La serie di Imma Tataranni di Mariolina Venezia, parte 1

Come può una serie di libri diventare oggetto d’attenzione di un largo pubblico? Semplice, realizzandone una serie televisiva da mandare in onda la domenica sera sul primo programma della tv nazionale. Ecco allora che tutti corrono a informarsi e a leggere, per captare la bravura dello scrittore, fare raffronti tra l’originale letterario, il suo riadattamento televisivo e viceversa. Da quest’estate la Rai ha cominciato a tempestare i suoi telespettatori di trailer che annunciavano l’imminente prima visione di Imma Tataranni. Sostituto procuratore, serie ispirata ai romanzi omonimi di Mariolina Venezia, autrice lucana premiata qualche anno fa con un Premio Campiello. I trailer erano così ben fatti che confesso di esserci cascato pure io e non ho tardato nella lettura di questa serie prima ancora di vedere il suo riadattamento televisivo.

Il primo libro, Come piante tra i sassi. Imma Tataranni e la storia sepolta, ci porta nel cuore ruvido e primitivo della Basilicata, terra sconosciuta ai più e pochissime volte protagonista del mondo letterario nostrano. L’autrice stessa, attraverso i suoi personaggi, denuncia questo aspetto: della Lucania se n’è parlato solo per Cristo si è fermato ad Eboli di Levi. E poi, cos’è successo? Forse nel programma personale della Venezia c’è la voglia di far riscoprire la propria terra ai lettori contemporanei attraverso un taglio originale e un personaggio forte. Il primo dei quattro libri finora pubblicati sulle avventure del sostituto procuratore Imma Tataranni tenta di dare una risposta a questa esigenza. Il risultato è, tuttavia, un . Sicuramente riuscitissimo il personaggio di Imma, donna di mezza età che si è fatta le ossa con i propri mezzi e la propria forza di volontà per diventare procuratore, a dispetto della statura minuta, degli indumenti improbabili e di un carattere che definire fastidioso e molesto è poco. Per questi motivi è quasi sempre criticata più o meno apertamente da colleghi e sottoposti. Eppure lei non se ne cura e se lo fa riesce sempre a trovare un cavillo legislativo per mettere a tacere le malelingue. Per contro, oltre il suo personaggio il resto della narrazione sembra non ingranare mai la marcia. L’indagine sembra stanca, non decolla mai del tutto, e il finale molto aperto lascia un certo amaro in bocca. Tuttavia, essendo il primo di una serie di libri, tale soluzione alla fine può risultare giustificata. Meritano una menzione particolarmente positiva i brani dedicati a Matera e alla Basilicata più primitiva e nascosta, quella nella quale il sostituto procuratore si ritrova ad indagare per risolvere il caso. Sono passaggi preziosi, scaturiti direttamente dal cuore profondamente innamorato della propria terra dell’autrice: immagini spesso brevi e sfocate, come viste attraverso gli occhi di qualcuno profondamente commosso per ciò che sta osservando. All’esaltazione della bellezza incontaminata delle terre lucane si alterna anche una visione più disincantata di questi luoghi, oggetto di beceri interessi economici su scala nazionale negli ultimi decenni, prima col far divenire l’intera regione la discarica di scorie nucleari d’Italia e poi con lo sfruttamento dei ricchi giacimenti petroliferi nel sottosuolo lucano, comportando in entrambi i casi una irreparabile distruzione del territorio e gravi conseguenze per la popolazione. Tutto questo emerge soprattutto nell’ultima parte del romanzo, nella quale di pari passo con la risoluzione dell’indagine da parte della PM emerge questa tragica realtà. Attraverso questo escamotage Come piante tra i sassi si distingue e si discosta dal tipico romanzo giallo tout court per proporsi come un prodotto letterario ibrido, seppur non ancora del tutto giunto a maturazione.

Questo particolare assetto narrativo che tiene in grande considerazione la realtà recente della Basilicata mi ha convinto a proseguire nella lettura della serie di Imma Tataranni. In effetti in Maltempo. Imma Tataranni e gli inciampi del presente la cronaca del segmento politico-economico che tenta di distruggere l’intera regione per i propri interessi diventa molto forte e, questa volta, si lega a doppio filo con la nuova indagine della PM. A livello narrativo la Venezia sembra aver trovato in Maltempo il giusto equilibrio tra il personaggio di Imma e gli altri attori del racconto, bilanciandone le rispettive caratterizzazioni. La storia stessa ora si dipana con più agilità: complici di questo inedito assetto sono anche il linguaggio e lo stile dell’autrice che rispetto al primo libro riesce ad elaborare periodi brevi e incisivi, restituendoci una Imma Tataranni meno macchietta e più genuina, colta a pensare ai saldi su quei bei stivaletti tacco 15 mentre sta per mandare agli arresti un farabutto.

Qual è il pregio della serie realizzata da Mariolina Venezia? Sicuramente quello di condurci per mano in luoghi sconosciuti ai più, facendoceli scoprire attraverso gli occhi di personaggi inusitati e unici come quello di Imma Tataranni. Passa necessariamente in secondo piano la componente gialla di questi romanzi, che non hanno la pretesa di offrire delle storie poliziesche impeccabili ma intendono restituire uno spaccato narrativo più ampio, capace di contenere storie di luoghi e di gente unici.

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

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