ArtShaker #52: la Colonna Traiana

Il 12 Maggio dell’anno 113 d.C. veniva inaugurata, al termine di una brillante vittoria dell’esercito romano contro i Daci, la Colonna Traiana. Potremmo immaginare che quel giorno tutta Roma fosse presente a questo evento, per celebrare le imprese gloriose del nuovo imperatore e per ammirare l’immensa colonna di marmo finemente scolpita e arricchita da colori brillanti. Infatti, com’è stato più volte dimostrato, nell’antichità le statue, i bassorilievi e i fregi erano interamente dipinti con colori volutamente appariscenti (Fig. 1).

1. Ricostruzione grafica del cromatismo originale della Colonna Traiana

Ancora oggi possiamo ammirare la prima colonna coclide innalzata a Roma all’interno del foro di Traiano, che fu l’ultimo e il più̀ grandioso dei cinque fori imperiali realizzati. Opera del grande architetto Apollodoro di Damasco, fu costruito per volere di Traiano tra il 107 (anno del suo trionfo sui Daci) e il 113, anno dell’inaugurazione della colonna. Lungo complessivamente 300 metri e largo 185, circondato da arcate sormontate da statue raffiguranti lo stesso imperatore, si articolava su terrazze leggermente sopraelevate l’una rispetto all’altra.

Nella civiltà romana il foro era un punto di raccolta e un luogo d’incontro ufficiale, dove si poteva partecipare, o più semplicemente assistere, agli affari politici, amministrativi ed economici che riguardavano la comunità. La costruzione di un nuovo foro fu probabilmente motivata dalla necessità di aumentare questi spazi pubblici dedicati all’amministrazione e alla giustizia, ma soprattutto, per celebrare la vittoria sul popolo dei Daci, che l’imperatore avrebbe sconfitto in due diverse campagne militari, una nel 101-102 e l’altra nel 105-106 d.C.

La colonna, collocata alle spalle della basilica Ulpia, fra due biblioteche, con attorno un loggiato che ne facilitava la lettura, è alta 29 metri, più i 6 di basamento, per un totale di 35 metri (come l’altezza di un edificio di dodici piani). Questo straordinario monumento di marmo pario, fu concepito anche come sepolcro, dato che la camera posta all’interno del basamento servì per conservare l’urna dorata che conteneva le ceneri dell’imperatore Traiano. Una lunga scala a chiocciola composta da 185 scalini porta fino alla sommità della colonna dove era posta una statua bronzea dell’imperatore (purtroppo andata perduta) che nel 1588, per volontà di papa Sisto V, fu sostituita da quella di San Pietro, opera di Giacomo della Porta.

Il fregio corre lungo l’intera colonna come fosse un gigantesco racconto a fumetti. Composto da 155 scene, dove l’imperatore compare circa sessanta volte, è lungo 200 metri e rappresenta una straordinaria novità a Roma: mai fino a quel momento, infatti, si era pensato di poter adottare soluzioni di questo tipo per raccontare la realtà dei fatti. La colonna venne decorata con un’estesa “pellicola cinematografica” che racconta tutte le fasi della conquista, dall’arrivo dell’esercito romano in Dacia, alla morte del sovrano Decebalo e che rappresenta, senza dubbio, un eccezionale documento storico. I calchi realizzati per volere di Napoleone III nel 1861 e oggi conservati nel Museo della Civiltà Romana, hanno consentito ad esperti e non solo, di ammirare tutte le scene ad altezza d’uomo. I primi bassorilievi aprono il racconto con scene che spostano l’osservatore da Roma al teatro della guerra (Fig. 2).

2. Dettaglio della battaglia con la resa dei colori originali

È un paesaggio di rocce, popolato da fortini, cataste di legno e palizzate. Sulle rive del Danubio, un lungo ponte di barche realizzato dal genio militare, permette il passaggio delle legioni romane. In testa all’esercito vi è l’imperatore, che è anche il primo uomo a metter piede in territorio nemico. In basso la personificazione del Danubio, con una corona di canne palustri sulla fronte, che osserva la scena in una posa possente senza impedire l’avanzata, segno che anche le forze naturali e divine sono concordi sul destino che attende il popolo dacico (Fig. 3).

3. La personificazione del Danubio

Curiosa ma anche significativa la cosiddetta “scena del presagio”. I romani erano un popolo estremamente razionale ma anche molto superstizioso. L’immagine, infatti, racconta come l’imperatore, da poco giunto in Dacia, assista ad un evento rivelatore (Figg. 3-4); un contadino scivola e cade dal suo mulo, tenta invano di aggrapparsi al setaccio ma è già ai piedi di Traiano. È un presagio favorevole e inaspettato: secondo l’interpretazione che ne fu data, presto la Dacia sarebbe capitolata sotto l’attacco di Roma.

4. Scena del presagio favorevole
Disegno dall’Archivio del Museo della Civiltà Romana
5. Dettaglio della scena del presagio favorevole

Tutta la narrazione procede seguendo un ordine cronologico ben scandito lungo l’avvolgersi del fregio. Sequenza temporale e scansione spaziale sono le linee adottate dall’anonimo Maestro della Colonna. La narrazione termina con la morte di Decebalo; quando Sarmizegetusa Regia (la capitale politica e religiosa della Dacia) cadde, lo stesso sovrano trovò la morte. Cassio Dione così scrive: “Decebalo, poiché la capitale del regno e tutta la regione erano state prese […] si uccise e la sua testa fu portata a Roma”. I suoi ultimi istanti sono raccontati su un rilievo della Colonna (Fig. 5).

6. Scena della morte di Decebalo

L’imperatore Traiano aveva buoni motivi per portare a termine questa operazione di conquista. Marco Ulpio Nerva Traiano fu il primo imperatore romano non italico: proveniva infatti da una colonia della Spagna meridionale, l’attuale Andalusia, e dal 96 d.C. divenne figlio adottivo dell’imperatore Nerva.

La Colonna Traiana ha posto per molti anni vari problemi tra gli storici e gli archeologici; innanzi tutto quello della sua costruzione ma soprattutto quello della sua invenzione, essendo la prima del suo genere. Da quale fonte artistica ha tratto spunto il Maestro che ha scolpito i numerosi rilievi della Colonna? A questa domanda Ranuccio Bianchi Bandinelli ha dato una risposta illuminante. Il Maestro dei rilievi della Colonna deve considerarsi l’iniziatore di un’arte romana vera e propria, fondamentalmente unitaria, che perdurò fino all’età di Teodosio.

Con questa affermazione si supera l’idea che l’arte romana non sia mai esistita e che si tratti solo di una brutta copia dell’arte greca. Quest’ultima fornì senza dubbio una solida base sulla quale l’arte romana, trovando poi una propria autonoma originalità. La Colonna è da considerarsi la capostipite di questo particolare genere “romano” indipendente e fu presto imitata a Roma da quella di Marco Aurelio e a Costantinopoli da quella di Teodosio e suo figlio Arcadio e ancora, molti secoli dopo, ispirò scultori come Nicola Pisano e il figlio Giovanni. Ancora più in là nel tempo, lo stesso Gian Lorenzo Bernini definì la Colonna Traiana “la fonte da cui tutti i grandi uomini avevano tratto forza e grandezza nel loro disegno”.

Per la sua bellezza e per la sua singolarità, la Colonna Traiana fu tra i pochissimi monumenti di Roma che nel Medioevo si cercò di conservare. Ancora oggi s’innalza verso il cielo di Roma in tutta la sua bellezza.

Bibliografia essenziale

– F. Coarelli, Roma (guida archeologica), Roma, Laterza, 1984
– S. Settis, G. Agosti, V. Farinella, La Colonna Traiana, Torino, Einaudi, 1988
– F. Coarelli, La Colonna Traiana, Roma, Colombo, 1999
– R. Bianchi Bandinelli, Il maestro delle imprese di Traiano, Roma, Electa, 2003

© Immagini

Articolo pubblicato da Eleonora Di Menza

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Erica ha detto:

    Ciao, ho un blog dove scrivo poesie, ti va di andare a darci un’occhiata? Se ti va puoi supportarmi con i like, i commenti e il follow, buona giornata!

    "Mi piace"

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