rabbia scaricò nelle lacrime tutto ciò che aveva dentro: fiducia, amore, credulità, rispetto – l’intera sua infanzia.

9788836813452_0_0_818_75Ventiquattro ore nella vita di una donna, 1927
A distanza di diversi anni dal precedente volume, Stefan Zweig pubblica un altro racconto breve nel quale si percepisce che il suo stile, ormai giunto a piena maturazione, è capace di manipolare a proprio piacimento trame e situazioni anche banali, come quella sfruttata per scrivere Ventiquattro ore nella vita di una donna dove riesce a cavar fuori con stile sopraffino quel sentimento sotterraneo e potente che stravolge la vita umana: l’Eros. Ancora una volta quindi protagonista indiscusso di un romanzo breve dell’autore, qui è tracciato seguendo il racconto che l’anziana donna narratrice fa di un episodio vissuto da lei in prima persona anni prima, ricordatole da un analogo fatto più recente nel quale una donna di mezz’età viene travolta dalla passione per un giovane uomo spiantato, al punto da commettere follie. Si tratta quindi del racconto della riscoperta di un Eros viscerale e mai sopito del tutto, capace da un lato di turbare nel profondo un’esistenza intera all’insegna della pudicizia e della morigeratezza, e dall’altro di chiudere gli occhi di fronte alla realtà dei fatti: la donna protagonista infatti, pur comprendendo razionalmente il pericolo di una possibile relazione con un ragazzo affetto dalla dipendenza da gioco d’azzardo, viene soggiogata dalla sua bellezza, restando abbacinata di fronte alla vitalità delle mani del giovane. Zweig ce le restituisce attraverso minuziose descrizioni, che ricordano il tormento di quelle dei protagonisti nei dipinti di Oskar Kokoschka. Ma anche l’amore materno della protagonista, che fa di tutto per redimere il giovane giocatore d’azzardo, non può nulla di fronte all’inesorabilità della dipendenza. Ed è così che il crudo ritorno nella realtà sconvolge la donna, già pronta ad abbandonare senza esitazioni la sua vita di sempre. Successivamente un tale incidente di percorso viene sfruttato dalla donna per cercare di comprendere sé stessa e i motivi che l’hanno indotta a compiere determinate azioni. Ed è proprio grazie a quest’intima riflessione che  la donna non nega o allontana il suo passato, ma anzi lo accetta in pieno, tanto che, in conclusione del racconto, dirà: “invecchiare non significa altro che non avere più paura del proprio passato”. Zweig manifesta tutto il proprio ingegno in questo libro soprattutto attraverso due caratteristiche peculiari: la prima, è l’ininterrotto uso del monologo, scelta stilistica che ricorda – in questo caso più che mai – Le braci di Márai; la seconda è inserire un racconto del genere entro una cornice esterna nella quale fa capolino una figura – qui l’interlocutore dell’anziana signora – che palesemente parla come alter ego dell’autore stesso. Ciò gli permette in apertura d’inserire una frase che si pone come manifesto della sua intera produzione letteraria:

Io, da privato cittadino, non vedo perché dovrei assumere per mia volontà il ruolo del pubblico ministero: preferisco essere il difensore. Personalmente, mi fa più piacere comprendere gli esseri umani che giudicarli.

88118107609788811810766-300x491● Sovvertimento dei sensi, 1927
Pubblicato assieme al romanzo appena descritto, 
Sovvertimento dei sensi è quello che più mi ha colpito tra i libri che ho letto finora di Zweig. In esso viene narrata la storia di Roland, un giovane sbandato che viene mandato dal padre a studiare in un’assopita città di provincia. Qui ha modo d’incontrare un professore, per il quale sviluppa sin da subito una particolare predilezione. Cavalcando innocentemente l’amore per la conoscenza, arriva in breve tempo a infatuarsi del docente, non insensibile alle attenzioni del ragazzo. Tra i due nasce presto un sentimento particolare, giocato tra intimità e amicizia, minato dagl’improvvisi cambi d’umore dell’uomo, che lasciano il ragazzo spesso interdetto. Ed è proprio questo sovvertimento dei sentimenti, via via sempre più frequente, che fa nascere in Roland un profondo travaglio interiore, che lo spinge ben presto a cercare una risoluzione. Ne consegue, verso la conclusione, la confessione struggente del professore, così combattuto tra passione carnale e moralità. Sovvertimento dei sensi racchiude in sé il meglio della produzione precedente di Zweig: da un lato ritroviamo i lunghi brani di confusione del giovane protagonista, che ricordano Bruciante segreto, e dall’altro troviamo un’introspezione psicologica senza precedenti che, come in Ventiquattro ore nella vita di una donna, rinuncia alla perfetta adesione alle teorie psicanalitiche per rinascere nel genio letterario. Allo stesso tempo, come nel caso del libro appena citato, anche qui è presente la doppia cornice narrativa: la storia vera e propria è narrata dal vecchio Roland mentre rilegge la sua autobiografia “ufficiale”, nella quale l’episodio col professore è taciuto. Attraverso questo meccanismo letterario – un vero e proprio marchio di fabbrica di Zweig – i sentimenti, i pensieri ed i travagli di Roland divengono sfumati ed incerti, così come lo sono i meccanismi della mente umana, che tende sempre a celare agli altri alcuni segreti. Non è un caso che lo stesso Sigmund Freud, assiduo lettore di Stefan Zweig, rimase felicemente meravigliato di questo piccolo romanzo, tanto da definirlo un “testo fondamentale per capire l’animo umano. Ancora una volta poi, la cornice esterna della struttura narrativa è occasione per Zweig di manifestarsi all’interno della storia. Questa volta lo fa in maniera ancor più palese, parlando di sé stesso e del suo mestiere, in special modo della sua attività di biografo di personaggi storici:

Per tutta la vita ho descritto ritratti umani; ho fatto rivivere figure di uomini dai secoli passati, e proprio a lui che m’è più vicino, a lui non ho pensato mai: voglio dunque, come ai giorni di Omero, dar da bere del mio sangue all’amata ombra, perché mi parli e mi stia vicino, a me vecchio, lui da lungo tempo scomparso. Voglio affiancare un foglio segreto a quelli manifesti, una confessione del sentimento al libro dotto, e narrare a me stesso, per amore di lui, la verità della mia gioventù. 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. benny ha detto:

    Prima di tutto, complimenti per l’articolo: hai catturato in pieno lo spirito di Zweig. Io l’ho scoperto dopo aver visto Gran Hotel Budapest e sono rimasta affascinata: dalla sua abilità nel descrivere momenti fatali; dalla capacità di scavare nella psiche umana; da descrizioni come quella delle mani in Ventiquattro ore.. . Sovvertimento dei sensi non l’ho ancora letto: lo metto in wishlist.

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