ArtShaker #38: la collezione Arensberg

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È sempre interessante e utile conoscere informazioni riguardanti la vita quotidiana e personale degli artisti, specialmente quanto questa abbia potuto ispirarli, o averne influenzato la loro creatività. Tuttavia, non bisogna dimenticare i collezionisti e i mecenati, personaggi più o meno collegati agli artisti che, grazie alle loro finanze, hanno potuto determinarne talvolta il successo, se non addirittura la sopravvivenza. Oggi, pertanto, si leggerà dei coniugi Arensberg, Walter Conrad e Louise, che dopo aver passato la loro vita matrimoniale a collezionare opere degli artisti da loro preferiti, decisero infine di farne dono al Philadelphia Museum of Art, seguendo un classico stile filantropico ed evergetico (dal greco εὐεργετέω, ovvero “fare buone azioni”) di condotta di vita elitaria. Fu particolarmente forte il rapporto e il supporto che costoro diedero a uno dei più emblematici artisti del secolo scorso, Marcel Duchamp.

Rispettivamente figli di magnati industriali nel campo della siderurgia e del tessile, Walter e Louise si sposarono nel 1907: lui un “Harvard-man” – come Duchamp lo definì amichevolmente – laureato in Lettere e Filosofia nella famosa università statunitense, lei una prodigiosa pianista e soprano. Cominciarono a conoscere l’arte d’avanguardia europea nel 1913 in occasione dell’Armory Show di New York, una grande mostra tesa ad aggiornare l’arte statunitense, permettendo altresì al pubblico di conoscere e prendere confidenza con le novità dell’arte europea contemporanea. Inizialmente, la coppia acquisì manufatti di arte moderna e orientale, bizantina e rinascimentale. Tra le opere esposte figurarono importanti personalità artistiche, tra cui Constantin Brâncuși, George Braque, Paul Cézanne, alcuni esponenti fauves (Henry Matisse) ed espressionisti (E. L. Kirchner), con una prevalenza di presenze francesi. Anche l’arte di Duchamp fu presente alla mostra, facendo scandalo con il suo Nudo che scende le scale, N.2 (1912). Le altre opere di Duchamp presenti furono Giovane triste in treno (1911-12), Ritratto di giocatori di scacchi (1911), Il re e la regina circondati da nudi veloci (1912). Tutte furono vendute e vennero portate in mostra da Walter Pach, che Marcel conobbe in Francia per tramite dei fratelli verso il 1910. Walter Pach fu un critico d’arte statunitense, che partecipò alla realizzazione dell’Armory Show: insistette tramite corrispondenza affinché Duchamp si recasse personalmente a New York, dove era molto atteso. A lui va quindi riconosciuto un certo merito anche per l’iniziale costruzione dell’immagine sociale dell’artista francese. Fu dunque durante l’occasione dell’Armory Show che i coniugi conobbero l’opera del maestro francese.

M. Duchamp, Nudo che scende le scale, N. 2, 1912, olio su tela, 146 x 89 cm,
Philadelphia, Philadelphia Museum of Art (credits)

Appassionandosene, Arensberg avrebbe cominciato a comprare alcune opere di Duchamp, tra cui il Nudo precedentemente menzionato – ma di cui entrò in possesso solo nel 1919 – del quale peraltro aveva già un’altra versione (Nudo che scende le scale, N.3, 1916). Dopo essersi trasferiti a New York attorno al giugno 1915, e grazie alla mediazione di Walter Pach, Duchamp frequentò la casa e partecipò ai salotti organizzati dalla famiglia Arensberg con artisti e personaggi intellettuali, tra i quali Jean Crotti, Edgar Varèse, Man Ray, Arthur Cravan, Albert Gleizes e Francis Picabia. Nonostante frequentasse questi circoli intellettuali, dove erano presenti importanti figure, punto di riferimento per il panorama artistico newyorkese, Duchamp non vi si legò mai strettamente. Infatti, a quel tempo egli praticava già quella indifferenza estetica nei confronti della vita e dell’arte che lo avrebbe per sempre caratterizzato e reso celebre.

Durante le serate organizzate dagli Arensberg nella loro dimora si organizzavano feste, giochi e dibattiti che si protraevano fino alle prime ore del mattino; talvolta diventavano anche delle uscite tra amici nei locali per bere e divertirsi. Un curioso aneddoto riporta che, durante una di queste uscite, Walter e Duchamp dovettero prendere le difese delle donne affiliate al proprio gruppo dagli scherni di altri clienti ubriachi. La disputa si concluse con Walter messo k.o. e Duchamp leso da un pugno indirizzato al suo orecchio. Tuttavia, l’infelice episodio non impedì loro di continuare a frequentare locali per divertirsi. Anche nella loro casa di Hollywood, dove era collocata la loro collezione, i due coniugi ospitarono amici, tra cui anche Duchamp. Walter si avvicinò molto al francese (entrambi amavano il gioco degli scacchi), al quale aprì le porte della propria dimora sin dal 1915.


Marcel Duchamp, Con rumore segreto, 1916, Tecnica mista,
Philadelphia, Philadelphia Museum of Art (credits)

Arensberg commissionò all’amico la realizzazione di un’opera molto particolare. Il ready made Con rumore segreto (1916) è frutto di un duplice intervento: Duchamp creò il contenitore entro cui Walter segretamente nascose qualcosa di misterioso, della cui entità lo stesso artista rimase sempre all’oscuro. Infatti, Walter divenne negli anni particolarmente interessato e affascinato dai linguaggi criptici e dai codici, e in generale dai linguaggi misterici. Dopo intensi studi effettuati tra il 1915 e il 1920, arrivò a proporre una lettura criptata della Divina Commedia dantesca e sulla misteriosa figura di Shakespeare, che egli analizzò tramite l’uso di anagrammi e giochi di parole. Tra gli scritti, prodotti da alcuni suoi collaboratori appositamente assunti per la ricerca, figurano: La tomba di Francis Bacon e sua moglie a Lichfield (1924), Le chiavi baconiane (1928), Il mistero shakespeariano (1928), Il magico anello di Francis Bacon (1929). Precedentemente, Walter pubblicò a proprie spese i seguenti testi: La crittografia di Dante (New York, 1921), La crittografia di Shakespeare, Parte Prima (Los Angeles, 1922), La tomba segreta di Francis Bacon a Lichfield (San Francisco, 1923).

Beatrice Wood, Louise Stevens-Arensberg e Walter Conrad Arensberg con Marcel Duchamp, in visita per la prima volta all’abitazione di Hollywood dei coniugi, 17 agosto 1936
© Artists Rights Society (ARS), New York / ADAGP, Paris / Succession Marcel Duchamp

Questa passione era affine a quella di Duchamp, che si divertiva con i giochi di parole, specialmente contaminandoli con il linguaggio visivo. Inoltre, l’artista francese divenne il mentore, nonché l’agente d’investimento nelle opere d’arte per gli Arensberg. Da evidenziare in ultimo, nei periodi di maggiore ristrettezze economiche, Walter e Louise non mancavano di acquisire opere di Duchamp, così da poterlo sostenere, garantendosi al contempo un arricchimento della propria collezione: Walter si autodefinì come la Guardia silenziosa di Marcel, ragione per la quale riuscì a garantirsi l’acquisizione di un nutrito numero di opere dell’artista. Inoltre, sempre grazie al loro sostegno, a New York si radunò un gruppo Dada, parallelo a quello svizzero di Tristan Tzara, come avvenne per gli altri gruppi sparsi in Europa. Nacque poi sempre grazie a loro la Society of Indipendent Artists, la cui prima mostra avvenne nel 1917 (The 4 Musketteers). Fu questa l’occasione durante la quale Duchamp provocatoriamente presentò l’Orinatoio, firmato R. Mutt: l’opera fu nascosta durante l’evento e quindi buttata alla sua conclusione. Continuando a interessarsi ai linguaggi occulti, in particolare a quello artistico di Francis Bacon, verso la metà degli anni Trenta Walter diede vita alla Francis Bacon Foundation di Los Angeles, il cui scopo fu di proseguire queste particolari ricerche. Verso gli anni Sessanta e fino alla chiusura del 1995, la Foundation’s Library sarebbe poi confluita nel Claremont Colleges (California). Successivamente, il materiale passò alla Huntington Library di San Marino (California), che cedette al Philadelphia Museum of Art la maggior parte della documentazione.

Marcel Duchamp, Fontana, 1917 (replica del 1964), Londra, Tate
© Succession Marcel Duchamp/ADAGP, Paris and DACS, London 2020

Già dagli inizi degli anni Quaranta i coniugi cominciarono a cercare una sede stabile e definitiva per la loro raccolta. Nel 1949 fu quindi possibile mostrare a un ampio pubblico la loro collezione all’Art Institute of Chicago. E’ significativo a questo punto evidenziare che per l’esposizione due aree dell’istituto furono dedicate specificamente ai due artisti maggiormente stimati dalla coppia: Constantin Brâncuși e Marcel Duchamp. Nonostante non divenne la sede definitiva della collezione, il museo di Chicago ebbe certamente l’importante merito di aver pubblicizzato la coppia e le loro collezioni.

Louise Arensberg morì di cancro nel 1953 e il marito la seguì poco tempo dopo, non permettendo quindi a nessuno dei due di vedere incoronato il proprio sogno. Rispettando il legato testamentario, il 16 ottobre 1954 la collezione Arensberg fu esposta integralmente e inaugurata nel Philadelphia Museum of Art. La ricerca di una sede definitiva per la collezione fu abbastanza travagliata, ma Walter fu infine sicuro di voler radicare la collezione nel suo territorio d’origine, la Pennsylvania, dove si trova anche la sua città natale. Il 22 dicembre 1950, gli Arensberg e Duchamp sottoscrissero in veste ufficiale il lascito al museo di Philadelphia.

Se si consulta il sito web del museo statunitense, tra i collectors celebrati figurano anche i coniugi Arensberg, che vengono ancora ringraziati per il loro straordinario dono quale fondamentale patrimonio dell’istituzione. Come si può vedere, gli Arensberg collezionarono un gran numero di manufatti, eterogenei tra loro, differenti sia per la distanza spaziale, sia temporale che li separa, sia per le qualità formali che li caratterizzano, sia per la tecnica d’esecuzione. Una testimonianza importante dunque della storia di diverse civiltà e culture, che sono state restituite alla collettività come patrimonio culturale condiviso, accessibile per chiunque.

Bibliografia essenziale

  • N. Sawelson-Gorse, One Hundred Years at the Art Institute: A Centennial Celebration, in “Art Institute of Chicago Museum Studies”, Vol. 19, No. 1, pp. 80 – 101 e 107-111, The Art Institute of Chicago, 1993
  • A. Tizzo (trad.), Marcel Duchamp. Ingegnere del tempo perduto. Conversazione con Pierre Cabanne, Milano, Abscondita, 2009
  • M. R. Taylor, The Armory Show at 100, in “Archives of American Art Journal”, Vol. 51, No. 3/4, pp. 50 – 65, The University of Chicago Press on behalf of The Archives of American Art, Smithsonian Institution, Fall 2012

Articolo pubblicato da Elia Baroni

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