ArtShaker #45: il Polittico Quaratesi di Gentile da Fabriano, 1425

Identificare gli anni del primo Quattrocento come quelli delle grandi rivoluzioni del Rinascimento fiorentino, con protagonisti i celebri Brunelleschi, Donatello e Masaccio, è per noi oggi automatico, eppure il panorama artistico della città al tempo aveva un aspetto assai più variegato. Assieme agli artisti appena citati, a Firenze operavano personalità di spirito assai diverso che non godevano certo di poca fama, ma che sono stati per lungo tempo messi da parte e dimenticati; tra questi un posto di prim’ordine spetta a Gentile da Fabriano. La lunga dimenticanza di questo artista è frutto di quella visione evoluzionistica della storia dell’arte che, a partire dal Cinquecento e dalle pagine di Giorgio Vasari, ha portato a vedere il suo stile, legato ai moduli del Gotico internazionale, come “ritardato” rispetto alle novità della “maniera moderna” e quindi da accantonare. Eppure l’apprezzamento di cui l’artista godette al tempo è confermato dalle prestigiose commissioni ricevute nelle tante città in cui si trovò ad operare.

Nato nella cittadina marchigiana di Fabriano, molto giovane Gentile dovette spostarsi in Lombardia, dove avvenne la sua prima formazione, e ben presto iniziò la sua vita da “artista itinerante”, così come era nello spirito degli artisti del Gotico internazionale che, alla stabile attività di bottega radicata in un’unica città, preferivano mettersi al servizio di diversi signori in sempre nuovi luoghi. La città in cui l’artista riscosse maggior successo all’inizio della sua carriera fu Venezia dove operò a più riprese per più di un decennio lasciando dietro di sé una folta schiera di allievi e ricevendo commissioni di grande prestigio che lo fecero conoscere ed apprezzare in tutta l’Italia Settentrionale fino a Firenze. Gentile giunse nella città toscana nel 1420, ma la sua fama dovette di certo precederlo come testimonia la commissione nello stesso anno della famosa pala con l’Adorazione dei Magi da parte di Palla Strozzi, uno dei cittadini più colti e ricchi di Firenze, che destinò l’opera alla propria cappella nella prestigiosa basilica di Santa Trinita. In questo magistrale capolavoro Gentile fece sfoggio di tutta la sua maestria riscuotendo ampio apprezzamento da parte della committenza e consacrando così definitivamente la sua fama nella città. A poca distanza dal completamento di questa prima opera, avvenuto nel 1423, egli ricevette l’incarico di realizzare il polittico per l’altare maggiore della chiesa di San Niccolò Oltrarno da parte di Bernardo Quaratesi, esponente della ricca borghesia mercantile fiorentina, che in quegli anni era stato il finanziatore dei lavori di rifacimento della chiesa (Fig. 1).

1. Gentile da Fabriano, Ricostruzione del Polittico Quaratesi, 1425 (credits)

Il Polittico, considerato uno dei capolavori di Gentile da Fabriano, rimase custodito all’intero della basilica di certo fino al 1830, successivamente venne smembrato e le sue parti sono oggi custodite in diversi musei. Dei cinque scomparti centrali la Madonna col Bambino si trova presso la National Gallery di Londra mentre S. Maria Maddalena,S. Nicola di Bari, S. Giovanni Battista e S. Giorgio sono custoditi presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. Gli scomparti della predella, raffiguranti storie della vita di San Nicola (Nascita di S. Nicola, S. Nicola dona tre palle d’oro alle fanciulle povere, S. Nicola salva una nave dal mare in tempesta, S. Nicola salva tre giovani messi in salamoia, Miracolo dei pellegrini alla tomba di S. Nicola), si trovano invece presso la Pinacoteca Vaticana, ad eccezione del Miracolo dei pellegrini conservato alla National Gallery of Art di Washington. Come spesso è accaduto per opere di questa tipologia, lo smembramento ha portato alla perdita di parte dell’antica carpenteria. Gli scomparti centrali hanno fortunatamente conservato la splendida cimasa dorata impreziosita da figure di angeli, santi e cherubini, mentre sono andati perduti gli archetti pensili che incorniciavano le storie della predella, di cui rimane traccia nel solo pannello con S. Nicola salva una nave dalla tempesta (Fig. 2).

Gentile da Fabriano, San Nicola che salva una nave dalla tempesta, predella del Polittico Quaratesi, 1425, Roma, Pinacoteca Vaticana (credits)

All’interno di questo polittico sono ravvisabili tutti gli aspetti più caratteristici dell’arte di Gentile. Osservando l’opera si viene subito catturati dal calore e dalla preziosità della materia cromatica; tale effetto è dovuto al fatto che Gentile dipinse le figure dei santi direttamente sulla lamina d’oro che riveste l’intera superficie dell’opera. L’artista aveva una grande predilezione per l’utilizzo di questi materiali preziosi che era in grado di manipolare abilmente mediante sofisticate tecniche artigianali come la punzonatura, qui utilizzata per realizzare le aureole dei santi e alcuni dettagli delle loro vesti. La maestria dell’artista si esplicita inoltre nella sapiente resa pittorica di ogni dettaglio, nel modo in cui egli tratta le stoffe intessute di ori e decori ricercati, nell’attenzione con cui identifica le gemme preziose, nella morbida resa degli incarnati dei suoi personaggi. Per comprendere le strabilianti capacità dell’artista è sufficiente osservare la casula qui indossata da San Nicola in cui, in sei piccole scene, sono raffigurati alcuni episodi dell’Infanzia di Cristo con una tale meticolosità che sembra realmente di osservare un tessuto ricamato dalle mani di un sapiente artigiano (Figg. 3 e 4).

3. Gentile da Fabriano, Presentazione al Tempio, dettaglio della veste del San Nicola di Bari, 1425, Firenze, Uffizi (credits)
4. Gentile da Fabriano, Fuga in Egitto, dettaglio della veste del San Nicola di Bari, 1425, Firenze, Uffizi (credits)

Questa maestria artigiana si accompagna in Gentile ad una grande vivacità intellettuale come dimostra il fatto che egli in quest’opera non manchi di confrontarsi con le novità del Rinascimento fiorentino. Per comprendere in che modo Gentile abbia guardato all’arte del tempo può essere utile mettere a confronto la Maddalena del Polittico Quaratesi con quella, dipinta oltre un decennio pima, nel Polittico di Valle Romita (Milano, Pinacoteca di Brera, 1410 c.) (Fig. 5 e 6). La figura fiorentina possiede maggiore monumentalità e plasticità, ottenuta mediante un più intenso impiego del chiaroscuro e con l’individuazione di una fonte luminosa, tenue ma determinata, proveniente da sinistra; la sua posa è inoltre più semplice e composta, i suoi piedi poggiano saldamente al terreno e i suoi gesti sono eloquenti e definiti senza tuttavia sottrarre eleganza e preziosità alla figura. Queste soluzioni compositive sono prova di un apprezzamento da parte di Gentile delle novità introdotte in questi anni da Masaccio.

5. Gentile da Fabriano, Santa Maria Maddalena dal Polittico Quaratesi, 1425, Firenze, Uffizi (credits)
6. Gentile da Fabriano, Santa Maria Maddalena dal Polittico di Valle Romita, 1410 ca., Milano, Pinacoteca di Brera (credits)

Ancora molto interessante è a proposito osservare l’episodio della predella con il Miracolo dei pellegrini alla tomba di San Nicola (Fig. 7). La scena è ambientata all’interno di uno spazio ecclesiastico ricostruito con un attento e moderno utilizzo della prospettiva. È bellissimo osservare i dettagli della scena, Gentile rappresenta con precisione la moltitudine di pellegrini che si reca alla tomba del Santo ma soprattutto descrive minuziosamente l’apparato decorativo della chiesa. Nell’abside è facilmente riconoscibile un mosaico raffigurante Cristo in mandorla con dalla Vergine e da San Nicola al di sotto del quale trovano posto alcuni episodi della vita del santo e ancora, al termine delle due navate laterali, sono visibili degli altari con i loro polittici e, sulla destra, una Crocifissione e un monaco che emerge dalla penombra del locale.

7. Gentile da Fabriano, Miracolo dei pellegrini alla tomba di San Nicola, predella del Polittico Quaratesi, 1425, Washington, National Gallery of Art (credits)

Osservando quest’opera comprendiamo come Gentile fosse capace di mettere insieme le novità del plasticismo e della prospettiva rinascimentale all’attenzione per il particolare e al tratto dolce e prezioso tipici della sua maniera. Il Polittico Quaratesi attesta la grande vivacità artistica e culturale che dominava a Firenze nei primi anni del Quattrocento e testimonia come, tra artisti di formazione e spirito assai diversi, esistesse un dialogo molto forte. Quest’apertura alle novità dell’arte rinascimentale permise a Gentile di essere apprezzato anche dalle generazioni successive di artisti che, pur operando secondo canoni estetici assai diversi, non smisero di meravigliandosi al cospetto delle sue opere. Ne è un esempio Michelangelo Buonarroti, artista di formazione e temperamento molto diverso che, a più di un secolo di distanza, dirà ancora di Gentile che egli nel dipignere aveva avuto la mano simile al nome.

Bibliografia essenziale

  • Luigi Grassi, Considerazioni intorno al ‘Polittico Quaratesi’, in «Paragone. Arte», II, 1951, 15, pp. 23-30
  • Luigi Grassi, Tutta la pittura di Gentile da Fabriano, 1953, Milano, Rizzoli
  • Gli Uffizi. Catalogo generale, 1979, Firenze
  • Andrea De Marchi, Gentile da Fabriano, 1998, Firenze, Giunti
  • Luciano Bellosi, Come un prato fiorito: studi sull’arte tardogotica, 2000, Milano, Jaca Book
  • Gentile da Fabriano agli Uffizi, a cura di Antonio Cecchi, 2005, Milano, Silvana Editoriale
  • Gentile da Fabriano e l’altro Rinascimento, Cat. Mostra 2006, Roma, Stiligrafica
  • Andrea De Marchi, Gentile da Fabriano: un viaggio nella pittura italiana alla fine del gotico, 2006, Federico Motta

Articolo pubblicato da Elena Squadrito

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