ArtShaker #34: Enrico Gamba, I funerali di Tiziano, 1855

Ma perché ogni cosa terrena si rivoglie al suo fine, e la vita nostra è un Sole che tramonta all’occaso per più non rinascere, per lo contagio seguito non potendo Tiziano ritirarsi alla patria, essendo serrati i passi, gli convenne correre la fortuna comune. Onde d’anni novantanove terminò il viaggio della vita ferito di peste il 1576, e benchè fossero vietati ad ognuno i funerali, gli furono dall’autorità dei maggiori conceduti gli onori della sepoltura.”

Così Carlo Ridolfi nel suo Le meraviglie dell’arte, ovvero le Vite degli illustri pittori veneti (1835) riferiva delle esequie di Tiziano. Nessun documento ha tuttavia confermato l’eccezionale permesso concesso dalla Repubblica Veneta in quell’occasione: la peste stava mettendo in ginocchio la città e altre zone dell’Italia, lo stesso Tiziano era stato vittima dell’epidemia. Per evitare i rischi del contagio erano stati vietati i raduni di un grande numero di persone, compresi i funerali. Dunque non c’è traccia del particolare onore concesso al grande artista, ma solo della celebrazione delle esequie avvenuta un anno dopo nella Chiesa di San Luca su richiesta dei pittori veneziani “per onorar la memoria di tanto pittore”, notizia che riporta anche lo stesso Ridolfi nel suo volume.

Questa è la fonte letteraria de I funerali di Tiziano, un olio su tela di Enrico Gamba (Torino, 3 gennaio 1831 – Torino, 19 ottobre 1883), presentato all’esposizione dell’Accademia di Brera del 1855. La grande tela a cui aveva lavorato per circa tre anni, come testimoniano i disegni conservati alla GAM di Torino, convince subito la critica e l’anno dopo è esposta alla Promotrice di Torino, dove è acquistata da re Vittorio Emanuele II. Nel 1899 l’opera sarà donata da Umberto I al Museo Civico torinese.

Enrico Gamba, I funerali di Tiziano, 1855, GAM di Torino. Fotografia dell’autore

Il successo registrato vale a Gamba la cattedra di Disegno di Figura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti. L’artista aveva svolto qui il suo percorso formativo, per poi perfezionarsi allo Städelsches Kunstinstitut di Francoforte, presso il tardo nazareno Steinle. Finiti gli studi aveva intrapreso un viaggio nel nord Europa con Frederick Leighton, pittore britannico preraffaellita. I due si sposteranno poi in Italia alla scoperta di Firenze, Verona, Padova e Venezia. La tela dei Funerali di Tiziano, concepita da Gamba in Germania e poi studiata dal vero a Venezia, è stata più volte letta come pendant ideale della coeva La Madonna di Cimabue portata in processione per le strade di Firenze di Leighton.

Frederick Leighton, La Madonna di Cimabue portata in processione per le strade di Firenze, 1853-55
Londra, National Gallery (credits)

Gamba si ricorda come uno delle colonne portanti del romanticismo storico in Piemonte, anche il questo caso il dipinto è la celebrazione in chiave drammatica di un’importante figura italiana, che richiamava la grandezza artistica e culturale. Negli anni cinquanta il tema dei grandi italiani del passato ha molta fortuna e sicuramente questo fattore contribuisce all’apprezzamento registrato a Milano e poi a Torino. I contemporanei gradiscono particolarmente i significati psicologici e morali, ma anche le capacità pittoriche dell’artista e l’eccellenza del disegno. Il soggetto era già stato affrontato da Nicolas-Auguste Hesse che al Salon parigino del 1833 esponeva Honneurs funébres rendus ai Titien, mort à Vanise pendant la peste du 1576. Ancora anni più tardi, nel 1866, Eugenio Moretti Larese realizzerà la sua versione de I funerali di Tiziano.

Eugenio Moretti Larese, I funerali di Tiziano, 1866
collezione privata di Vicenza (credits)

Sulla grande tela di Enrico Gamba (462×240 cm) sono distribuiti circa cinquanta personaggi. Soldati (1927) condannava la confusione data dai diversi nuclei d’azione, dalla varietà di tipi e gesti che rendevano la composizione frammentaria, rompendo l’unità della scena. È necessario pertanto procedere a un’analisi che prenda in considerazione i diversi settori per poter restituire l’entità del dipinto. Sul Canal Grande sfila un corteo di gondole che accompagna il catafalco che ospita il feretro di Tiziano Vecellio, accompagnato dal figlio Orazio, dalla figlia Cornelia e dalla nuora. Sulla stessa imbarcazione, posta al centro della composizione, Gamba inserisce un vescovo e alcuni prelati per dare maggiore solennità alla scena, e uno stendardo con la scritta TITIANO VECELLIO / CADVBRENSI PICTORI EXIMIO, / EQVITI CAESAREO / COMITIQ. PALATINO / VENETI PICTORES PIETATIS / ET/ HONORIS ERGO / SIC ITUR AD GLORIAM ripresa dal testo di Ridolfi. A bordo della prima gondola sulla destra sono gli allievi del maestro: Tintoretto in piedi accanto alla figlia Marietta, Paolo Veronese in abiti azzurri e Jacopo Bassano. Subito dietro una gondola si frappone tra l’osservatore e il catafalco e ospita un gruppo di frati, lodato persino da Soldati: “essi vivono. C’è dell’anima: c’è dello stile”. Chiudono il corteo i nobiluomini della città. In primissimo piano a sinistra un groviglio di cadaveri giace su una modesta barchetta. Sono le altre vittime dell’epidemia che i monatti e il prefetto di morìa in toga rossa stanno trasportando verso un’imprecisata sepoltura. Forte è il contrasto tra la salma del grande pittore trasportata in pompa magna e i corpi nudi degli appestati riposti alla rinfusa, morti d’altronde per la medesima causa.

L’architettura della Venezia cinquecentesca fa da sfondo alla scena immaginata da Gamba: a destra si intravedono Ca’ Foscari e il campanile della chiesa dei Frari, dove sarà sepolto Tiziano, a sinistra il campanile di San Barnaba. Questo studio architettonico unito a quello dei costumi conferisce una verosimiglianza e un realismo che cattura il pubblico.  È innegabile che le “tinte fredde, morte, grigiastre, monotone” facevano percepire la realtà attraverso “un leggero velo cinerognolo” (Vittorio Bersezio, 1855) che creava un’atmosfera patetica che colpiva la sensibilità dell’osservatore. Si noti questo dettaglio: alcun fiore riscalda il tetro catafalco di Tiziano, invece due fiorellini sono accanto al corpo del bambino, probabilmente riposti dalla madre, la figura affranta all’estrema sinistra. Gamba sceglie di non descrivere lo strazio in maniera plateale, la donna è difatti ritratta di spalle. Protagonista dovrebbe essere la celebrazione del grande maestro, ma la scena in primo piano racconta e evidenzia il senso di angoscia e paura che regnava in quel periodo a Venezia e in Italia.

Bibliografia essenziale

– V. Bersezio, Album della pubblica Esposizione del 1855, Torino: Società Promotrice Belle Arti Enrico Gamba, 1920, Torino: Edizioni d’arte E. Celanza
– M. Soldati, Catalogo della Galleria d’arte moderna del Museo Civico di Torino, 1927, Torino
– M.M. Lamberti, catalogo della mostra Cultura figurativa e architettonica negli Stati del Re di Sardegna, 1773-1861, 1980, Torino
– C. Ridolfi, Le meraviglie dell’arte, ovvero le Vite degli illustri pittori veneti, 1835, Padova: Tipografia e Fonderia Cartallier

Articolo pubblicato da Maria Riccardi

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