ArtShaker #2: Vittorio Matteo Corcos, In lettura sul mare, 1910

Una pittura chiara, dolce, liscia, ben finita: la seta: seta, la paglia: paglia, il legno: legno, le scarpine lucide di copale, lucide come le so fare soltanto io.

Con queste parole Vittorio Matteo Corcos confidò, negli ultimi anni di attività, il proprio compiacimento nell’aver raggiunto il massimo grado di competenza tecnica nel saper rappresentare, in ogni suo ritratto, qualsiasi materiale o presunto tale, arricchendo la visione complessiva fino a renderla impeccabile sotto l’aspetto formale. Corcos infatti tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del nuovo secolo divenne uno dei più famosi – e pagati – ritrattisti di tutta Europa, particolarmente abile nell’incontrare il gusto dell’alta borghesia o, addirittura, dell’aristocrazia stessa. Il picco più alto nelle vesti di ritrattista lo raggiunse nel 1904, anno in cui ricevette, tra le numerose commissioni regie provenienti da diversi stati europei, pure quella per un doppio ritratto dell’imperatore di Germania Guglielmo II e della sua consorte. Dopo questo nuovo traguardo raggiunto, Corcos decise di dedicarsi nuovamente ai ritratti all’aria aperta, recuperando così l’amore per il paesaggio toscano e per la sua particolare conformazione geografica, già sperimentata in precedenza nei primi lavori di formazione in ambito postmacchiaiolo. L’esigenza di ritrovare la particolare fenomenologia toscana lo condusse a farsi costruire una villa nei pressi di Castiglioncello, un piccolo borgo marittimo del livornese che all’epoca divenne seducente meta di villeggiatura per l’ambiente culturale italiano, grazie alla sua natura ancora incontaminata. Qui Corcos trascorse diverse vacanze estive con la propria famiglia e gli amici, tra i quali figurò tra gli altri anche Gabriele D’Annunzio. La veduta del mare dalla villa ispirò al pittore nuovi e interessanti lavori, tra i quali spicca il dipinto qui proposto, In lettura sul mare, del 1910. 

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Vittorio Matteo Corcos, In lettura sul mare, 1910 circa
olio su tela, cm 130 x 228, collezione privata

Nell’opera vengono ritratti tre giovani sul bordo della balconata della villa, affacciata direttamente sul mare. Al centro siede su un’alta sedia Ada, la figliastra di Corcos, accompagnata da due giovani suoi amici. I tre, abbigliati in bianco secondo l’usanza borghese per le passeggiate lungo la spiaggia, sono colti mentre si riposano leggendo alcuni volumi dell’editore parigino Flammarion, celebre nell’alta borghesia per le sue copertine gialle, all’epoca veri e propri status symbol del benessere borghese. Proprio da questi tre volumetti, elegantemente poggiati sullo sgabello pieghevole in primo piano, emerge un primo interessante collegamento con un’altra celebre opera del pittore: Sogni del 1896, oggi conservato alla GNAM di Roma. Corcos rielaborò consapevolmente quest’ultima opera secondo le sue nuove esigenze. Ancora una volta  lo sguardo della protagonista femminile è protagonista, diretto quasi con sfrontatezza verso quello dello spettatore. Esso si fa fulcro insieme magnetico e criptico dell’intera composizione, impossibile da spiegare con un’unica, riduttiva risposta. Nell’opera del 1910, in particolare, lo sguardo della giovane fanciulla trasmette simultaneamente languore e inquietudine, senza rinunciare a un altero distacco che finisce per interporre tra lei e l’osservatore quasi un vetro di impenetrabilità interpretativa. Corcos restituisce l’immagine di una femminilità forte,  consapevole dei propri mezzi, costruita a partire da una postura non convenzionale, ergendola così a protagonista della composizione. I due personaggi maschili ai lati non incrociano mai il suo sguardo e vengono rappresentati dall’artista con l’obiettivo di equilibrare la composizione, soprattutto a livello di luce: in quegli anni infatti Corcos stava maturando un format visivo capace di rivaleggiare col medium fotografico per l’immediatezza della scena e per la luce diffusa: luce che in questo dipinto risplende attraverso le tonalità sia calde che fredde del bianco degli abiti.

Vittorio_Matteo_Corcos_-_Dreams_-_1896
Vittorio Matteo Corcos, Sogni, 1896
olio su tela, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Il risultato finale, in piena controtendenza rispetto alle coeve ricerche artistiche portate avanti dalle sperimentazioni che condurranno alle avanguardie storiche, indirizza l’opera di Corcos entro un sentire ancora appartenente al contesto di fine Ottocento, dominato dal gusto borghese, che amava vedersi ritratto in quella che noi oggi definiremmo “pittura da cartolina” per la sua immediatezza compositiva e per i simboli di uno status quo che, all’epoca della realizzazione dell’opera, si avviava inesorabilmente lungo il viale del tramonto. 

© immagine In Lettura sul mareMostra Ottocento (Forlì)
© immagine SogniWikipedia

Bibliografia essenziale
– I. Taddei (a cura di), Vittorio Corcors. Il fantasma e il fiore, catalogo della mostra (Livorno, Museo Civico “Giovanni Fattori” 26 giugno – 7 settembre 1997 / Firenze, Palazzo Pitti, 16 settembre – 12 ottobre 1997), Firenze, EDIFIR, 1997
– F. Mazzocca, Corcos, «ArteDossier» n. 314, Firenze, Giunti, 2014
– I. Taddei, F. Mazzocca, C. Sisi (a cura di), Corcos. I sogni della Belle Époque, catalogo della mostra (Padova, Palazzo Zabarella, 6 settembre – 14 dicembre 2014), Venezia, Marsilio, 2014

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

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