ArtShaker #31: l’arte egizia durante l’esperienza amarniana

La terra esiste al tuo cenno, così come tu li hai creati.
Quando sorgi, essi vivono, quando tramonti, essi muoiono.
Tu stesso sei il tempo della vita, poiché si vive grazie a te.
Finché non tramonti, gli occhi vedono la tua bellezza, ogni lavoro è deposto quando ti posi a occidente.
Quando sorgi e fai prosperare […] per il re,
ogni piede si affretta, sin da quando hai fondato la terra
e li fai alzare per tuo figlio, uscito dal tuo corpo, il re dell’Alto e del Basso Egitto,
che vive di Maat, signore delle Due Terre, Neferkheperura Uaenra,
che vive di Maat, signore delle apparizioni, Akhenaten, la cui durata di vita è grande,
e la grande sposa regale, sua amata,
signora delle Due Terre, Neferneferuaten Nefertiti,
viva e giovane per sempre, in eterno.

Grande Inno all’Aten, dalla Tomba di Ay

Nel periodo storico egiziano detto Nuovo Regno, più precisamente poco dopo la metà della XVIII dinastia (1543-1292 a.C. circa), salì al trono un uomo di nome Amenhotep IV. Questi portò un importante cambiamento nella terra d’Egitto: impose il culto di un nuovo dio, Aten, e cambiò il proprio nome in Akhenaton. In nome di quel dio costruì una nuova capitale dove si trasferì insieme alla corte. A questa nuova religione corrispose un nuovo modo di vedere il mondo e, di conseguenza, nacque un nuovo stile artistico detto “arte amarniana”. Tuttavia prima di parlarne in modo esteso è utile aprire una parentesi su quanto ci fosse prima di questa rivoluzione.

Nel 1388 a.C. Amenhotep III (“Amon è soddisfatto”), il cui regno di circa 37 anni è conosciuto come l’apice della XVIII dinastia, venne incoronato re dell’Alto e del Basso Egitto. Dopo poco tempo sposò Tye, donna non appartenente alla famiglia regale ma scelta come Grande Sposa Regale, titolo che le conferiva lo status di sposa più importante. Della loro unione venne data notizia su scarabei commemorativi che vennero poi distribuiti in tutto l’Egitto (fig. 1). Questo re fu certamente un importante costruttore: sotto di lui vennero infatti iniziati o ampliati diversi monumenti, come i templi di Karnak e Luxor e il proprio tempio funebre, del quale però rimangono solo i Colossi di Memnone, imponenti sculture che si stagliano contro il panorama desertico.

1. Scarabeo commemorativo del matrimonio tra Amenhotep III e Tye, regno di Amenhotep III, New York, Metropolitan Museum of Art (credits)

L’arte statuaria egiziana di questo periodo presenta figure umane dalle linee rigide e la ritrattistica permette, concentrandosi sui piccoli particolari del viso e del corpo, di distinguere i diversi re. È possibile appurare questa affermazione osservando il confronto proposto fra le due sculture che seguono: a sinistra, Thutmose I (fig. 2, 1496-1483 a.C. circa) è stato raffigurato con un volto squadrato, un petto ampio e tonico e un addome piatto; a destra Amenhotep III (fig. 3) presenta caratteristiche diverse: il volto è più arrotondato e il petto e la vita più stretti. Inoltre l’addome è più abbondante e preme sulla fascia che stringe il gonnellino sui fianchi.

2. Thutmose I, regno di Thutmose I, Torino, Museo Egizio (credits)
3. Amenhotep III, regno di Amenhotep III, Londra, British Museum (credits: Vanessa Ferrando)

Il diverso modo di farsi raffigurare implica la volontà di comunicare al popolo d’Egitto un messaggio differente: Thutmose I fu un grandissimo stratega militare, tanto che sotto il suo regno l’Egitto divenne il più vasto impero dell’epoca; mentre Amenhotep III ereditò dal padre Thutmose IV un impero stabile, che non doveva preoccuparsi di pericoli provenienti dagli stati vicini.

Con quest’ultimo sovrano si ebbe un altro cambiamento in ambito artistico dovuto alla maggiore visibilità acquisita dalla Grande Sposa Regale. Tye infatti presenziò spesso accanto al marito in occasioni pubbliche e religiose, quindi iniziò ad essere raffigurata col marito sia nella statuaria che nelle stele e i loro nomi si trovano incisi su gioielli e recipienti. Un esempio di questo cambiamento è dato dall’immagine che segue: la regina è raffigurata come una sfinge e regge un cartiglio contenente il nome di intronizzazione di Amenhotep III, nb-m3ˁt-rˁ (Nebmaatra, ovvero “Signore della Maat di Ra”). Normalmente questa iconografia era prerogativa dei re: un’eccezione che lascia intuire come questa donna fosse riuscita a guadagnarsi l’affetto e il rispetto del marito, nonché del resto della famiglia e dei funzionari.

4. Placca con Tye con corpo di Sfinge, regno di Amenhotep III, New York, Metropolitan Museum of Art
(credits)

Al regno di Amenhotep III (1388-1350 a.C. circa) seguì quello più breve del suo secondogenito, Amenhotep IV (1350-1333 a.C. circa). Se inizialmente egli diede l’impressione di voler seguire i passi del padre, dedicandosi all’ampliamento del tempio di Karnak e nominando Grande Sposa Regale una donna non appartenente alla famigliare regale, Nefertiti (“La bella è arrivata”), ben presto però fu chiaro che le cose sarebbero cambiate: nell’arco di pochi anni introdusse ufficialmente il culto di un nuovo dio, Aten, una delle manifestazioni del Dio Sole (tra le quali figurano anche Horo, Shu e Atum); culto che, avendo il favore del re, vide in suo favore la costruzione di diversi edifici religiosi nella capitale accanto al tempio del “Re degli Dei”, Amon-Ra.

Presto si presentarono i primi problemi, dovuti alla divergenza tra la volontà del re e il clero del culto di Amon-Ra, quindi Amenhotep IV ordinò la costruzione di una nuova città, Akhetaten (“L’Orizzonte di Aten”), che sarebbe diventata la nuova capitale religiosa ed amministrativa del suo regno. Oltre a ciò cambiò il proprio nome di nascita in Akhenaten (“Utile ad Aten”/”Spirito di Aten”). È da sottolineare che fu la prima volta nella storia dell’Egitto che un re cambiasse il proprio nome di nascita.

Non appena la città fu pronta Akhenaten, la famiglia e diversi funzionari vi si stabilirono, dando inizio a quella che viene oggi definita “esperienza amarniana” (aggettivo che deriva da Tell el-Amarna, città che oggi sorge nei pressi dei resti di Akhetaten). Questo periodo storico può essere definito “esperienza” poiché si distacca dalla tradizione in diversi ambiti: religioso, in quanto questo nuovo dio comportò un nuovo culto e l’ostilità verso la maggior parte delle altre divinità; politico, in quanto l’universalismo di questo dio comportava che il proprio figlio, Akhenaton, fosse il padrone non solo dell’Egitto ma di tutte le terre note; e infine in ambito artistico.

5. Amenhotep III, Tye e una delle figlie, regno di Amenhotep III, Il Cairo, Museo Egizio (credits)

Per quanto riguarda questo aspetto, si può parlarne partendo dall’iconografia. Prima si è accennato al particolare legame che esisteva tra Amenhotep III e Tye. Ebbene, quello tra Akhenaton e Nefertiti è ancora più evidente: ella accompagna il marito in quasi tutte le raffigurazioni e, spesso, insieme alla coppia reale si trovano anche le figlie. Se ci si limitasse a questa osservazione, si potrebbe constatare come non differisse molto con la scultura colossale che vede Amnehotep III, Tye e, al centro, una delle figlie (fig. 5). Tuttavia l’arte regale amarniana presenta qualcosa di diverso, che non è mai stato raffigurato prima di quel momento: scene in cui Akhenaton, Nefertiti e le figlie trascorrono insieme momenti di vita quotidiana.

6. Akhenaton, Nefertiti e tre delle figlie, regno di Akhenaton, Berlino, Neues Museum (credits)

Un esempio è dato da un rilievo (fig. 6) in cui si può vedere la coppia regale trascorrere un momento di intimità insieme a tre delle figlie: una dà un bacio sulle labbra del padre, mentre le altre due sono rispettivamente una sulle ginocchia e una sulla spalla della madre. La prima è intenta a indicare i due di fronte a lei, la seconda gioca con l’orecchino di Nefertiti: un gesto quotidiano in cui tutt’oggi, a più di 3000 anni di distanza, ci si può facilmente identificare. Osservando questa scena è possibile notare un cambiamento anche nello stile: le linee si sono ammorbidite e alcune parti del corpo, soprattutto il cranio, il collo e l’addome, che risulta più pronunciato, si sono allungati. Le caratteristiche appena elencate sono facilmente individuabili anche in una scultura colossale di Akhenaton, seppur danneggiata (fig. 7). I tratti del viso del re sono allungati, le labbra particolarmente pronunciate mentre gli occhi si assottigliano e si inclinano e il collo si allunga; le braccia sono magre, il busto, stretto in vita, si allarga sui fianchi e l’addome si fa sporgente.

7. Akhenaton, regno di Akhenaton, Il Cairo, Museo Egizio (credits)

Alcune di queste caratteristiche sono riconducibili alla raffigurazione di una donna. Per molto tempo si è pensato, infatti, che questo re fosse androgino o eunuco; o addirittura, per i più fantasiosi, che si trattasse di un alieno. Tuttavia gli studiosi che condussero ricerche sull’esperienza amarniana arrivarono a capire che si tratta di una raffigurazione idealizzata che rispecchia l’universalismo del dio Aten, il quale essendo creatore di tutto, racchiudeva in sé sia un lato maschile che uno femminile.

8. Busto di Nefertiti, regno di Akhenaton, Berlino, Neues Museum (credits)

Parlando di idealizzazione non può mancare un accenno al celeberrimo Busto di Nefertiti, il quale fu ritrovato nel laboratorio di uno scultore ad Akhetaten (fig. 8). Il busto veniva utilizzato come modello per produrne altri uguali. Dopo alcuni studi è stato dimostrato che si tratta di un ritratto idealizzato della regina: “nessun volto umano ha proporzioni stabilite in modo così matematicamente esatto. La testa di Nefertiti è un ritratto ideale” come ebbe a dire a riguardo Rosalind Krauss.

L’arte dell’esperienza amarniana iniziò ad addolcire i propri canoni durante la fine del regno di Akhenaton. Il declino di questo canone estetico proseguì durante il regno di Tutankhamon, figlio della cosiddetta Youger Lady e dello scheletro trovato nella tomba KV55 (probabilmente Akhenaton), entrambi figli di Amenhotep III e di Tye. Un esempio di questo cambiamento è dato dal famoso Trono (fig. 9) ritrovato tra i numerosi oggetti che costituiscono il corredo della tomba del giovane re (KV62). In particolare, lo schienale di questo oggetto ci fornisce una scena magnificamente conservata, nella quale troviamo Tutankhamon e Ankhesenamon (in origine Ankhesenpaaten, la terzogenita di Akhenaton e Nefertiti) in un momento di intimità. La regina è intenta a spalmare un unguento sulla spalla del marito, che rimane seduto ad osservarla, mentre entrambi vengono toccati dai raggi dell’Aten. Tale iconografia non può che rimandare alle manifestazioni di affetto e alle scene di intimità tra Akhenaton e Nefertiti.

9. Trono di Tutankhamon, regno di Tutankhamon, Il Cairo, Museo Egizio
(credits)

Dopo Tutankhamon lo stile amarniano venne accantonato: non fu più insegnato agli artigiani e il cosiddetto “stile tradizionale” caratterizzò le opere successive. Così come si perse la memoria di questa arte, si tentò di far perdere memoria anche di Akhenaton e dell’esperienza amarniana: il suo tentativo di istituire il culto dell’Aten e la damnatio memoriae ordinata a scapito del dio Amon furono giudicati come sovversivi e colpevoli di aver portato gli dèi a voltare le spalle al popolo egiziano.

A Tutankhamon succedettero prima Ay e poi Horemheb, ultimo re della XVIII dinastia, il quale determinò un confine netto tra l’esperienza amarniana e il ritorno alla tradizione. Ordinò la damnatio memoriae di Akhenaton, cosicché il suo ricordo andasse perduto; e le liste reali stilate durante la XIX dinastia fecero sì che da Amenhotep III si passasse direttamente ad Horemheb, cancellando i 32 anni in cui regnarono Akhenaton e i suoi coreggenti e successori, Tutankhamon e Ay.

Nonostante gli sforzi fatti da diversi re, tracce di vita di questi sovrani sono giunte fino a noi, permettendoci di conoscere questo particolare e unico momento della storia egiziana antica.

Articolo pubblicato da Vanessa Ferrando

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...