ArtShaker #11: Sarah Lucas, Au Naturel, 1994

Tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta una delle strade percorse dalla stagione del Postmoderno è quella dell’attacco, spesso anche violento, contro il tacito e consolidato assenso di quell’arte fatta da artisti di solito bianchi ed eterosessuali. Gli artisti ri-trovano quindi temi di ricerca come l’identità e il genere – già analizzati in precedenza da alcuni loro colleghi agli inizi del secolo, come Urs Lüthi e Claude Cahun – veicolandoli in un loro personale e sentito attacco verso una delle strutture sociali più odiose: il maschilismo occidentale che tenta di affogare le minoranze sessuali per instaurare una dittatura del pensiero sessuale univoco. In quest’ottica, i primi impulsi di ricerca artistica cominciarono nel contesto statunitense, così pieno di contraddizioni sociali e, in particolare, sessuali. Tuttavia, anche l’Europa, seppur con lieve ritardo, seppe dare le proprie risposte attraverso l’opera di alcuni giovanti talenti. Tra di essi va sicuramente ricordato il ruolo giocato da Sarah Lucas, esponente femminile di spicco tra gli YBA’s (Young British Artists), un gruppo di giovani e talentosi artisti raccolti attorno al magnate Charles Saatchi.

Ancor prima della metà del decennio in questione, l’arte della Lucas aveva già maturato un linguaggio fondato su una drastica e aggressiva riduzione dell’elemento scultoreo tout court, dapprima distrutto nella sua accezione tradizionale e quindi rimesso in campo secondo una disposizione visuale e semantica fortemente riconoscibile. Un uso astuto e minimale di pochi e identificabilissimi oggetti, sfruttati in forza della loro più violenta e sgradevole evidenza, come ad esempio quelli legati al mondo vegetale: la frutta e la verdura vengono impiegate per creare situazioni essenzialmente brutali, attraverso le quali l’artista descrive tutto quel repertorio legato alla quotidiana trattazione del sesso e dei corpi maschili e femminili. Accostamenti di elementi-simbolo diretti ed esplicitamente volgari – soprattutto se li si pensa nel lessico inglese, lingua madre dell’artista – che costringono l’osservatore a riflettere sugli stereotipi della società contemporanea circa la sessualità, i rapporti sentimentali tra individui e, infine, la misoginia stessa.

Sarah Lucas, Au Naturel, 1994
materasso, meloni, cetriolo e secchio, collezione privata
credits

Opera cardine di questa riflessione della Lucas – che continua ancora oggi – è certamente Au Naturel, installazione del 1994 dove si rende evidente la volontà mimetica dell’artista, sia a livello visuale che linguistico. L’operazione da lei condotta intende distruggere l’estetica tradizionale, attingendo al più becero repertorio mainstream, sfruttandolo quindi per evidenziare tutta quella serie di comportamenti misogini e sessisti per i quali gran parte della nostra società e cultura contemporanea si rende – ancora – tristemente famosa. La semplificazione degli elementi sessuali, mutuata dalla quotidianità sociale, ci pone di fronte a un tema di ben più ampio respiro: quello dei corpi umani riformulati e ripensati per i soli loro attributi sessuali e per questo trattati alla stregua di merce di largo consumo.

Nel caso di Au Naturel il vecchio e macchiato materasso suggerisce simultaneamente sonno, malattia, nascita, morte, procreazione o, più semplicemente, un sesso vuoto e privo di sentimenti. Su di esso sono disposti, quasi a tracciare gli elementi sessuali distintivi di due figure assenti, un cetriolo e due arance che richiamano il fallo eretto del maschio e, dall’altro lato, un secchio e due meloni per indicare rispettivamente la vagina e i seni di una donna. Si tratta evidentemente di una trattazione al vetriolo di tutta una serie di tematiche a dir poco scottanti, che non rinuncia però a una certa vena umoristica nella propria visualizzazione finale. Già partendo dal naturel del titolo, la Lucas ci pone di fronte a una realtà minimale che non esalta di certo la naturale gioia delle passioni umane, ma le vuole trattare come dei semplici e oggettivi fatti ordinari. Fatti osceni che, a ben vedere, è stata proprio la nostra stessa società a costruire, in secoli e secoli dominati da un becero maschilismo.

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

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