Philippe Besson, “Non mentirmi” (Recensione)

Non mentirmi di Philippe Besson, pubblicato in Italia da Guanda nel 2018

Perché tu non sei come gli altri, perché si vede solo te e neppure te ne rendi conto.
Perché tu te ne andrai e noi resteremo.

Il presente è un tempo fallace e menzognero se poggia su fragili pilastri di un passato non ancora narrato. Questo, Philippe Besson – l’uomo, prima dell’autore di questo romanzo – lo sa bene, sa che non deve mentire, glielo imponeva sua madre sin da quando era un bambino. Eppure, della propria capacità di creare storie fittizie così vicine alla realtà, ne ha fatto un lavoro: è divenuto uno scrittore. In quanto tale sa bene come la vita alle volte riesca a scombinarci i piani, mettendo in discussione tante nostre certezze, ma rimane ugualmente interdetto quando, nella hall di un albergo, alle prese con un’intervista sul suo ultimo romanzo, gli si profila davanti un’apparizione inverosimile: la figura di un ragazzo, di Thomas, di quel Thomas di più di vent’anni fa, quand’ancora entrambi andavano al liceo. Sa che è impossibile, eppure eccolo lì, davanti a lui. E a Philippe – ora più uomo che scrittore – non rimane altro che gridare il nome di quel ragazzo venuto dal passato per attirarne l’attenzione. Inizia così Non mentirmi, tra gli ultimi romanzi pubblicati dall’autore francese, un veritiero tentativo di recuperare la propria storia e gli affetti di un tempo, dando loro un senso: riavvolgendo il nastro della propria vita, riascoltandola, sarà capace di comprenderla meglio, e quindi di raccontarla, e raccontarcela.

Veniamo repentinamente catapultati nel 1984, quando Philippe stesso, allora un diligente e timido liceale, inizia a comprendere meglio sé stesso, il proprio corpo, le proprie necessità: ha il primo rapporto sessuale con un ragazzo. Non si tratta di uno qualsiasi, bensì di Thomas Andrieu, il fascinoso ragazzo di campagna di cui tutti osservano la bellezza ieratica: un vero maschio, in sella alla sua moto, taciturno e disinteressato e che guarda il mondo appoggiato al muro del cortile della scuola. Tutti lo reputano il solito rubacuori eppure un semplice, piccolo biglietto, ne distrugge le apparenze agli occhi di Philippe. Comincia così una relazione segnata dalla clandestinità, consumata nella palestra della scuola: sono queste le uniche possibilità in una provincia dove l’omosessualità è additata come abominio, e votata al silenzio. Nell’intimità dei loro incontri, infatti, Philippe ha modo di entrare nell’animo di Thomas, che comunica non con le parole, ma tacendo, avvolgendo entrambi in un silenzio che, per usare una locuzione fin troppo sfruttata ma qui perfettamente calzante, è estremamente eloquente. Tuttavia, Thomas sa già che questa relazione, così come gli incontri segreti, saranno destinati a finire, non perché la loro passione si stia estinguendo, ma perché Philippe è l’unico ragazzo a cui un giorno sarà permesso di “evadere” dal clima asfissiante della provincia, l’unico in grado di costruirsi un futuro fuori dalla Charente meridionale – la regione francese in cui è ambientato il romanzo. Tutti gli altri – Thomas incluso – sanno di non avere altra scelta se quella di continuare nel moto perpetuo di un destino minimo, senza grandi speranze od obiettivi di ampio respiro.

È con una brusca interruzione, il dolore e l’incapacità di comprendere che la frequentazione tra i due si interrompe; ma la vita continua, Philippe si fa forza e va per la propria strada diventando di anno in anno lo scrittore che oggi tutti conoscono. Eppure, incontri come questi non ci lasciano mai indenni, lo sappiamo bene: vivono con noi quiescenti, invisibili al nostro cuore, per poi tornare un giorno, improvvisi come fantasmi. Philippe, così, torna a riflettere a più riprese su quel periodo, chiedendosi se quella parentesi con Thomas sia veramente accaduta, se quegli incontri furtivi nella palestra della scuola, fuori dagli orari delle lezioni, non siano invece il frutto della sua immaginazione, della sua incredibile capacità di mentire generando storie. Si accorge così che fino a quel momento ha ingannato i propri lettori, avendo detto loro di non aver mai raccontato nulla di sé stesso nei propri romanzi. Non è così: da Un ragazzo italiano a Quando finisce un amore – gli altri romanzi precedentemente pubblicati da Besson – piccoli dettagli, una frase, un nome, un particolare fisico hanno ricostruito, parcellizzandola, la vita e la storia di Thomas. Non vere e proprie menzogne quindi, solo la volontà di tenersi stretto l’amore per quel ragazzo che, per mezzo anno scolastico, seppe fargli conoscere sé stesso e la passione fisica per l’altro.

Ora Philippe si ritrova a scrivere un romanzo, Non mentirmi, dove il titolo stesso denuncia la volontà di raccontare tutto, di sé stesso e di Thomas, senza dir più alcuna bugia. Recuperando e rielaborando ancora una volta il materiale dei romanzi precedentemente pubblicati, Philippe – questa volta, figura coincidente tra l’uomo e lo scrittore – ricostruisce la propria storia, il proprio passato e, infine, quello di Thomas. Viene in suo soccorso un piccolo ma decisivo aiuto esterno, proprio da quel ragazzo che Besson vede nella hall dell’albergo, all’inizio del racconto. Non si tratta del Thomas degli anni Ottanta, è chiaro, tuttavia ha con quest’ultimo un rapporto particolare, che permette a Philippe – ancora una volta, come uomo e scrittore al contempo – di recuperarne la memoria, di riempire i vuoti lasciati in sospeso, di comprendere che ne è stato di lui dopo la fine della loro relazione. Nasce così Non mentirmi, una storia vera, la storia dell’autore che l’ha generata, nel solco felice della non-menzogna: è una sorta di liberazione per lo stesso Besson, un romanzo che insegna a noi e a lui in prima persona che la verosimiglianza può sempre trovare il modo di lasciare il proprio posto alla verità. Philippe Besson abbraccia questa teoria, dà voce al proprio passato senza alcuna vergogna e lascia parlare il pesante silenzio che Thomas, tanti anni prima, non seppe tramutare in parole.

È stato amore, chiaramente.
E domani sarà un grande vuoto.

Link alla recensione del nuovo romanzo di Philippe Besson, Un certo Paul Darrigrand

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

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