ArtShaker #4: Paolo Veronese, Venere e Marte uniti da Amore, 1570

Marte e Venere sono due figure mitologiche le cui turbolente e adultere vicende amorose sono ben radicate nel bagaglio culturale di molti. In numerosi hanno narrato delle loro passioni utilizzando diversi medium: la scrittura, come Ovidio e Apollodoro; il pennello, per pittori come Sandro Botticelli e il Guercino; e lo scalpello di Leopold Kieslinge e di Antonio Canova.

Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Venere, Vulcano e Marte, 1560 circa
olio su tela, cm 135 x 198, Monaco, Alte Pinakothek
Credits

Nel corso dei secoli sono stati diversi gli episodi legati alle due divinità raffigurati in pittura. Li si possono trovare in trionfo su di un carro, come nel Palazzo Schifanoia a Ferrara, in quanto Venere era associata al mese di Aprile e quindi al segno zodiacale del Toro (1470 circa); vengono rappresentati nel momento in cui Vulcano, marito di Venere, li coglie nell’atto del tradimento, come si può vedere nel dipinto a olio di Maarten van Heemskerck (1540) in cui i due amanti sono già stati intrappolati in una rete così che le altre divinità potessero vedere il tradimento. Una variante ilare di questo finale vendicativo l’ha dipinta Tintoretto (1560 circa): mentre Venere sta cercando di coprire il proprio corpo nudo dalla vista del marito Vulcano che, invece, tenta di scoprirla, sotto a un tavolo un Marte tutto bardato e nascosto fa capolino per controllare quanto sta accadendo tra la coppia di sposi. Un altro tema inerente alle due divinità che è stato ripetutamente affrontato da molti pittori è quello della vittoria di Amore sulla guerra. Marte, normalmente raffigurato come potente guerriero pronto per la battaglia, è qui, invece, dormiente e spogliato delle armi e dell’armatura. Questo è il soggetto dei dipinti di Sandro Botticelli (1482-83 circa) e di Piero di Cosimo (1485 circa).

Sandro Botticelli, Venere e Marte, 1482-83 circa
tecnica mista su tavola, cm 69 x 173, Londra, National Gallery
Credits

Tuttavia esiste una variante di questo tema: Marte è sveglio e accetta docilmente il proprio assoggettamento ad Amore. Un perfetto esempio di questo soggetto è dato dal dipinto Venere e Marte uniti da Amore realizzato dal Veronese (Paolo Caliari) nel 1570 circa e oggi conservato al Metropolitan Museum of Art di New York.

Fino al secolo scorso si pensava che l’artista lo avesse realizzato per l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo, grande collezionista che risiedeva a Praga per il quale l’artista realizzò alcuni dipinti. Tuttavia nel 1959 con un articolo sulla rivista “Paragone” Federico Zeri confermò che nella lettura dell’inventario del castello di Praga era stato commesso un errore e che chi lo aveva fatto si fosse confuso con un altro dipinto di simile soggetto realizzato nello stesso periodo. Quest’opera venne comunque completata durante il periodo di realizzazione delle commissioni per l’imperatore austriaco e risulta essere un’opera di pregiatissima esecuzione.

Paolo Caliari detto il Veronese, Venere e Marte uniti da Amore, 1570 circa
olio su tela, cm 201 x 161, New York, Metropolitan Museum of Art
Credits

I tre personaggi principali si trovano nella metà sinistra del dipinto: nell’angolo in basso troviamo un Amore paffuto e roseo dai bei riccioli biondi che furbescamente lega la gamba sinistra di Venere e Marte con un nastro. Marte, al centro, ha capelli e barba folti e scuri ed è rappresentato con indosso una pregiata armatura. Con un interessante movimento delle braccia scopre l’atto di Amore, così che lo spettatore lo veda e, contemporaneamente, copre con un drappo scuro l’intimità dell’amata. Venere è raffigurata come una donna molto bella, con un corpo ben tornito. I capelli biondi sono raccolti, lasciando totalmente nuda la pelle candida, fatta eccezione per i gioielli che indossa, per la maggior parte costituiti da perle, e per la cintura che le attraversa il petto. Essa è caratterizzata da decorazioni d’oro, una delle quali raffigura chiaramente un’ape, forse riconducibile all’appellativo Melissa, che in greco significa “ape”. La dea si sta appoggiando alle spalle di Marte, sbilanciata a causa del capriccio di Amore. Lei lo osserva accennando un sorriso, mentre con la mano libera regge e stringe leggermente il seno: dal capezzolo zampillano gocce di latte a imitare la fonte a forma di testa di leone subito accanto a lei.  La parte destra della scena è invece occupata dal cavallo di Marte. L’animale è legato a un albero ma il muso è rivolto al proprio padrone. Pare che voglia richiamarne l’attenzione per ricordargli i propri doveri, tuttavia un Amorino lo ferma utilizzando la spada del dio.  Al centro, dietro la figura di Marte, si erge un telamone con sembianze che ricordano quelle di un fauno. Esso, privo delle braccia, regge sul capo una struttura classica diroccata. Sul basamento appena sotto i tre personaggi principali della scena emerge scolpita la firma del pittore: “PAULUS VERONENSIS F.”.

Questa magnifica opera d’arte esprime un forte invito all’amore e alla vita a discapito della brutale guerra, un messaggio indubbiamente condivisibile. Ci si augura di poterla vedere presto in Italia, magari in un’esposizione temporanea che si concentri sui dipinti a soggetto mitologico di un importantissimo esponente della scuola veneta, che divenne modello della pittura veneziana dal ‘700.

Articolo pubblicato da Vanessa Ferrando

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