Da ascoltare all’imbrunire: “Un pettirosso da combattimento” di Loredana Bertè

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Il panorama musicale italiano si contraddistingue da qualche decennio a questa parte per l’irriducibile presenza di cantanti e presunti tali che ammorbano le radio con canzonette in versi cuore-amore. Non si tratta di una novità ed è per certi versi scontato  che l’ascoltatore medio preferisca una cantante nostrana che, a dispetto della bella voce, continua a pubblicare singoli e interi dischi di inediti tutti, ma veramente tutti uguali tra loro (pensateci un po’ su, vedrete che non sarà difficile capire chi è…). Ed ecco spiegato il motivo per cui quei cantanti ed interpreti che danno voce alle loro emozioni con fare genuino, attraverso esibizioni vissute sulla loro pelle, debbano ingiustamente venire accantonati a favore di cantanti che durano quanto un chewing-gum in bocca. Essere veri, con tutto ciò che ne comporta, quasi mai ripaga nel mondo dello spettacolo. E una come Loredana Bertè lo sa bene. 

A più riprese ostacolata nei suoi progetti riesce nel 1997, con inimitabile tenacia, a regalare al suo pubblico uno dei dischi migliori della sua carriera: Un pettirosso da combattimento. Un progetto complesso, partorito in un clima che dire ostruzionista è poco e che ha trovato vera giustizia solo di recente.

Il tutto cominciò nel 1996 quando Loredana si affidò a Renato Zero, suo storico amico, per la produzione del nuovo album. Quest’ultimo, durante la prima fase di registrazione dei pezzi, propose alla cantante un taglio più commerciale, ostacolando i piani della Bertè, che nel frattempo aveva già optato per un lavoro decisamente rock. Ne nasce una contesa legale, che i media non tardarono a enfatizzare. Loredana affidò quindi a Mauro Paoluzzi la produzione artistica dell’album e riuscì a partecipare al Festival di Sanremo del 1997 con un pezzo scritto di proprio pugno: Luna.

Vera voce fuori dal coro nella kermesse del Festival di quell’anno, Loredana si presentò quasi tutte le serate in gara vestita di completi di pelle nera, e con un volto visibilmente segnato dalle recenti batoste che la vita le aveva inflitto: prima, il girone infernale con l’ex marito, campione mondiale di tennis, Björn Borg, e poi la scomparsa della sorella, Mia Martini, nel 1995. E proprio a quest’ultima dedica l’intenso dolore di cui è intrisa Luna, un pezzo blues rock struggente, dove la Bertè chiede ripetutamente alla luna dov’è finita sua sorella in quella notte senza fortuna e, non ultimo, dov’è finito Dio, che ha permesso la sua dipartita.

Nemmeno a dirlo, un pezzo così intenso fu poco capito all’interno del contenitore televisivo dedicato alla musica italiana: arrivò ultimo nella classifica finale, ma il riscatto per la Bertè era già pronto, dietro l’angolo. Al Festivalbar dello stesso anno infatti presentò La pelle dell’orso, ideale continuazione di Mi manchi del 1993, dedicata all’ex marito. Se infatti in quest’ultima era la mancanza a generare dolore, in La pelle dell’orso la Bertè dimostra una cinica lucidità nell’andare avanti. Il titolo poi, piuttosto curioso, si riferisce al cognome del tennista: Borg, infatti, in svedese significa “orso”. 

Alla contesa legale con Renato Zero è esplicitamente riferita Condominio n. 10, coinvolgente brano rock, tra i più arrabbiati dell’intero disco, nel quale la Bertè offre uno spaccato della sua vita, vissuta tra problemi economici, litigi con le banche e con l’amministratore del condominio nel quale abita. Insomma, nessuno viene trascurato dalla coinvolgente rabbia della cantante: 

La direzione della banca dice non la faccio franca
Lo manda a dire il direttore con un fax a colazione
E così sono due anni dice faccio solo danni
Che mi trovo sempre a corto e che mi dà un codice rosso
Tutta colpa di uno “Zero” è se ancora non lavoro
Ma non gliene frega niente, niente che è incazzato nero

Segue Treno speciale, forse uno dei momenti più alti sia per qualità interpretativa che per bellezza del testo, nel quale Loredana affronta la questione della disuguaglianza sociale, spesso acuita da gente che per difendere i propri interessi cerca di affossare i suoi simili, generando una vera e propria guerra tra poveri

E se mi guardo intorno non vedo che catene
quelle che portiamo al collo, senza nessuna distinzione
buoni e cattivi, tutti quanti, tutti in punizione
a farci ricordare la vita che è imparziale

In L’esodo la Bertè lascia momentaneamente carta e penna per cantare un pezzo composto da Mariella Nava, ottenendo un risultato davvero gradevole, sia a livello strumentale, che d’interpretazione. Il testo ancora una volta rientra perfettamente nelle corde del repertorio bertiano, riferendosi sull’immobilismo che quasi sempre costringe le vite umane in questa nostra epoca: 

Questa è la farsa che chiami “Storia”
questo è il presente, presente di peggiore memoria
di calcinacci, di pezzi di vetro
di corpi nudi con una mano avanti
e l’altra dietro

Segue Rap di fine secolo, un brano-manifesto di denuncia totale, per il quale la cantante verrà trascinata ancora una volta in una contesa legale nel 2003, provocando il ritiro dal commercio del disco e l’uscita di due nuove versioni: la prima, senza di esso e più avanti una seconda, con include al suo posto Pomeriggi. Nel brano oggetto di tanto scandalo Loredana non le manda a dire a nessuno: passando dai governi e la televisione, per arrivare alla Chiesa e alla massoneria, chiunque è preso in causa. Pomeriggi è invece una presa di coscienza consapevole delle perdite subite di recente e che funge da ideale introduzione a tutte le tematiche presenti negli altri brani del disco. Non a caso, nella quarta ed ultima ristampa di Un pettirosso da combattimento, uscita nel 2012, che contiene tutte le tracce via via scartate, Pomeriggi farà da apripista a tutto il resto del disco.

Ritornando alla scaletta, si arriva a Padre padrone, un travolgente brano interamente dedicato alla rabbia verso il padre, da sempre descritto dalla Bertè come un uomo estremamente violento tra le mura domestiche. I toni diventano più intimi e intrisi di straziante dolore con Zona venerdì, altro brano dedicato alla prematura scomparsa della sorella Mia, avvenuta il 12 maggio 1995, un venerdì appunto:

Come è bella la vita seduta lì
una sera stonata di venerdì.
E come è bella la vita
una sera di maggio che stringe il cuore,
che impedisce il passaggio anche al dolore.

Le capacità cantautoriali della Bertè qui si fanno indiscutibilmente sentire, tanto che uno che di cantautorato se ne intendeva, Fabrizio De André, alla richiesta della Bertè di chiamare il disco come un verso della sua La domenica delle salme, acconsentì senza esitazioni e addirittura affermò che lei era l’unica cantautrice italiana degna di nota in quel momento. Un’affermazione riconfermata anche dalla traccia successiva, Cuore in stallo, brano tra melodie e graffianti riff di chitarre elettriche sull’incessante malafede dell’uomo:

Ma è l’ignoranza che si tramanda
nel tempo stesso antico di una danza. 
Uomini duri che come muli
non fanno un passo senza scongiuri

Arrivando alla conclusione dell’album troviamo Padre davvero, cover del primissimo singolo di Mia Martini, resa con un’interpretazione feroce più che mai, che dà ancor più significato ad un brano passato alla storia per la sua modernità. Chiude il tutto l’enigmatica Buon compleanno papà, dedicata al tema dell’eutanasia.

Un pettirosso da combattimento è l’emblema del rock italiano per eccellenza: dalle musiche ai testi – frutti del vissuto personale dell’artista – è un lavoro che si configura ancora oggi, dopo più di vent’anni dalla primissima pubblicazione, come un disco imprescindibile per comprendere il panorama rock italiano e la carriera di una delle artiste italiane più coraggiose di sempre. Se non ci fosse stata una Loredana Bertè nel panorama musicale italiano, sono sicuro che non sarebbe stato lo stesso, per nessuno.

Tracklist*
1. Pomeriggi (Leon, Bertè) 3:49
2. La pelle dell’orso (Paoluzzi, Bertè) 4:59
3. Condominio n. 10 (Leon, Bertè) 4:10
4. Luna (Piccoli, Bertè) 4:16
5. Treno speciale (Deodato, Bertè) 4:18
6. L’esodo (Nava) 4:04
7. Rap di fine secolo (Rustici, Costa, Bertè) 4:37
8. Padre padrone (Rustici, Bertè) 4:20
9. Zona venerdì (Leon, Bertè) 5:22
10. Cuore in stallo (Barletta, Leon, Bertè) 3:31
11. Padre davvero (De Sanctis, Pintucci) 3:02
12. Buon compleanno papà (Bertè) 1:06 

* si fa riferimento a quella dell’ultima versione uscita del disco, del 2012.

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