De Santis / Colaone, “In Italia sono tutti maschi” (Recensione)

A dieci anni esatti dall’uscita di In Italia sono tutti maschiOblomov Edizioni propone negli scaffali delle librerie italiane una edizione ampliata della graphic novel di Sara Colaone Luca De Santis, opera vincitrice nel 2009 del Premio Micheluzzi come Miglior Fumetto e tradotta in oltre dieci paesi.

“In Italia sono tutti maschi!” questa la risposta che Mussolini diede giustificando l’assenza di un articolo nel Codice Rocco, il codice penale introdotto in Italia nel 1930, che condannasse il reato di omosessualità: di invertiti in Italia non ce ne sono mai stati, secondo Mussolini, a differenza di altri Stati europei, come Inghilterra e Germania, quindi una penalizzazione di tale fenomeno sarebbe stata del tutto inutile. Comincia con queste terribili parole cariche d’omertà quell’oscuro e ancora oggi non del tutto svelato percorso sotterraneo fascista che vedeva nell’omosessualità – o meglio, nella pederastia – un problema non italiano. Tuttavia esisteva una tacita prassi che conteneva di fatto il dilagare dell’omosessualità. All’epoca, qualora si fosse presentata una situazione di conclamata pederastia, l’accusato veniva sottoposto a una procedura amministrativa che prevedeva l’esilio in qualche isola del Meridione, dove doveva scontare la pena da uno a cinque anni, ufficiosamente come ‘confinato politico’. Un iter, gestito dalle forze dell’ordine, per estirpare alla radice nel silenzio della legge una pratica abominevole che metteva a rischio la ‘razza’ italiana e il concetto stesso di mascolinità così caro alla retorica fascista. Proprio in forza di questa regolamentazione sottesa e silenziosa, il reato di omosessualità in Italia non è mai stata oggetto di normativa penale – a differenza della Germania col suo tristemente famoso Paragrafo 175 – eppure ha creato non pochi danni a livello sociale, di cui gran parte dell’Italia attuale ancora soffre, soprattutto per quanto riguarda il riconoscimento di certi diritti e nell’accettazione di sessualità diverse da quelle tradizionalmente concepite. È in un contesto del genere che si inserivano le retate e le sentenze a porte chiuse che soprattutto negli ultimi anni Trenta videro centinaia di uomini omosessuali mandati al confino solo per una voce, per un sospetto. Prove molto spesso non ce n’erano, ma per la difesa della moralità si poteva benissimo soprassedere a certe formalità burocratiche, esiliando poveri e molto spesso giovanissimi individui senza alcun beneficio del dubbio.

Parte da questo spaccato storico, tuttora tristemente poco noto, il racconto di In Italia sono tutti maschi, nel quale si racconta l’esperienza del confino di Antonio Angelicola, detto Ninella, e di altri femmenelli nell’isola di S. Domino delle Tremiti. Colaone e De Santis realizzano in quest’opera una reinterpretazione artistico-narrativa di un’esperienza reale, raccolta in un’intervista nel 1987 da Giovanni Dall’Orto – presente in appendice nella nuova edizione del fumetto – che lascia tuttavia ampio spazio alla veridicità dei fatti realmente accaduti, mantenendo inalterati gli assetti narrativi propri della graphic novel. In questo modo nel 2009 Colaone e De Santis riuscirono in un intento fuori dal comune: raccontare una pagina dimenticata della storia italiana attraverso un media artistico – il fumetto – vicino alla sensibilità contemporanea, capace proprio per questo di trovare riscontri positivi soprattutto nei lettori più giovani. La storia di Antonio-Ninella è comune a tanti altri giovani omosessuali che, adescati dalla polizia, venivano mandati al confino senza alcuna possibilità di difendersi. Lì, nell’isola di S. Domino, si arrangiavano per guadagnarsi da vivere, costruendo insieme le prime comunità omosessuali italiane nelle quali, sotto l’occhio indulgente dei brigadieri isolani, riuscivano a ricrearsi una vita. Una volta scontata la pena e ritornati a casa dovettero però scendere a patti con la vergogna e l’onta dello scandalo che nel frattempo aveva colpito le loro famiglie, oltre che la loro persona. È questo il motivo che ha spinto tanti degli omosessuali esiliati durante il fascismo a continuare a vergognarsi nei decenni successivi, costruendo un muro di reticenza che sono in poche occasioni alcuni giornalisti sono riusciti a scalfire.

Primo Levi diceva che l’unico riscatto per il sopravvissuto è diventare testimone.
Questo gli esiliati di San Domino non sono mai riusciti a farlo.
Ora tocca a tutti noi.

È in queste parole che si risolve il dovere che sta alla base dell’opera dei due giovani autori: un concreto invito all’impegno civico e morale verso tutti coloro che leggono e leggeranno questo fumetto, nel tentativo di evitare qualsiasi dimenticanza, semplificazione o ingenuità verso una delle pagine più buie – e tuttora nascoste – della storia italiana. Sotto quest’aspetto emerge anche la necessità per i due autori di creare uno stretto legame tra ieri e oggi, creando una cornice narrativa nel presente – rappresentata dalla realizzazione di un documentario ad opera di un giovane regista – che possa racchiudere la storia nella Storia, il confino a S. Domino Tremiti dei femmenelli. Come hanno avuto modo di evidenziare Tommaso Giartosio e Gianfranco Goretti nel commento alla nuova edizione, questo espediente narrativo riesce nel compito di far emergere la pura testimonianza di chi visse quei momenti, rendendosi più potente e forte del dato storico e oggettivo stesso. 

Grazie alla cura per i dialoghi – realizzati dopo accurati studi sui documenti originali di tali avvenimenti – e all’abilità grafica della Colaone che in pochi, essenziali tratti riesce a dare la carica espressiva necessaria a ogni scena, operando anche una semplificazione cromatica, In Italia sono tutti maschi ancora oggi si propone come un romanzo illustrato che, rievocando con realistica precisione la storia nascosta delle persecuzioni degli omosessuali italiani durante la dittatura fascista, ne svela i contenuti, li denuncia, si rende per primo testimone, inserendosi di diritto tra uno dei migliori esiti letterario-artistici sulla Memoria del passato.

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

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