ArtShaker #6: Cindy Sherman, Untitled Film Still, 1979

” I am fine, though it is hard to think of what kind of work to make at this point, other than decorative, escapist or abstract. I suppose I’ll explore one or all of these things.”

Cindy Sherman

Nascere nel 1954 in un piccolo paesino del New Jersey sembra non promettere nulla di buono a chi ha antenne troppo alte per isolarsi dal resto del mondo. Ma fortunatamente la generazione di Cindy Sherman cresce nello sviluppo dei media televisivi dalle intermittenti luci colorate, dalle sfavillanti pubblicità come veicolo di quella pop culture che galvanizza lo spirito di partecipazione del singolo alla socialità…una socialità o società americana segnata da eventi centrali per la storia mondiale. Mentre alla radio risuona “Ground Control to Major Tom…” che carica di grandi aspettative le generazioni future bramose di una vita in un pianeta dell’altrove, si chiude in verità un lungo periodo di dieci anni movimentato dall’avanzare delle proteste femministe del 1961, dall’uccisione del Presidente Kennedy e dalle rivolte del ’68. Così, tra le immagini sognanti di un’umanità tesa al benessere, alla perfezione fisica o verso una qualche forma di eternità e quelle nude e crude dei reduci da guerra, degli stupri e delle violenze domestiche, si costruisce il percorso artistico di Cindy Sherman. Quasi come un credo, l’artista americana struttura tutta la sua ricerca su degli scatti fotografici che la immortalano in dei tableaux vivants narranti la storia della donna nella società contemporanea: figura paralizzata nella trappola di una società maschilista e restìa al cambiamento nonostante l’attivismo femminista. Pertanto Sherman si adopera nella decostruzione degli stereotipi di genere attraverso una simulazione realistica del reale e, nella maggior parte dei casi, negando un titolo specifico alle opere.

Così, anche nel caso di Untitled Film Still, serie fotografica realizzata tra il 1978 e il 1980 in sessantanove scatti di cui lei è allo stesso tempo unico soggetto, fotografa, regista e stylist, si omette qualsiasi riferimento ad un contesto o storia che possa aprire alle più svariate interpretazioni del caso da parte del pubblico. Alcune immagini inscenano e citano in maniera esplicita brevi frame cinematografici riferiti a pellicole conosciute del cinema americano, del neorealismo italiano e della Nouvelle Vague francese; altre invece (n° 10, 12, 16, 27B e 30) rendono vaghi tali riferimenti ritrovando lo stereotipo in contesti di vita ordinaria che definiscono storie e status sociali. Perciò, se da un lato la fluidità neutra identitaria di Cindy sembra immedesimarsi nella figura d’arrivo, in realtà questa immedesimazione non avviene nella totalità in quanto Sherman preferisce usare il suo corpo come superficie riflettente in cui chi guarda possa, come in una rivelazione, riconoscersi. D’altro canto, la scelta di un determinato mascheramento da parte dell’artista rimane pur sempre l’espressione di una soggettività che si afferma nella negazione degli stereotipi. A livello più generale invece, il termine maschera, alla base del significato etimologico di ‘persona’, si carica costantemente dei desideri dell’individuo: nel caso di Cindy, la decostruzione degli standard categoriali. Ecco quindi che in Untitled Film Still sono stati scelti come modelli non delle donne forti ma angosciate e depresse che celano problemi irrisolti. Da un lato questi ultimi fungono da visualizzazione dell’ordinaria visione maschilista riguardo il sesso “debole”, dall’altro, presentati nella loro crudezza, hanno il fine di attrarre l’empatia dell’osservatore per risvegliarlo, con una eco senza precedenti, dall’assopimento di una società rigida e antifemminista.

Cindy Sherman, Untitled Film Still #30, 1979
stampa in gelatina d’argento, 17,3 x 24,1 cm, New York, Museum Of Modern Art
credits

Nello scatto numero 30, ad esempio, il riferimento rimane sospeso tra una forma individuabile e una non circoscrivibile. Esplicitamente riferita alla famosa ed estremamente espressiva figura di Anna Magnani, Sherman, travestita, ci introduce in una dimensione, in verità, incerta: ci sono pochi indizi, lo sfondo è sfocato e quindi incapace di delineare un vero contesto e il volto della donna sopravvive tra uno spicchio di luce e uno d’ombra, alterato da delle labbra semi aperte e da degli occhi in lacrime sotto una fronte aggrottata. Questo momento di forte tensione e pathos spinge a domandarsi chi sia quella donna – un’amante abbandonata o una casalinga sottomessa? – e cosa è accaduto prima e cosa accadrà poi. Qui giace la verità del titolo, in quello ‘Still’ che rappresenta una temporalità stoppata, statica nell’attesa di un Godot, di una svolta che non arriva mai per le antieroine, calate in quell’inerzia sociale priva di prospettive future.

Eppure Cindy Sherman, intervenendo nelle strategie comunicative dei mass media, suggerisce una riflessione sulla multiforme natura femminile resa ben più complessa dal suo relazionarsi – o sottomettersi – alle sovrastrutture sociali. Così, sulla scia delle artiste precedenti o coetanee, Sherman abbraccia la causa dell’arte come veicolo di salvezza, come speranza di redenzione e cambiamento in cui l’artista mette a disposizione il proprio corpo come cavia e specchio riflettente problematiche quasi impossibili da sradicare. Di fatto, ancora oggi, l’artista ormai spostatasi nella piattaforma Instagram, condivide scatti in cui il suo corpo assorbe l’amplificato mondo dei sempre più complessi e pesanti canoni estetici e sociali.

Sarà dunque questa una lotta contro i mulini a vento? No, è l’invitabile applicazione dell’Arte come lente che tutto vede e sa mostrare.

Articolo pubblicato da Arianna Bettarelli

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Leggo e commento regolarmente il tuo blog ormai da anni. In tutto questo tempo ti ho visto pubblicare tanti post – capolavoro, ma questa è senza dubbio una delle gemme più splendenti.

    Piace a 1 persona

    1. Behemoth ha detto:

      Ti ringrazio! L’articolo però non l’ho scritto io ma @ariannabettarelli, una delle collaboratrici che mi aiuta nella rubrica d’arte di questo blog!

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...