#UnThrilleralmese: Jo Nesbø, “Il pipistrello”

Il pipistrello segnò alla fine degli anni Novanta l’esordio letterario di Jo Nesbø, oggi uno dei più apprezzati ed amati autori di thriller tanto da essere comunemente annoverato tra i “padri” del cosiddetto thriller nordico. Sin da subito molto apprezzato in Norvegia, negli altri paesi europei – inclusa l’Italia – e nel resto del mondo Il pipistrello è stato pubblicato diverso tempo dopo, una volta che Nesbø è divenuto a tutti gli effetti autore di diversi thriller bestseller. Questo suo primo romanzo risulta piuttosto indipendente rispetto alla produzione successiva dell’autore norvegese. Di Norvegia infatti c’è ben poco: ad eccezione del protagonista, il poliziotto Harry Hole, tutto il resto – o quasi – è ambientato dall’altro capo del mondo, precisamente in Australia. Hole, qui ancora un giovane poliziotto, fronteggia per la prima volta un serial killer in piena regola che si scopre aver ucciso brutalmente diverse ragazze bionde, tra cui una norvegese, Inger Holter. Harry viene inviato dalla polizia di Oslo per indagare sul caso e si ritrova in un contesto a lui completamente estraneo, dove la spinta della modernità spesso fatica a convivere con le tradizioni e i riti degli aborigeni. Ed è proprio da questo conflitto che prende le mosse l’indagine vera e propria, attraverso la quale Nesbø ci fa entrare nel vivo della varietà culturale che caratterizza le varie tribù australiane, in passato pesantemente vessate dai colonialisti inglesi. Il caso tuttavia già dalle prime pagine si capisce non essere facilmente risolvibile perché è solo l’ultimo di una serie di omicidi perpetuati a distanza di diversi anni, tracciando una striscia di sangue, sesso e droga alla quale si lega la figura della mitologia aborigena di Narahdarn, il pipistrello che porta la morte nel mondo.

La narrazione procede attraverso l’alternarsi dello sviluppo delle indagini e il racconto a posteriori dei trascorsi di Harry Hole, che scopriamo aver già alle spalle un passato burrascoso dal quale ancora stenta a uscirne. Attraverso questo doppio intreccio la storia fluisce abbastanza velocemente, tuttavia nel complesso il romanzo manca di tutti quegli accorgimenti stilistici che più tardi hanno reso grande la penna di Nesbø. Soprattutto nell’ambito delle indagini, a episodi quasi del tutto inconsistenti se ne affiancano altri fondamentali spesso trattati in maniera troppo frettolosa. Si procede verso un finale che si risolve con una carica di tensione forse fin troppo eccessiva e rocambolesca, che tradisce l’assetto ben più sottile e psicologico delle pagine precedenti.

Sicuramente non il migliore dei romanzi scritti da Nesbø ma che risulta fondamentale per comprendere appieno il personaggio e la storia di Harry Hole. Manca ancora l’uso consapevole degli strumenti giusti, tuttavia per Nesbø si può certamente chiudere un occhio.

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