ArtShaker #12: Donato Bramante, Ninfeo di Genazzano, 1506-10

«Quello obligo eterno che hanno gli ingegni che studiano sopra i sudori antichi, mi pare che ancora lo debbano avere alle fatiche di Bramante; perché, se pure i Greci furono inventori della architettura e i Romani imitatori, Bramante non solo imitandogli con invenzion nuova ci insegnò, ma ancora bellezza e difficultà accrebbe grandissima all’arte, la quale per lui imbellita oggi veggiamo.»

Giorgio Vasari, Vita di Donato Bramante, in Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, 1550-68

La stessa riconoscenza suggerita da Giorgio Vasari agli «ingegni» cinquecenteschi nei confronti dell’operato di Donato Bramante ci spinge a sceglierlo oggi come prima grande figura per introdurre in ArtShaker la più magniloquente delle arti sorelle, l’architettura. Chi meglio di un fondatore, una pietra miliare del Rinascimento italiano potrebbe guidarci verso la comprensione dell’architettura, espressione artistica che spesso può apparire ostica, difficile da inquadrare nel suo messaggio più profondo, ma che al contrario dovrebbe rivelarsi così immediata ai nostri occhi per una ragione molto semplice: l’innato legame con l’essere umano, con le sue esigenze, il suo pensiero e intelletto, il suo rapporto con l’ambiente circostante.

Donato Bramante (attribuito), Ninfeo, Genazzano (Roma); 1506-1510
credits

L’edificio al quale rivolgiamo la nostra attenzione però non è né il maggiore capolavoro né l’opera più famosa di Bramante, che ha conquistato e monopolizzato la scena artistica romana tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo grazie ad imprese temerarie quali il cortile del Belvedere vaticano, il rinnovamento della basilica di San Pietro (che sarebbe poi passata di mano in mano fino al Seicento inoltrato), o il Tempietto di San Pietro in Montorio. Il Ninfeo di Genazzano è piuttosto un enigma, un piccolo mistero situato nella campagna laziale tra Roma e Frosinone. Mistero perché pur mostrando chiari segni bramanteschi, il Ninfeo potrebbe non essere affatto di mano del maestro: è la sua unica opera non documentata, e le fonti tacciono su una possibile attribuzione a suo nome.

Bramante – nato a Monte Asdrubaldo (oggi Fermignano), o a Casteldurante nel 1444 – si era formato inizialmente ad Urbino, terra d’origine, per poi avere contatti con personalità di spicco della cultura rinascimentale come Piero della Francesca, Andrea Mantegna e Leon Battista Alberti. Dalle loro pionieristiche innovazioni egli aveva acquisito l’interesse per lo studio della prospettiva, della pittura e infine dell’architettura. Fu per lui molto importante il lungo soggiorno a Milano, dove divenne architetto per il signore e duca Ludovico il Moro, ma la sua permanenza si concluse tra il 1498 e il 1499 quando Milano venne occupata dal re di Francia Luigi XII e il Moro fu costretto a fuggire. Proprio intorno al 1500, anno del Giubileo, Bramante si spostò quindi a Roma, città che consacrerà la sua fama sempre crescente e lo innalzerà a colonna portante per la generazione artistica successiva, quella di Giulio Romano e Raffaello, che gli renderà omaggio rappresentandolo probabilmente nel celeberrimo affresco della Scuola di Atene nei panni di Euclide.

L’ambiente culturale romano era dominato da colti e influenti cardinali e prelati affiancati dai migliori intellettuali della corte papale, che indirizzavano le politiche e le scelte di pontefici ormai da tempo divenuti veri e propri umanisti. La committenza più prestigiosa e ricca era quindi proveniente dal clero, e in pochi anni Bramante seppe inserirsi egregiamente in questa cerchia diventando caro soprattutto a papa Giulio II Della Rovere, eletto nel 1503, indubbiamente una delle figure più prominenti del Rinascimento per i suoi importanti lavori urbanistici e i suoi rapporti con Michelangelo e Raffaello.

Canopo di Villa Adriana, Tivoli (Roma); II secolo d. C.

Già dagli ultimi due decenni del Quattrocento però si era sviluppato a Roma un rinnovato interesse antiquario per le vestigia romane – non solo per il loro significato simbolico ma anche in qualità di imprescindibili modelli artistici e tecnici – tendenza destinata a crescere esponenzialmente negli anni successivi influenzando enormemente tutta l’arte occidentale. In questo contesto infatti Vasari riporta nella vita dedicata all’architetto urbinate il grande studio intrapreso da quest’ultimo dei monumenti antichi non solo a Roma, ma anche a Tivoli nella magnifica Villa Adriana e fino a Napoli, «dovunque e’ sapeva che fossero cose antiche». Bramante si documentava e traeva nozioni sugli illustri metodi dell’antichità misurando le proporzioni degli edifici – come altri prima e dopo di lui – e il suo ingegno si dimostrò superiore in quanto seppe fondere studio e pratica della romanità con le idee e innovazioni dei primi maestri dell’Umanesimo e Rinascimento, ai quali egli stesso era direttamente legato. Per citare ancora Vasari, l’architetto guardò ai Romani «imitandogli con invenzion nuova», replicando ciò che era imprescindibile ma rileggendolo alla luce di una nuova sensibilità eclettica, guardando al passato per intravedere il futuro. Passaggio fondamentale per l’evoluzione di questa temperie culturale fu la riscoperta di Vitruvio, il grande architetto romano attivo nel I secolo a.C. la cui opera, il De Architectura, venne pubblicata in editio princeps proprio tra il 1486 e il 1488, imponendo sempre di più la sua autorità.

Donato Bramante (attribuito), Ninfeo, Genazzano (Roma); 1506-10
credits

Fra tanta grandiosità il Ninfeo di Genazzano può apparire come un piccolo angolo, un passaggio secondario dell’attività bramantesca a Roma, ma dimostra invece quanto profondamente questi ideali fossero penetrati nella vita quotidiana e personale della committenza e degli artisti. Il borgo di Genazzano – costruito su un’altura – era a quel tempo feudo della famiglia Colonna, è infatti ancora presente il Castello che ne porta il nome e il Ninfeo è posizionato proprio sotto di esso, in prossimità di un ruscello. Gli aspetti ambigui di questo edificio sono molteplici, essendo appunto poco documentato: oggi ad esempio si presenta incompiuto, quasi come una rovina, e secondo una valida ipotesi sarebbe stata proprio questa la precisa intenzione dell’architetto, scegliendo consapevolmente di imitare l’aspetto dei resti antichi.

Donato Bramante (attribuito), Ninfeo, Genazzano (Roma), 1506-10; dettaglio della serliana
credits

La natura stessa di un ninfeo – luogo di riposo, svago e attività ricreative contraddistinto da fontane e vasche acquatiche – rimanda direttamente alla vita romana e così pure i suoi caratteri architettonici, che richiamano evidentemente la tipologia delle terme, come quelle di Caracalla o di Diocleziano: una loggia a tre campate – dietro le quali si scorgono le vasche del ninfeo vero e proprio – si conclude ai lati con due esedre semicircolari, due stanze a pianta quadrata oltre le esedre e, addossato al ninfeo, un bagno a pianta ottagonale che può suggerire anche un uso effettivamente pratico del luogo come piscina termale, oltre che come padiglione estivo per banchetti, passeggiate ed eventi. I numerosi rimandi illustri e la chiarezza della pianta spingono gli studiosi ad attribuire l’opera quasi certamente a Bramante, soprattutto per l’uso disinvolto di un interessante elemento architettonico, la “serliana”, presente in questo caso nelle tre campate della loggia. La serliana è composta da un arco a tutto sesto sostenuto da due colonne libere – qui di ordine tuscanico, tipologia di ascendenza etrusca avvicinabile alla semplicità e forza del dorico greco – con due aperture ai lati, sormontate da un architrave e con l’aggiunta di oculi aperti; un sistema simile (di origine antica) utilizzato in un contesto di vasca acquatica è visibile nel Canopo di Villa Adriana a Tivoli, che sappiamo essere stata molto osservata da Bramante, e che presenta anche una splendida esedra. La serliana deve il suo nome all’architetto che successivamente la pubblicò nei suoi Sette Libri dell’Architettura del 1537, Sebastiano Serlio, rifacendosi ai maggiori architetti rinascimentali che decretarono il crescente successo di questo elemento nel Cinquecento. Uno dei primi ad utilizzarla sembra essere stato proprio Bramante, che mostra di conoscerla sin dal suo periodo milanese richiamandola anche in Santa Maria delle Grazie a Milano.

Tutto fa pensare che solo un architetto dotato di profonda conoscenza ed esperienza delle tecniche antiche avrebbe potuto ideare una costruzione di questo genere, e costui non poteva che essere Donato Bramante. Anche la cronologia è piuttosto incerta, ma per ragioni stilistiche è attestata dagli studiosi tra il 1506 e il 1510. Quanto alla committenza – di certo colta ed intellettuale – si pensa al cardinale Pompeo Colonna, esponente della famiglia che ebbe un ruolo importante nelle politiche papali anche come condottiero e, dopo il Sacco di Roma del 1527 al quale partecipò come saccheggiatore (la famiglia Colonna infatti appoggiava l’Imperatore Carlo V), divenne luogotenente del Regno di Napoli fino alla sua morte.

La particolarità e originalità di opere come il Ninfeo di Genazzano – numerose in Italia e in parte ancora oscure – è certamente da rintracciare nel loro fascino, nell’abilità imitativa e nel contempo innovativa dell’artista, e nel loro valore di testimonianza di quanto la vita delle élites rinascimentali fosse realmente pervasa dagli ideali umanistici che ricercava e professava, ideali che hanno avuto un enorme peso sulla cultura occidentale dei secoli successivi.

Donato Bramante (attribuito), Ninfeo, Genazzano (Roma); 1506-10. Visuale di un’esedra

Articolo pubblicato da Alessandra Ciotti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...