#Behemothconsiglia di Ferragosto: Han Kang, “La vegetariana”

Il fascino per quel qualcosa che non rientri nel sistema mentale preconfezionato “all’occidentale” rapisce da sempre noi lettori europei (e non solo). Il mondo dell’Estremo Oriente – così come la sua letteratura – col suo essere fuggevole, imprevedibile ed intriso di spiritualità, ci si propone come fuga dal mondo conosciuto. Tra le proposte letterarie più recenti provenienti da quel mondo, La vegetariana di Han Kang è forse uno dei migliori esempi di tutto ciò.

Suddiviso in tre parti, ognuna delle quali affidata al punto di vista di un personaggio diverso, il romanzo racconta di Yeong-hye, donna sbiadita e priva di attrattive, che un giorno smette di mangiare qualsiasi tipo di carne o alimento di origine animale. Tale scelta è solo il primo passo verso la volontà della donna di vivere una vita nuova, scaturita da un sogno, allontanandosi sempre più dalla realtà. Il racconto del malessere, più esistenziale che psicologico, vede la scrittrice sudcoreana impegnata a delineare minuziosamente le caratteristiche dei personaggi-tipo che ruotano attorno alla “vegetariana”. Quest’ultima, lungo tutto il romanzo, rimane una figura-ombra fluttuante, filtrata attraverso i loro occhi: il marito, uomo senza pretese, contento della propria vita discreta, misurata col righello del “socialmente accettabile”; il cognato, artista che frena i propri impulsi viscerali incanalandoli in una presunta ispirazione artistica; la sorella maggiore, che rifugge la realtà dei fatti dietro la maschera della rispettabilità e dell’efficienza economica. Questi adoperano su di lei vari livelli di violenza – sia fisica che psicologica – generata sostanzialmente dall’incomprensione. In quanto perfetti prodotti sociali, cercano costantemente di farla ritornare entro il recinto delle rigide norme sociali.

Sin dalle prime pagine si capisce che Yeong-hye non può essere aiutata perché non viene compresa da chi le sta accanto. La sua decisione di fuggire dal mondo animale, dalla prassi omicida che sta alla base della sua alimentazione, è qualcosa di così lontano ed incomprensibile rispetto agli schemi sociali dei suoi parenti che la donna non può far altro che morire. Ma la morte stessa non è poi così terribile, se la s’intende come ultimo atto di ribellione verso le imposizioni della cultura e della società umana: rinunciare al cibo per purificarsi dalla crudeltà umana. Ciò che importa è che Yeong-hye ha scelto autonomamente cosa come essere, senza alcuna imposizione, finalmente libera. E se anche tale libertà esige un caro prezzo – morire – ciò non la spaventa, perché ha trovato sé stessa.

La vegetariana lascia al lettore un gravoso compito: interpretare, andare oltre il semplice scritto, scavare tra le righe per trovare un proprio e soggettivo significato della narrazione. Un compito difficile, quasi impossibile, ma che ci regala un importante insegnamento: quali esseri imperfetti ci è impossibile capire molte cose. Il segreto è accettarle così come sono, farle nostre, provare ad interiorizzarle, abbandonando i nostri schemi mentali. Forse solo così riusciremo a raggiungere ulteriori dimensioni di comprensione di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! A proposito di libri orientali, hai mai letto qualcosa di Banana Yoshimoto?

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    1. Behemoth ha detto:

      Non ancora! Cosa mi consigli per iniziare a conoscerla?

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      1. wwayne ha detto:

        Honeymoon è senza dubbio un libro meraviglioso. A proposito di grandi scrittrici, anche questo è un romanzo indimenticabile: https://wwayne.wordpress.com/2014/08/23/la-nostra-ultima-estate/. Lo conoscevi già?

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      2. Behemoth ha detto:

        Me lo avevi già consigliato

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      3. wwayne ha detto:

        Ops, scusa per la gaffe! 🙂 Grazie per la risposta, e buon Ferragosto! 🙂

        Piace a 1 persona

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