Riscoprire i classici: “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni

Qualche tempo fa vi avevo parlato riguardo uno dei miei propositi di lettura più ambiziosi di quest’anno, quello riguardo la rilettura dei classici imposti a scuola. E per qualche mese mi sono adoperato a riguardo, recuperando il testo che forse più di tutti ho capito di meno nel corso della mia carriera scolastica ed universitaria: I promessi sposi di Alessandro Manzoni. L’insofferenza che ho maturato negli anni nei suoi confronti era dovuta essenzialmente al poco tempo che avevo a disposizione per poterlo leggere e, soprattutto, per capirlo a fondo: una colpa che può essere associata ai programmi scolastici, che non tengono conto di certi fattori. Sono però convinto che i libri non vanno solo letti, ma anche ragionati e meditati a lungo, e credo che una lettura “forzata” e sbrigativa può solo nuocere a chi li legge. Questo è stato il mio caso e, forse quello di tanti altri. In quest’articolo non mi dilungherò tanto sull’analisi del testo che è forse uno dei più famosi e conosciuti della letteratura italiana. Vorrei quindi potervi raccontare come ho potuto finalmente apprezzare un classico intramontabile che fino a qualche tempo fa avrei sicuramente rifiutato di leggere.

Con spirito combattivo, ho attuato una vera e propria strategia di lettura mirata alla riscoperta positiva di questo classico. Partendo dall’idea di affrontare I promessi sposi attraverso una prospettiva diversa da quella scolastica, ho consultato l’interminabile offerta delle case editrici che negli anni hanno proposto differenti versioni del celebre testo del Manzoni. Ne cercavo una in particolare, capace di affiancare elementi nuovi e stimolanti alla semplice lettura del testo. Tra le varie possibilità, sono rimasto affascinato dall’edizione illustrata recentemente ripubblicata da Rizzoli nella sua collana Bur Deluxe: un’edizione davvero speciale, che arricchisce I promessi sposi con le illustrazioni originali di Francesco Gonin ed una preziosa introduzione di Guido Bezzola. Non è poco: grazie a questa operazione messa in piedi dalla Rizzoli, si è reso possibile restituire ai lettori d’oggi un oggetto-libro, realizzato con carta di qualità, quanto più fedele alla primissima edizione della versione definitiva del celebre romanzo, comunemente definita quarantana, che prevedeva uno squisito racconto per immagini inframezzato allo scritto del Manzoni, curato per l’appunto dall’artista piemontese Gonin. Come un bambino entusiasta che si accinge a leggere una fiaba dei fratelli Grimm, mi sono lanciato con molte aspettative lungo questa lettura.

Illustrazioni e incisioni, però, non possono mascherare del tutto un testo: infatti il timore di non comprendere fino in fondo l’opera del Manzoni era sempre dietro l’angolo. Confesso che momenti di sconforto nel corso della lettura non sono mancati. Fortunatamente il saggio introduttivo di Bezzola assolve bene al compito di porre I promessi sposi sotto una luce diversa, adattandoli alle esigenze del lettore contemporaneo, senza snaturarne il messaggio ed i molteplici significati. In egual modo anche le note che corredano il testo, tracciano un profilo quanto più dettagliato ed esaustivo possibile circa uno dei classici fondamentali della letteratura italiana. Questo discorso vale in particolare per tutte quelle digressioni di carattere storico (le sommosse del pane a Milano e il dilagare della peste, ad esempio) che possono facilmente risultare pesanti da leggere. Le note al testo aiutano a contestualizzare e a comprendere il perché Manzoni abbia scelto di descrivere tali situazioni. Oltre a tutto ciò, ero consapevole sin dalla prima pagina che avrei avuto a che fare con un romanzo che racchiude dentro di sé tantissime altre cornici narrative e storiche. Davanti a una tale impalcatura narrativa è stato necessario concedermi più tempo per affrontare la lettura del romanzo. Ad ogni capitolo ho dato sempre un giudizio personale, e tra l’uno e l’altro ho sempre cercato di interporre del tempo, per ragionare su ciò che era successo nelle pagine già lette, così da tentare di scavare quanto più possibile nel profondo di un’opera, come tutti sappiamo, di vasta portata culturale.

Veniamo però al dunque: cosa ho veramente apprezzato di questo romanzo? Ciò che mi ha colpito di più, in linea generale, è l’abilità affabulatoria del Manzoni nel costruire un racconto storico originale, spacciandosi per “semplice” traduttore di un manoscritto anonimo del XVII secolo, così da inserire di volta in volta digressioni più o meno lunghe  che permettono al lettore da un lato di entrare in contatto col guazzabuglio del cuore umano, dall’altro di conoscere in maniera approfondita la biografia di alcuni personaggi cruciali della narrazione. È proprio tra le pagine dedicate alle digressioni biografiche riservate ad essi che ho trovato forse uno dei passaggi che ho maggiormente apprezzato: la storia di Geltrude. Nel suo primo incontro col giovine, scellerato di professione Egidio è racchiuso uno dei momenti di più alta tensione letteraria che il Manzoni ci ha regalato:

Costui, da una sua finestrina che dominava un corsaletto di quel quartiere, avendo veduta Geltrude qualche volta passare o girandolar lì, per ozio, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall’empietà dell’impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso.
La sventurata rispose.

Come fa ben notare Bezzola nelle note, le ultime tre parole di questo passo, «la sventurata rispose», nell’ultima stesura del romanzo riassumono tutta una serie di malefatte alle quali Geltrude partecipò dopo aver conosciuto Egidio. Ecco il potere evocativo e reticente della prosa manzoniana, che qui raggiunge vertici inimmaginabili. Egli sembra quasi chiedere al lettore di instaurare una collaborazione: quest’ultimo saprà comprendere, personalmente ed attraverso la sua immaginazione, ciò di cui la Signora seppe macchiarsi. Attratto dalla sua figura oscura e ribelle, non ho potuto evitare di apprezzare anche il passaggio che l’autore le dedica nel penultimo capitolo del romanzo, nel quale si scopre che ella, sospettata di aver commesso tanti e gravi delitti, dopo un iniziale

Infuriare e dibattersi, s’era ravveduta, s’era accusata; e che la sua vita attuale era supplizio volontario tale, che nessuno, a meno di non togliergliela, ne avrebbe potuto trovare un più severo.

Un’altro aspetto attraverso il quale ho potuto apprezzare appieno I promessi sposi è il proto-verismo insito nello stile manzoniano, che permette di avvicinare la storia alla realtà quotidiana in situazioni che altrimenti risulterebbero stucchevolmente romantiche. Tutto ciò è ben esplicato dall’affermazione di Renzo che, nel bel mezzo del famoso passaggio dello scioglimento del voto di Lucia all’interno del Lazzaretto, attenua l’enfasi e riporta coi “piedi per terra” la situazione:

«Se avete bisogno di danari, ho qui tutti quelli che m’avete dati, e…»

Ciò spiega bene anche il personaggio stesso del promesso sposo, ben più attaccato alla realtà e alle questioni pratiche di quanto lo è Lucia, che a mio avviso in alcuni passaggi risulta forse fin troppo idealizzata. 

In conclusione, posso affermare senza ombra di dubbio che non è impossibile poter rileggere con piacere uno dei classici imposti dalla scuola. Tra i vari accorgimenti per intraprendere una lettura del genere, consiglio di optare per una soluzione che la renda accattivante ed originale: il corredo delle illustrazioni, come in questo caso, può rivelarsi molto utile. Certamente però, prima di cominciare un’avventura del genere, bisogna avere una certa predisposizione d’animo a mettere in discussione sé stessi ed i propri gusti di lettura. La presenza inoltre di buone note critiche al testo favorisce l’approfondimento della sola lettura.
Se volete intraprendere un cammino simile al mio, volto alla riscoperta dei classici “scolastici”, queste sono solo alcune delle soluzioni possibili per poterlo rendere quanto più agevole ed entusiasmante. Nessun libro, per quanto odiato per colpa di fattori esterni ad esso, merita di essere costantemente escluso tra le nostre prossime letture. Sta a noi capire quand’è il momento giusto per ri-scoprirlo.

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Erica ha detto:

    Anch’io ho letto i Promessi Sposi per conto mio. Non ho mai apprezzato il modo sbrigativo del mio liceo di affrontare un’opera di questo calibro, anche la Divina Commedia è stata trattata velocemente, perché ovviamente non c’era il tempo materiale per poterla analizzare nella sua interezza. Ed anch’io ho acquistato un’edizione illustrata del romanzo manzoniano, edizione che ho trovato non solo corredata di incisioni, fotografie, ma anche
    di un’importante introduzione sulla vita del Manzoni, la corrente letteraria del romanticismo, è veramente curato in ogni particolare.

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    1. Behemoth ha detto:

      Condivido in pieno, d’altronde da quanto ho capito entrambi abbiamo avuto lo stesso sfortunato approccio coi classici per “colpa” dell’approccio sbrigativo dei programmi scolastici.

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      1. Erica ha detto:

        Ho avuto modo di affrontare il discorso anche con altre persone che hanno frequentato degli istituti tecnici e mi hanno confermato che anche da loro, l’approccio sbrigativo ai classici è stato ampiamente adottato. Sono arrivata a concludere che una simile impostazione didattica sia largamente subita dagli allievi. Penso che con l’idea di voler toccare la maggior parte dei temi, durante l’anno scolastico, non faccia sì da affrontarli in modo qualitativo. Il troppo talvolta è sinonimo di sciatto.

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