ArtShaker #51: Rodolfo II d’Asburgo e la sua collezione d’arte e curiosità

Ciò che conosceva si sentiva in obbligo di avere.

Arciduchessa Maria di Stiria

L’imperatore Rodolfo II d’Asburgo (Fig. 1) è una figura controversa: è stato definito pazzo e addirittura posseduto dal demonio; fu un uomo malinconico, amante dell’alchimia, poco interessato alla politica estera e un raffinato collezionista. Nella sua Kunst-und-Wunderkammer fu in grado di accorpare un’importantissima e affascinante collezione di opere d’arte e di curiosità. La vita politica lo avrebbe attirato se non fosse stato per i consiglieri, dei quali necessitava ma che disprezzava per via della loro natura melliflua. Preferiva quindi passare la maggior parte del tempo non solo nella sua Kunstkammer, ma anche nei laboratori degli alchimisti e negli atelier degli artisti. Alcuni di questi, infatti, oltre a divenire suoi agenti per l’acquisto di oggetti d’arte, divennero anche diplomatici che egli inviò in diverse corti d’Europa. Si è accennato all’imponenza della collezione appartenuta a questo imperatore, ma come riuscì in questa monumentale impresa?

1. Joseph Heintz il Vecchio, Ritratto di Rodolfo II d’Asburgo, 1592, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Rodolfo nacque dall’unione tra l’arciduca Massimiliano degli Asburgo d’Austria (futuro imperatore Massimiliano II) e Maria di Spagna, i quali gli conferirono una doppia discendenza da Giovanna di Castiglia detta “la Pazza”. La sua adolescenza venne segnata da un’esperienza di quasi otto anni alla corte spagnola, presso la quale si recò su invito dello zio Filippo II. La corte madrilena, ben più chiusa e conservatrice rispetto a quella viennese, era influenzata da Maria di Spagna, donna fredda, austera e fervente religiosa. Gli insegnamenti dello zio spagnolo si manifestarono nell’atteggiamento di Rodolfo quando questi prese parte agli affari dell’Impero: non permetteva che la sua posizione venisse messa in dubbio dai consiglieri, esigeva la massima obbedienza da tutti. In pubblico si mostrava apatico, ma talvolta veniva preso da violenti eccessi di rabbia. Eppure, nella vita privata era capace di essere una persona amichevole, purché coloro che riceveva avessero qualcosa di interessante o di originale da raccontargli. Tutti gli osservatori a lui contemporanei notarono la sua intelligenza e un competente senso estetico, che lo portarono a diventare il grande collezionista e mecenate che fu. Tornato a Vienna, Rodolfo ebbe modo di respirare un’atmosfera completamente diversa rispetto a quella della corte di Madrid: l’ormai imperatore Massimiliano II accolse alla sua corte umanisti di diverse confessioni religiose che stimolarono la curiosità del principe.

Quando Massimiliano II morì (1576), Rodolfo, già re di Boemia e d’Ungheria, venne incoronato imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Rodolfo II. Ereditò un regno instabile e fin da subito si presentarono tensioni nel rapporto coi fratelli minori, soprattutto con Mattia, uomo ambizioso e dal carattere deciso. Uniti ad altre preoccupazioni, come quella del matrimonio, nel corso del suo regno questi conflitti lo portarono a vivere forti crisi di malinconia che non lo abbandonò mai del tutto.

2. Un disegno del castello di Hradčany a Praga

Dal 1583, con decreto imperiale, Praga venne dichiarata nuova capitale dell’Impero. Rodolfo II prese questa decisione per via dei rapporti tesi con la propria famiglia, dalla quale volle allontanarsi. L’imperatore si stabilì nel castello di Hradčany (Fig. 2), impegnandosi per trasformarlo da algida fortezza medievale a elegante residenza imperiale e centro culturale dell’Impero: fece costruire le Scuderie Spagnole per i cavalli, gli animali che prediligeva; e poco oltre, in una posizione ideale per l’illuminazione naturale, fece realizzare la Nuova Sala per ospitare le statue e la Sala Spagnola per collocarvi i dipinti. L’ala occidentale venne completata dal Grande Corridoio; a tre piani, conteneva le collezioni di oggetti preziosi di Rodolfo: al piano terra le selle e i finimenti rari; al primo piano, divisa in quattro stanze, la Wunderkammer; al secondo piano Kunstkammer. Oltre alle architetture, Rodolfo si concentrò anche sui giardini del castello. Sul pendio meridionale del Fossato dei Cervi venne costruita una voliera per gli uccelli esotici che venivano portati in dono all’imperatore, tra i quali figurano diversi pappagalli, uccelli del paradiso e perfino un dodo. Poco distante, l’imperatore fece costruire un serraglio in pietra chiamato Corte del Leone che conteneva diversi mammiferi, tra i quali tigri, orsi, linci e leoni. Rodolfo si affezionò particolarmente al leone donatogli dal Sultano di Turchia.

3. Albrecht Dürer, Festa del rosario, 1506, Praga, Národní Galerie

Rodolfo amava molto la pittura, soprattutto quella del Rinascimento italiano. Non erano però di nazionalità italiana due degli artisti che maggiormente apprezzava e dei quali bramava ossessivamente le opere: Albrecht Dürer e Pieter Brueghel il Vecchio, del quale, dopo numerose trattative, riuscì ad ottenere nove dipinti. Particolarmente attratto dai lavori di Dürer, non appena ne ebbe l’occasione, nel 1606 Rodolfo acquistò la Festa del rosario (Fig. 3), opera realizzata a Venezia per Jacob Fugger, intermediario tra l’imperatore Massimiliano I e papa Giulio II. L’imperatore la fece trasportare a Praga, naturalmente imballata con estrema cura. Nel dipinto la Vergine in trono e il Bambino sul suo grembo sono al centro del dipinto mentre i numerosi cherubini svolgono diversi compiti: due reggono la corona, sospesa sopra al capo di Maria; un’altra coppia sostiene il drappo verde che le fa da sfondo; tutti gli altri distribuiscono corone di rose ai fedeli in ginocchio. Sono Gesù e la Vergine a incoronare rispettivamente papa Sisto IV e l’imperatore Federico III, i quali hanno deposto il triregno e la corona imperiale per ricevere l’omaggio mariano. A destra, accanto al paesaggio montuoso, si trova un autoritratto di Dürer con in mano un cartiglio in cui compaiono la firma e una breve iscrizione. Accanto a lui si trova invece il ritratto di Fugger, il committente.

4. Ilioneus, 300 a.C. circa, Monaco di Baviera, Gliptoteca

Rodolfo fece numerose richieste agli ambasciatori delle corti italiane residenti a Praga. Sono infatti attestati episodi di scambio con le corte dei Gonzaga di Mantova, gli Este di Modena, i Medici di Firenze e i Savoia. L’imperatore aveva sempre un’idea precisa di cosa avrebbe potuto trovare in un dato palazzo o in una determinata collezione poiché i suoi informatori, inseriti all’interno delle principali corti europee, visitavano e catalogavano minuziosamente le opere che vedevano. Spesso erano le stesse corti a inviare doni all’imperatore in modo da ottenere favori. Un esempio in tal senso è dato da Cesare degli Este che, per ottenere la reinvestitura ducale ed il feudo di Sassuolo, inviò diversi doni, tra i quali alcune medaglie, un bronzo del Giambologna e l’Ilioneus (Fig. 4), una scultura ellenistica di uno dei Niobidi. Niobe, personaggio della mitologia greca, sposò il re di Tebe dal quale ebbe sette figlie e sette figli. Accecata dall’orgoglio derise la dea Latona che aveva avuto solo due figli: Apollo e Artemide, i quali uccisero i figli di Niobe con arco e frecce. La scultura, che raffigura quindi uno dei figli di Niobe nel tentativo di proteggersi dai dardi, era entrata nella collezione ducale con Alfonso II d’Este e a inizio ‘600 venne mandata a Praga dove contribuì a rendere ancora più unica la raccolta di Rodolfo.

La collezione d’arte venne ampliata anche grazie al contributo dei numerosi artisti che animavano la sua corte. Tra di essi figurano i nomi di Arcimboldo, Hans von Aachen e Bartholomeus Spranger; Giovanni Gargiolli e Giovanni Maria Filippi; l’incisore Aegidius Sadeler; lo scultore Adriaen de Vries; Ottavio Miseroni per la lavorazione delle pietre dure e l’orafo Anton Schweinberger (Fig. 5).

5. Anton Schweinberger, Noce di cocco delle Seychelles montata su argento dorato e niello, 1602, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Durante il Rinascimento, gli umanisti vedevano il mondo pieno di curiosità da raccogliere, collezionare e classificare in un luogo che si concretizzò nella Wunderkammer, termine di origine tedesca che significa “camera delle meraviglie”, la quale si sviluppò sulla base dello studiolo rinascimentale. Qui trovavano posto naturalia e mirabilia, ovvero oggetti provenienti dalla natura, e artificialia, ovvero prodotti artisticamente manipolati dall’uomo. Per il collezionista, la Wunderkammer era come un microcosmo che rifletteva il macrocosmo del mondo: la ricchezza e la varietà di oggetti accumulati la trasformavano in un universo in piccola scala. Gli oggetti riflettevano la sete di conoscenza del loro proprietario e la sua curiosità, nonché il suo apprezzamento per le cose esteticamente belle e preziose. I mobili della Wunderkammer di Rodolfo ospitavano bronzi, conchiglie, medaglie e amuleti, nonché pitture di piccole dimensioni. I preziosi invece erano nascosti nei cassetti dei mobili o negli scrigni. L’imperatore era attratto soprattutto da oggetti considerati strani o inusuali, come le uova di struzzo e il corno di rinoceronte. Su mensole e tavoli, dentro armadi, cassetti e forzieri erano accumulati corazze di tartaruga, madreperle, coralli, piume, statuette in argilla e vasi tempestati di pietre preziose. Nella sua collezione figuravano anche oggetti che erano stati reperiti in terre lontane e parzialmente inesplorate. Possedeva noci di cocco dalle Seychelles, uccelli esotici impagliati e bezoar, ovvero calcoli dello stomaco delle capre ritenuti antidoti contro il veleno. La curiosità e, si può dire, l’ossessione di Rodolfo sembravano non avere confini.

6. Coppa in agata, IV secolo, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Rodolfo era sempre alla ricerca di nuovi oggetti che potessero contribuire a rendere ancora più preziosa la sua collezione, come strumenti musicali e astronomici, automi, oggetti zoologici e botanici, ma anche oggetti antichi. La sua raccolta ebbe modo di allargarsi anche attraverso alcune eredità, tra le quali quella dello zio Ferdinando II del Tirolo, il quale gli lasciò la collezione conservata nel castello di Ambras da lui tanto invidiata. In essa erano presenti, oltre la celeberrima Saliera di Benvenuto Cellini, due oggetti che si legavano perfettamente allo spirito col quale la collezione si era sviluppata: una coppa d’agata del IV secolo (Fig. 6) e perfino un corno di narvalo. La prima venne ritrovata nel 1204 dai crociati durante la conquista di Costantinopoli e si riteneva che, tra le venature, si potesse leggere il nome di Cristo: per questo motivo l’imperatore era convinto che fosse il Sacro Graal e che bevendo da esso avrebbe goduto di ottima salute.

7. Corno di narvalo, XVI secolo, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Il corno, l’Ainkhürn (Fig. 7), era molto lungo e probabilmente era appartenuto ad un narvalo. Naturalmente secondo lo sguardo dell’epoca, e quindi di Rodolfo, si trattava nientemeno che di un corno di unicorno, il quale avrebbe conferito poteri speciali a chi lo avesse posseduto.

L’ampia collezione che riuscì a mettere insieme durante i suoi anni di regno venne dispersa quando il fratello Mattia, eletto imperatore a pochi mesi dalla sua morte avvenuta nel 1612, trasferì la capitale imperiale da Praga a Vienna. Durante questo processo portò con sé parte della ricca e meravigliosa collezione del fratello, che entrò a far parte del tesoro imperiale, ovvero il nucleo dell’attuale Kunsthistorisches Museum. Nel 1623 e nel 1635 gli Asburgo procedettero alla vendita parziale della raccolta per pagare le truppe che vennero impiegate nella Guerra dei Trent’Anni; raccolta che venne ripetutamente saccheggiata dai rispettivi eserciti. Rodolfo II ebbe una personalità molto affascinante e curiosa, sicuramente poco compresa all’epoca se non dagli estimatori e da altri collezionisti. Indubbiamente fu un raffinato amante delle arti e delle scienze, che patrocinò nel tentativo di distaccarsi dalla politica imperiale, incredibile fardello per un animo così riservato e, per certi aspetti, fragile.

Bibliografia essenziale
– Robert J. W. Evans, Rodolfo II d’Asburgo, l’enigma di un imperatore, Bologna, Il Mulino, 1984
– Elena Venturini, Il vestibolo dell’Imperatore. Vicende di collezionismo artistico nelle relazioni tra Gonzaga e Asburgo, in Le collezioni Gonzaga. Il carteggio tra la Corte Cesarea e Mantova (1559-1636), Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2002
– Barbara Ghelfi, «Le pitture spontano al fine quel che non possono spuntare i nostri stenti, et le nostre fatiche». Doni artistici di Cesare d’Este a Rodolfo II (1598-1604), in La corte estense nel primo Seicento. Diplomazia e mecenatismo artistico, a cura di G. Signorotto, E. Fumagalli, Roma, Viella Editrice, 2012
– Peter Marshall, Praga esoterica: alchimia, astrologia e magia nella città di Rodolfo II, Torino, Lindau, 2013

Articolo pubblicato da Vanessa Ferrando

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