ArtShaker #9: Jean-Honoré Fragonard, La Gimblette, 1770 circa

Mariano Fortuny, L’odalisca, 1861, Museo Nacional de Arte de Cataluna
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Dal XIX secolo si manifesta negli artisti europei una forte attrazione per l’Oriente. Non solo per la Cina, quindi, ma anche per il Vicino Oriente. Le città e i loro luoghi acquisivano un fascino esotico e unico, che gli artisti tentavano poi di ricreare nei loro dipinti. Sono diversi gli esempi, soprattutto per quanto riguarda il voluttuoso tema dell’odalisca: da Delacroix a Renoir, da Ingres a Fortuny, sono numerosi coloro che hanno affrontato questo intrigante soggetto.

François Boucher, L’odalisca bionda, 1752
Monaco, Alte Pinakothek
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Il tema aveva dei precedenti: il corpo nudo femminile era già stato studiato utilizzando come pretesto i soggetti più vari. Tuttavia fino al XVII secolo la sensualità apparteneva a personaggi mitologici, con qualche eccezione. Dal XVIII secolo le cose iniziano a cambiare: anche le semplici donne possono apparire nude, distese fra morbidi cuscini e intente a guardare l’osservatore con occhi languidi. Un paio di esempi sono dati da L’odalisca bionda di François Boucher e da La Gimblette di Jean-Honoré Fragonard.

La Gimblette costituisce un caso oltremodo affascinante. Lo spettatore viene introdotto quasi di nascosto all’interno di un ambiente altrimenti segreto, nel quale i colori che prevalgono sono il rosso e il bianco. Al centro del dipinto si trova una giovane fanciulla, languidamente adagiata tra i cuscini e le lenzuola di un letto sfatto. Lo sguardo divertito è rivolto al cagnolino nero che sta reggendo con entrambi i piedi, al quale sta porgendo una leccornia che sarà impossibilitato a mangiare a meno che lei non deciderà di tendere maggiormente il braccio. Il tema del gioco, innocente e ingenuo, è percorso però da una vena di erotismo.

Jean-Honoré Fragonard, La Gimblette, 1770 circa
Collezione Cailleux
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La veste che la giovane indossa lascia scoperta gran parte del suo candido corpo, caratterizzando così in modo erotico l’opera. Inoltre, gli occhi ed il sorriso sono scopertamente maliziosi e voluttuosi. Ultimo dettaglio che eroticizza la scena è la luce proveniente da sinistra, probabilmente da un’apertura tra le pesanti coltri rosse: essa illumina le cosce della giovane, attirandovi lo sguardo dell’osservatore. Indubbiamente si tratta di un capolavoro: con poche pennellate l’artista è stato in grado di trasmettere non soltanto uno stato d’animo, ma anche un’atmosfera intensi ma al contempo sottili. Fragonard, insieme a Boucher, costituisce un caposaldo del filone erotico della pittura francese del ‘700, in grado di trasportare l’osservatore in un mondo di vizi e capricci lussuriosi che ancora oggi è perfettamente in grado di suscitare l’interesse di molti.

Articolo pubblicato da Vanessa Ferrando

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