ArtShaker #36: il Palazzo Imperiale di Shenyang (Cina)

Da settembre a dicembre 2018  ho vissuto in Cina, più precisamente nella città di Shenyang. Sono partita perché avevo in sospeso una sfida con me stessa, ovvero fare un’esperienza all’estero da sola. Le emozioni e i ricordi che ho provato e vissuto in questa città sono incredibili: ho conosciuto moltissime persone di nazionalità diverse, ho avuto modo di approfondire una lingua affascinante come il cinese, ho riso e ho pianto, soprattutto quando è stato il momento di salutare le persone a me care. Ancora prima di partire avevo deciso che il Palazzo Imperiale di Shenyang sarebbe stato l’argomento della mia tesi di laurea magistrale, ma ovviamente non avevo chiaro cosa aspettarmi in quanto non avevo mai visto qualcosa di simile; e credo che una persona possa cogliere a pieno il concetto di “città proibita” solo passeggiando all’interno delle sue mura.

Ho visitato il palazzo cinque volte per necessità di ricerca, ma non c’è stata una volta, dopo la prima, in cui io non mi sia emozionata e non sia stata stupita dalla bellezza e dall’atmosfera di questo luogo. Le strade affollate, le file di automobili e i grandi centri commerciali non appartenevano più alla realtà che io stavo vivendo in quel momento: erano lontane e indistinte; mentre la storia e la cultura dei secoli passati erano vividi e chiari davanti ai miei occhi. Sono davvero entusiasta di aver scritto la tesi su questo luogo: mi ha lasciato molto sia a livello di conoscenza sia a livello di ricordi. Inoltre mi permette ora di scrivere questo articolo per voi.

In questo momento difficile per tutti mi sento in dovere, per quello che posso, di ricordare la bellezza della Cina, un paese che, nella difficoltà, sta riuscendo a trovare il modo di aiutare anche noi. Forza Italia! Forza Cina! Forza mondo! 意大利加油!中国加油!世界加油!


Si fa subito presente che in questo articolo verranno presentati quattro edifici del Palazzo Imperiale di Shenyang, uno per ciascuna fase di costruzione, scelti per via della loro rilevanza e del loro interesse: la Sala Dazheng, la Sala Chongzheng, il Palazzo Jiezhi e il Padiglione Wensu.

Fig. 1: veduta area del Palazzo Imperiale di Shenyang, Liaoning, Cina (credits)

Moltissime persone conoscono la Città Proibita di Pechino ma ignorano l’esistenza di un secondo Palazzo Imperiale cinese, dal 2004 Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Si trova nella città di Shenyang (沈阳, capoluogo della regione del Liaoning, nel nord-est della Cina, fig. 1) e sebbene più piccolo e di più recente costruzione, non manca di presentare il fascino tipico di questi luoghi, nonché alcuni elementi peculiari che lo differenziano dal primo, come il colore delle tegole smaltate che ricoprono i tetti: a Pechino sono completamente gialli, mentre a Shenyang troviamo i bordi del tetto evidenziati da tegole verdi (fig. 2). La costruzione avvenne in quattro fasi che coprono il XVII e il XVIII secolo, per volere di tre imperatori diversi.

Fig. 2: confronto tra i tetti di Shenyang (a sinistra) e quelli della Città Proibita di Pechino (a destra).
Foto dell’autrice

A volere questo palazzo fu un condottiero di nome Nurhaci (努尔哈赤), fondatore della dinastia dei Jin Posteriori e capo della tribù degli Jurchen, popolazione nomade che conquistò prima i territori della Manciuria, allora appartenenti alla dinastia Ming, e poi tutta la Cina. I discendenti di Nurhaci cambiarono il nome della dinastia in Qing (清朝) e riuscirono nell’incredibile impresa di conquistare Pechino (1644) grazie all’intelligente ed efficiente organizzazione dei cacciatori delle tribù in unità chiamate Bandiere (八旗) unitamente alla crisi della dinastia Ming.

La prima fase (1625-1626) è quella che presenta maggiori influenze jurchen: in fondo a un vasto piazzale, su un podio in pietra si trova la struttura principale chiamata Sala Dazheng (大政殿, fig. 2: sopra) o Tempio Ottagonale (八角殿), dalla quale si dipartono due ali, ciascuna di cinque edifici identici, che vanno sotto il nome di Dieci Padiglioni dei Principi, composti dai due Padiglioni dei Principi e gli otto Padiglioni delle Otto Bandiere e che rimandano alla tradizionale disposizione delle tende negli accampamenti militari jurchen.

Fig. 3: sopra, veduta anteriore della Sala Dazheng. In basso, particolare della decorazione recante i due draghi speculari, tesi per afferrare la perla infuocata al centro. Foto dell’autrice

La Sala Dazheng, luogo in cui Nurhaci svolgeva gli affari di stato, si presenta come una massiccia struttura ottagonale. Nonostante l’edificio sia dotato di quattro ingressi, è possibile distinguere quello utilizzato solo dall’imperatore poiché sulla pietra è inciso un dragone, simbolo col quale le persone identificavano il regnante: in questo caso Nurhaci ha adottato una simbologia cinese in modo da legittimare il proprio potere. A questo tentativo rimanda anche l’accesso della sala: due dragoni speculari e dorati sono attorcigliati attorno alle colonne e si tendono verso il centro nel tentativo di raggiungere una perla infuocata (fig. 3, sotto). All’interno le decorazioni sono numerose e anche qui il drago è l’elemento decorativo principale assieme alle fenici e ad alcuni mascheroni zoomorfi, presenti anche all’esterno, derivanti dalla tradizione tibetana.

Nel 1626 Huang Taiji ereditò il trono e ordinò la costruzione di alcuni edifici accanto alla sezione voluta dal padre. In queste nuove strutture si trovano alcuni elementi della cultura cinese, ma non mancano caratteristiche jurchen, a indicare che le radici nomadi di questa dinastia fossero ancora forti. Gli edifici da lui voluti si possono dividere in due gruppi: quelli pubblici e quelli nei quali, invece, si svolgeva la sua vita privata. La Sala Chongzheng (崇正殿), conosciuta anche come Sala del Trono Dorato, è il luogo dove Huang Taiji si occupava degli affari di stato e promulgava editti. Guardando all’interno della sala, ciò che salta subito all’occhio è un’imponente struttura di legno che racchiude il trono, sollevandolo da terra di un metro per conferirgli un’ulteriore aura di sacralità (fig. 4).

Fig. 4: Sala Chongzheng, interno. Foto dell’autrice

Questa costruzione è stata realizzata in un momento successivo per mano dell’imperatore Qianlong. La struttura architettonica richiama indubbiamente la tradizione della capitale Ming, tuttavia si trovano evidenti affinità decorative con la Sala Dazheng voluta da Nurhaci: anche si trovano i capitelli modellati come mascheroni zoomorfi ed il motivo dei due draghi speculari. Inoltre anche qui troviamo l’edificio rialzato da un podio.

Nel 1644 la capitale venne trasferita a Pechino e Shenyang acquisì il titolo onorifico di “capitale secondaria” (陪都). I successori di Nurhaci visitarono più volte il nord-est per portare omaggio alle tombe degli antenati e in queste occasioni sostavano al Palazzo Imperiale. Fu Qianlong a dare l’ordine di ampliare il palazzo (1746-1748), costruendo una sezione per l’Imperatrice madre e una per la propria vita pubblica e privata. Appena varcato il cancello a destra della sala Chongzheng si giunge nella zona scelta dall’Imperatrice madre come propria dimora in occasione del viaggio del 1754. Il primo edificio che si incontra è la Sala Yihe (颐和殿), oltre la quale si trova la sua residenza, chiamata Palazzo Jiezhi (介祉宫), nel quale si svolgeva la sua vita. Al suo interno si trova la tradizionale struttura del letto kang (炕), situata nella zona est dell’edificio (fig. 5): il kang era utilizzato sia come letto che come seduta ed era sollevato da terra da una struttura in mattoni che permetteva la circolazione di aria calda derivante dal camino presente all’interno del Palazzo Imperiale. A ovest si trova invece sistemato un salotto nel quale riceveva le visite quotidiane da parte del figlio, di sua moglie e delle concubine che vivevano all’interno del palazzo.

Fig. 5: Palazzo Jiezhi, interno. Foto dell’autrice

Tra il 1781 e il 1783, l’imperatore diede ordine di costruire una nuova sezione dedicata ad attività ricreative come scrittura, lettura e pittura. I colori di questa zona del palazzo sono diversi dai precedenti, in quanto prevalgono bianco, verde e nero a differenza dei precedenti rosso e giallo. Il Padiglione Wensu (文溯阁) fu edificato nel 1782 affinché custodisse i libri dell’Imperatore e una copia dell’enciclopedia da lui commissionata, chiamata “Collezione completa delle Opere delle Quattro Categorie, effettuata per ordine dell’imperatore” (四库全书). Gli scribi impiegarono dieci anni per completarla e successivamente ne vennero fatte sette copie, ciascuna destinata ad essere conservata in un palazzo diverso. I colori freddi si trovano anche nelle decorazioni pittoriche che rispecchiano la funzione dell’edificio con raffigurazioni di libri sulle travi. Nuvole e uccelli rimandano invece all’elemento dell’acqua: un’invocazione agli dei affinché proteggessero quel luogo dagli incendi (fig. 6).

Fig. 6: Padiglione Wensu, particolare della decorazione esterna. Foto dell’autrice

Il Palazzo Imperiale di Shenyang, oggi museo, è un luogo incredibilmente suggestivo: percorrerne le sale, i piazzali, i cortili e i vicoli avendo la possibilità di osservare questi edifici è come camminare attraverso la storia, la cultura e la vita di un’altra epoca e uscirne arricchiti di qualcosa. Con questo articolo, nonostante la situazione attuale, si spera, a distanza, di riuscire a fare altrettanto.

Bibliografia essenziale

  • J. Mailey, The Manchu Dragon. Costumes of the Ch’ing dynasty 1644-1912, The Metropolitan Museum of Art, New York, 1980
  • M. Sabattini, P. Santangelo, Storia della Cina. Dalle origini alla fondazione della repubblica, Laterza, Bari, 1986
  • P. K. Crossley, The Manchus, Blackwell Publishers, Cambridge, 2002
  • Y. Cai, Chinese Architecture, Cambridge University Press, New York, 2011
  • P. Wang, B. Chen, Imperial Palace of the Qing Dynasty in Shenyang, China Architecture & Building Press, Cina, 2016

Articolo pubblicato da Vanessa Ferrando

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