ArtShaker #37: vizi e virtù nel fregio di Nicolò dell’Abate a Palazzo Poggi (Bologna), 1550-51

Bologna, metà del XVI secolo. Una nuova forma di decorazione inizia ad arricchire le dimore delle nobili famiglie felsinee: il fregio. Una striscia dipinta che corre nella parte alta delle pareti e che racconta gli episodi di una narrazione, dispiegati come fotogrammi di un film. Racconti tratti dalle Sacre Scritture, dall’epica e dalla mitologia iniziano ad affollare le stanze delle abitazioni cittadine.

Una tra le prime dimore a vedere un brulicare di artisti e aiuti di bottega tra le sue sale è il palazzo appartenente alla nobile famiglia Poggi, situato in via di San Donato, oggi via Zamboni e sede del rettorato dell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna. Unico erede della famiglia, Giovanni Poggi, potente ecclesiastico e membro del consesso di intellettuali raccolti attorno all’Accademia Hermatena dell’umanista Achille Bocchi, decide – intorno al 1550 – di commissionare la ristrutturazione e la decorazione della propria residenza. Sebbene non vadano dimenticati i meravigliosi affreschi realizzati da Pellegrino Tibaldi al pian terreno, raffiguranti le storie di Ulisse, il vero  protagonista del rinnovamento è soprattutto il suo appartamento situato al piano nobile del palazzo. Esso ricopre un ruolo estremamente significativo poiché dotato di una doppia funzione: allo stesso tempo è alloggio privato del Cardinal Poggi, ma in virtù del suo ruolo quale esponente della Chiesa, anche luogo di rappresentanza. Questa doppia destinazione influisce notevolmente sul programma iconografico dei fregi elaborato in collaborazione con Bocchi. Se da una parte è la totale espressione dei gusti cortigiani del porporato, dall’altra è stato necessario operare una suddivisione interna dei temi. L’appartamento risulta così diviso in due sezioni: una pubblica, cui vengono destinate scene tratte dai racconti biblici, affrescata da Prospero Fontana, Pellegrino Tibaldi e aiuti, e una privata realizzata da Nicolò dell’Abate dove si prediligono storie tratte dalla mitologia, scene di paesaggio e della vita di corte del Cinquecento. Trait d’union tra le due sezioni è un ideale moraleggiante: la costante dicotomia tra comportamenti virtuosi e vizi, nei quali anche una personalità esemplare come quella di un cardinale potrebbe correre il rischio di imbattersi.

Emblematica, a tal proposito, è una delle sale affrescate da Nicolò dell’Abate nell’ala privata dell’appartamento cardinalizio: la cosiddetta Sala dei Concerti e delle Fatiche di Ercole. Nicolò dell’Abate, artista emiliano già ben affermato, realizza questa stanza intorno al 1550-1551, poco prima di partire per Fontainebleau al seguito di Francesco Primaticcio. Il fregio, che corre lungo tutte e quattro le pareti, è diviso dalla parte inferiore del muro da un bellissimo festone vegetale di gelsomini e ogni parete è scandita in settori, destinati ciascuno ad una scena.

Le due pareti più lunghe sono strutturate in tre aree principali, scandite da mensole prospettiche e dallo stemma della famiglia Poggi, composto dall’aquila con i sei monti. L’elemento dello stemma, principalmente decorativo, contribuisce anche alla datazione del fregio: in esso, infatti, sono assenti elementi di rimando alla carica ecclesiastica di Poggi – come ad esempio il galero cardinalizio che invece compare in altre stanze dell’appartamento – e dunque deve essere stato realizzato verosimilmente prima della nomina a cardinale avvenuta il 20 novembre del 1551. Al centro della composizione si situano le scene di vita cortigiana, ai lati quattro episodi delle fatiche di Ercole. Se nelle scene principali la mano di Nicolò dell’Abate è ben riconoscibile, i piccoli riquadri sono stati con ogni probabilità realizzati da aiuti di bottega.

Fig. 1: Nicolò dell’Abate e aiuti, Ercole lotta contro la cerva di Cerinea e Ercole uccide gli uccelli dello Stinfalo,
Credits: SMA, Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Bologna
Fig. 2: Nicolò dell’Abate, Concerto con cantante accompagnata da arpa, liuto e fiato, Credits: IBC Emilia Romagna

Incassata tra Ercole lotta contro la cerva di Cerinea e Ercole uccide gli uccelli dello Stinfalo (Fig. 1) è possibile apprezzare la prima delle scene di vita di corte, raffigurante dei musici intenti a suonare un’arpa e un liuto (Fig. 2). Sulla parete opposta, strutturata secondo lo stesso schema, i suonatori di viola, liuto e spinetta (Fig. 3) sono circondati da Ercole lotta contro Cerbero e Ercole lotta contro il leone Nemeo (Fig. 4). Una delle letture proposte vi vede il tentativo di indicare all’uomo affannato dalle proprie fatiche di non dimenticare di dedicare del tempo anche a rilassarsi con dei piaceri leciti e dilettevoli, ma anche un monito a non cedere al vizio e a seguire il virtuoso exemplum dell’eroe del mito. È evidente come l’intero fregio si configuri come traduzione in immagini della complessa personalità della figura del committente, uomo di Chiesa, ma ancor prima un nobile del Cinquecento. La stanza, inoltre, era con ogni probabilità destinata a feste e ricevimenti privati del cardinale: la musica non poteva non essere consentita come diletto per lo spirito.

Fig. 3: Nicolò dell’Abate, Concerto con suonatori di viola, liuto e spinetta, Credits: IBC Emilia Romagna
Fig. 4: Nicolò dell’Abate e aiuti, Ercole lotta il leone Nemeo e Ercole lotta contro Cerbero,
Credits: SMA, Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Bologna

Sulle altre due pareti, invece, scompaiono i riquadri destinati alle fatiche di Ercole e lo spazio della narrazione è interamente dedicato a due scene di vita cortigiana. Se alcuni vizi sono ammessi, a patto che ci si dedichi con moderazione, altri sono così rischiosi da compromettere la rettitudine del padrone di casa. Le due scene dedicate ai vizi più riprovevoli sono anche quelle che versano nel peggiore stato di conservazione. Nella prima alcuni elegantissimi personaggi, abbigliati secondo la moda e il gusto dell’epoca, sono intenti nel gioco delle carte (Fig. 5). Non un gioco qualsiasi, ma il Tarocchino Bolognese. Leggenda narra che questo gioco sia nato alla corte dei Bentivoglio all’inizio del XV secolo. Nel dipinto di Nicolò dell’Abate, infatti, si distinguono chiaramente alcune carte come un quattro di Bastoni, un otto di Spade e un sei di Denari. La qualità altissima di questa raffigurazione è purtroppo venuta meno a seguito dello strappo dell’affresco, eseguito per ragioni non del tutto chiare, e che ne ha compromesso irrimediabilmente alcune porzioni, soprattutto nella zona della vegetazione.

Fig. 5: Nicolò dell’Abate,  Il gioco dei tarocchi, Credits: IBC Emilia Romagna

Sulla parete opposta, occupata da un convito (Fig. 6), il danno del tempo e dell’uomo è ancor più grave. I lavori di ristrutturazione e ampliamento degli affacci su via di San Donato hanno completamente tagliato porzione della scena, rimaneggiata in seguito. Tuttavia, è sufficiente la splendida immagine dell’offerta della coppa di vino, rimasta intatta, a testimoniare l’altissima qualità artistica di Nicolò dell’Abate. Il gioco d’azzardo, l’abbandono all’ebrezza e ai piaceri terreni, sono deprecabili e vanno evitati. Nicolò, in questa sala, lascia a Bologna uno dei suoi capolavori e una straordinaria testimonianza di scena di genere del Cinquecento.

Fig. 6: Nicolò dell’Abate, L’offerta della coppa di vino, Credits: IBC Emilia Romagna

L’appartamento del Cardinal Giovanni Poggi è stato, lungo il corso dei secoli, al centro di numerosi cambi di destinazione. Nel Settecento, Palazzo Poggi diventa la sede dell’Istituto delle Scienze fondato dal nobile militare e scienziato bolognese Luigi Ferdinando Marsili. Quest’avventura accademica si dispiega per quasi un secolo nelle stanze del palazzo senza intaccare il fecondo frutto artistico di un secolo che ha visto la collaborazione di letterati e artisti. Oggi l’appartamento del Cardinal Poggi è fruibile e aperto al pubblico. È, infatti, sede dell’omonimo Museo di Palazzo Poggi (appartenente al Sistema Museale di Ateneo) nel quale sono conservate non solo le tracce delle straordinarie pitture murali, ma anche le meravigliose collezioni scientifiche frutto dei laboratori dedicati alla sperimentazione del XVIII secolo.

Bibliografia essenziale
– S. Beguin, Mostra di Nicolò dell’Abate, catalogo della mostra, Bologna, Alfa, 1969
– A.W.A. Boschloo, Il fregio dipinto a Bologna da Nicolo Dell’Abate ai Carracci (1550-1580), Bologna, Nuova alfa, 1984
– W. Bergamini, Nicolò dell’Abate in “Pittura bolognese del Cinquecento”, a cura di V. Fortunati, Bologna, Grafis Edizioni, 1986
– V. Fortunati, V. Musumeci (a cura di), L’immaginario di un ecclesiastico: i dipinti murali di Palazzo Poggi, Bologna, Compositori, 2000

Articolo pubblicato da Ottavia Mosca

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