Carmen Korn, “È tempo di ricominciare” (Recensione)

Era un giorno che non speravano più di vivere, che avevano smesso di aspettare. Ma era bello viverlo.

Il racconto delle vite di quattro donne amburghesi, Henny, Käthe, Ida e Lina, prosegue col secondo volume della Jahrhundert-Trilogie, È tempo di ricominciare, di recente pubblicato in Italia da Fazi editore. Col primo capitolo della trilogia, Figlie di una nuova era, le abbiamo viste crescere all’interno di una cornice storica quanto mai complessa e difficile, che va dai ruggenti anni Venti al secondo Dopoguerra. Con questo nuovo volume le ritroviamo proprio lì dove le avevamo lasciate, seguendo le loro vite fino al fatidico 1969.

Il titolo stesso di questo secondo capitolo della trilogia sottolinea il tema portante del prosieguo della storia amburghese, tutta – o quasi – al femminile: una volontà di riscatto e di ripresa dagli orrori del passato, dalle macerie lasciate dalla Seconda Guerra Mondiale e, al tempo stesso, la sensazione tangibile di essere di fronte a una nuova vita, piena di innumerevoli possibilità. Questo nuovo inizio però non è così semplice come sembra. Si tratta – e il lettore lo capisce già dalle primissime pagine – di un percorso non certo privo di ostacoli, fatto di piccoli passi compiuti con pazienza e dedizione. A tal proposito la quotidianità risulta il terreno fertile sul quale la Korn prosegue il suo racconto. La Storia ufficiale sembra per un momento messa da parte, mentre la lotta per la sopravvivenza, la ricerca di un nuovo tetto sulle spalle e altre urgenti incombenze preoccupano i protagonisti. A ciò si aggiunge la viscerale speranza di poter ritrovare i propri cari dispersi dalle deportazioni. Un sentimento forte e inesauribile che la Korn riesce a trasmettere al lettore per mezzo dei suoi personaggi: un’intesa sottile, questa, volta a nutrire la speranza del ritorno di qualcuno che sembra compiersi da un momento all’altro. Una ripresa quindi che si compie tassello dopo tassello e che, proprio per questa sua caratteristica, non intende gettare un colpo di spugna sul passato, dimenticandolo in nome di un diffuso benessere ormai alle porte. La lezione fondamentale del passato rimarrà vivida nel contesto tedesco che negli anni del Dopoguerra verrà a lungo gestito e spesso soggiogato dalle decisioni delle grandi potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, in un clima di tensione materializzatosi con l’erezione del Muro di Berlino, nell’agosto del 1961. 

Sembrava che la vita avesse una particolare leggerezza in quella città chiusa in un territorio ostile. O forse era solo il jazz.

Tuttavia, rispetto a Figlie di una nuova era, gli accadimenti storici in questo secondo volume della trilogia vengono trattati in maniera più blanda, almeno in un primo momento, lasciando largo spazio alla quotidianità dei personaggi che, passo dopo passo, rimettono in sesto la loro vita. A diversificare la storia, rendendola maggiormente composita, vi è inoltre l’ingresso di diversi personaggi, alcuni dei quali già introdotti al termine del volume precedente, mentre altri possono essere considerati delle vere e proprie new entries. Tra questi spiccano i figli e le figlie delle nostre quattro eroine, che in È tempo di ricominciare arriveranno a giocare un ruolo essenziale nel racconto, ampliando e arricchendo la coralità della storia. Per mezzo di essi vengono affrontate alcune tematiche importanti del secondo Novecento tedesco, come la penalizzazione dell’omosessualità ad opera del famigerato Paragrafo 175, non ancora abolito dopo il regime nazista, e il nascente mondo della moda contemporanea, con le sue riviste patinate e le eleganti e algide modelle. Gli sviluppi migliori di questi temi vengono forniti dal personaggio di Klaus, figlio del secondo matrimonio di Henny, e da quello di Florentine, figlia di Ida e Thian. Appena abbozzati nelle ultimissime pagine del primo capitolo della trilogia, in È tempo di ricominciare essi raggiungono una loro autonomia narrativa, fino a rendersi protagonisti al pari delle nostre eroine.

Come già avvenuto in Figlie di una nuova era, anche qui la suddivisione dei capitoli è data dalla scansione cronologica di alcuni mesi ben precisi tra il 1949 e il 1969. L’autrice però sembra evitare accuratamente di far coincidere troppo il proprio racconto ai fatti storici universalmente conosciuti. Questi, infatti, vengono evocati a posteriori nei dialoghi tra i personaggi e, a differenza del volume precedente, in un primo momento non sembrano avere un peso decisivo nell’assetto narrativo. Solo nelle ultime pagine, con l’avvicinarsi delle contestazioni giovanili del biennio ’68-’69 la Storia rientrerà in un certo qual modo a rendersi protagonista nella trilogia della Korn.

Con questo nuovo capitolo della Jahrhundert-Trilogie Carmen Korn amplia il proprio racconto dell’Amburgo del Novecento, svelando l’importanza e il valore dell’amicizia, sentimento che può nascere anche nelle avversità e a dispetto delle reciproche differenze. Da essa si genera quindi un forte sentimento familiare che va oltre i legami biologici e che è un approdo sicuro per tutti coloro che vi fanno parte. Un’ultima, doverosa considerazione sullo stile narrativo della Korn: leggero e attento, mai banale, l’autrice lo sfrutta abilmente per costruire una storia complessa senza vuoti narrativi, dove spiccano le complesse e variegate psicologie che caratterizzano i suoi personaggi. In tal modo la Korn dà la possibilità a chiunque legga la sua trilogia di trovare sempre quel sentimento d’immedesimazione tra lettore e personaggio, un presupposto a mio avviso irrinunciabile per una saga narrativa degna di questo nome.

Proseguendo nel racconto delle donne amburghesi del Novecento, È tempo di ricominciare si propone come il magnetico e attraente tassello centrale di una trilogia narrativa nel quale dominano i precari equilibri tra la paura di dimenticare ciò che è stato e la speranza e il bisogno in un avvenire roseo e felice.

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

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