Fiona Apple, “Fetch the Bolt Cutters” (Recensione)

Fetch the bolt cutters, si chiama così il nuovo e quinto album della cantautrice e pianista newyorkese Fiona Apple, che segna un grande ritorno dopo un silenzio durato ben otto anni, iniziato con l’interruzione del tour di The idle wheel – considerato unanimemente tra i miglior album dello scorso decennio – per stare vicina al suo cane morente.  Il titolo vuol dire letteralmente “portami le cesoie”, frase pronunciata da Stella Gibson, protagonista della serie poliziesca The Fall, splendidamente interpretata da Gillian Anderson, mentre si rivolge a un suo collega per liberare una ragazzina tenuta in ostaggio dai suoi aguzzini. Da questa frase si può capire molto del fil rouge che collega tutto quest’album; letto in chiave politica è stato definito un manifesto del movimento me too con le toccanti e arrabbiate storie raccontate da brani come newspaper e for her, brano in cui la protagonista si rivolge direttamente al proprio stupratore con la raggelante frase: you raped me in the same bed your daughters was born; pur raccontando l’esperienza di un’altra donna riecheggia tutta la rabbia di Fiona che ha subito violenza all’età di dodici anni e solo oggi ha avuto il coraggio di affrontare in maniera così aperta e senza peli sulla lingua un argomento cosi viscerale e sofferto.

Quest’album non è solo un manifesto politico ma molto di più. Infatti, il titolo si può intendere benissimo non solo come liberazione nel senso più femminista del termine, ma anche in chiave molto più intimista e personale: una liberazione da situazioni di stallo psicologico e dalle insicurezze, come il suo silenzio durato otto anni passati quasi tutti tra le rassicuranti mura della propria casa sul mare. Perché è proprio questo che è l’album, un invito a superare la soglia d’ingresso della sua casa e ad assistere in ogni stanza alla registrazione di ognuno dei tredici brani, i quali sembrano improvvisati sul momento, tra un abbaiare del suo cane che fa quasi da contro canto nel brano che dà il titolo all’album, fino a piatti, pareti, perfino ossa del suo cane morto, usati come se fossero percussioni. Il tutto risulta caotico, confusionario, ma splendidamente autentico e genuino. Il pianoforte è quasi accantonato a favore del vero strumento di questo album: la voce che non cambia solo tra una canzone e l’altra ma addirittura tra una strofa e l’altra. Talvolta graffiante, talvolta dolce, in alcuni brani la sentiamo affievolirsi fino a un miagolio, per poi crescere di timbro e diventare un urlo liberatorio. Una voce metamorfica che accompagna tutte le strofe di questo splendido album.  Siamo grati a Fiona di farci abbandonare nelle nostre case almeno solo per un’ora, lasciandoci trasportare nel tour della sua dimora, dove ogni stanza ha da raccontarci una storia e dove ogni canzone vuole essere un’epifania per accettare il passato con un canto liberatorio.

L’ascolto del disco non risulta semplice, anzi il contrario, è caotico, confuso, viscerale, contraddittorio, non sai mai cosa aspettarti, ma tutto questo non è un difetto, ma il suo punto di forza, perché risulta fresco, genuino, divertente e affascinante come una chiacchierata con una amica che non vedi da tanto. Speriamo solo di non dover aspettare altri otto anni per un altro album, con la coscienza e la consapevolezza che Fiona è sempre una garanzia e che ogni suo album lo è con lei.

Tracklist

  1. I Want You to Love Me – 3:57
  2. Shameika – 4:08
  3. Fetch the Bolt Cutters – 4:58
  4. Under the Table – 3:21
  5. Relay – 4:49
  6. Rack of His – 3:42
  7. Newspaper – 5:32
  8. Ladies – 5:25
  9. Heavy Balloon – 3:26
  10. Cosmonauts – 3:59
  11. For Her – 2:43
  12. Drumset – 2:40
  13. On I Go – 3:09

Articolo pubblicato da Umberto Pasqualini Lancellotti

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