Hozier, “Wasteland, Baby!” (Recensione)

Il 2014 segnò l’anno della svolta per il cantautore irlandese Andrew Hozier-Byrne, conosciuto dal grande pubblico semplicemente come Hozier. Take me to church, il singolo che chiunque di sicuro avrà ascoltato almeno una volta, ricevette una nomination come “canzone dell’anno” dei Grammy dell’anno successivo, mentre altri prestigiosi riconoscimenti di lì a poco arrivarono per una delle voci più emozionanti della nuova generazione di cantautori internazionali. Gli assidui frequentatori delle piattaforme streaming non avranno di certo dimenticato Hozier perché dal 2016 e soprattutto nel corso del 2018 ha continuato a pubblicare, di volta in volta, alcuni brani che si sono rivelati delle vere e  proprie chicche, ora confluiti nel suo nuovo album di inediti, intitolato Wasteland, Baby!.

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Si tratta di un album ragionato e corposo, maturato nel corso del tour che l’ha visto far tappa in quasi tutto il mondo: una tracklist di ben 14 tracce per un totale d’ascolto che sfiora all’incirca un’ora. Già nell’ascolto dei primi brani si capisce quanto il successo mondiale non abbia avuto – fortunatamente! – grande impatto nello stile di Hozier. La prima impressione infatti è di trovarsi di fronte a un ideale seguito del primo omonimo album di inediti. Il disco parte con Nina Cried Power, pezzo già pubblicato nel settembre 2018 e che costituisce un ottimo apripista al resto dell’album. Potente, accattivante e non scontato, il brano è un omaggio ai cantanti del passato che fecero della propria musica un veicolo di protesta sociale, come Nina Simone, citata nel titolo. It’s not the waking, it’s the rising – canta Hozier a più riprese lungo tutta la canzone, accompagnato dalla suggestionante voce della cantante e attrice statunitense Mavis Staples, col risultato di creare un brano incisivo che conferma ancora una volta che la musica, declinata in vari generi, riesce sempre a rendersi guida per la lotta civile e politica attraverso i popoli e le generazioni. L’attivismo civile e politico non è una novità nella produzione di Hozier, come non lo sono quelle finestre che sa aprire con i suoi testi su quei momenti delicati della vita quotidiana e sui sentimenti umani. In Almost (Sweet Music), primo vero brano radiofonico del disco, racconta di come cantare e scrivere canzoni per lui sia quasi un dovere, anche quando il corpo e la mente sono esausti. Segue Movement, un bel pezzo di un soul minimale  in cui la relazione amorosa è vista come il costante muoversi delle correnti marine che agitano gli abissi marini: al movimento di uno corrisponde irrimediabilmente quello dell’altro, in un irriducibile vortice che annichilisce e che trasporta allo stesso tempo in maniera avvolgente. No Plan Nobody aprono a un ritmo rock alla vecchia maniera con dei testi sentimentali che di primo acchito non coinvolgono fino in fondo ma che la voce di Hozier provvede a colorare con varie sfumature. Segue To Noise Making (Sing), interessante e gioiosa prova gospel in cui la sua voce a tratti si fonde con quella del coro che l’accompagna. Il ritmo accattivante e la vocalità enfatizzano il messaggio del pezzo, un invito al mondo intero a cantare insieme: non sono importanti il bel canto e la voce piena, tutti insieme si può creare il coro più bello di sempre. As It Was, brano dai toni intimi e sussurrati, apre a sonorità acustiche e folk che diventano protagoniste nel pezzo successivo, Shrike, in cui pochi strumenti servono a creare il contorno giusto per la voce di Hozier, che canta di quei momenti in cui si è inabili a dar voce ai propri sentimenti e all’amore stesso citando, tra le altre cose, una relazione ormai finita. In Talk ritornano le chitarre elettriche che intrecciano e danno spessore ai toni principalmente baritonali della voce. Be, col suo ritmo regolare e le chitarre distorte, è ancora un inno dalle sfumature soul rivolto all’umanità intera, implorandola di ritrovare l’empatia e la tolleranza verso l’altro, archiviando gli orrori del passato. Dinner & Diatribes è un altro accattivante e ritmato pezzo che, sfruttando influenze tipicamente country e folk, sembra appena uscito da una jam session registrata in presa diretta. Con Would I That tornano i toni intimi e sommessi accompagnati perlopiù dalla chitarra acustica, mentre il ritornello strizza l’occhio a un certo blues rock: un buon pezzo, ma che scivola via senza troppa incisività. La risacca di stili già adoperati nei brani precedenti continua in Sunlight con l’influenza gospel, questa volta meno marcata rispetto a To Noise Making (Sing). Chiude l’album la title track dove la voce di Hozier trema e sembra quasi sfaldarsi da un momento all’altro, raggiungendo un’enfasi emotiva tutta particolare che sa catturare l’attenzione sin dal primo ascolto.

Wasteland, Baby! è un prodotto genuinamente artigianale che conferma la distanza che separa Hozier dalle tendenze musicali odierne: l’uso di strumenti musicali per certi versi tradizionali, unito alla sua inconfondibile potenza vocale e a dei testi impegnati ma universalmente condivisibili, ci regala ancora una volta un’interessante prodotto discografico che certamente non passerà inosservato tra chi s’intende di buona musica. L’assenza poi di un brano-inno qual è Take Me to Church è sintomo della volontà del cantautore irlandese di andar oltre la ricerca del successo, senza rincorrere disperatamente il brano giusto per continuare a vendere. Lo spaziare tra diversi generi musicali rispetto al primo album omonimo qui è amplificato, la vocalità è più variegata e consapevole di sé stessa, la libertà espressiva maggiore. Il percorso artistico di Hozier si può dire che sia appena cominciato eppure sembra essere già un cantante con decenni di carriera alle spalle. A partire da questo nuovo album di inediti non si può che sperare con entusiasmo sulla sua carriera.

Tracklist

  1. Nina Cried Power (feat. Mavis Staples) 3:45
  2. Almost (Sweet Music) 3:37
  3. Movement 3:58
  4. No Plan 5:31
  5. Nobody 3:31
  6. To Noise Making (Sing) 3:27
  7. As It Was 3:28
  8. Shrike 4:59
  9. Talk 3:27
  10. Be 4:49
  11. Dinner & Diatribes 3:44
  12. Would That I 4:28
  13. Sunlight 4:17
  14. Wasteland, Baby! 4:26

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