ArtShaker #53: l’Assunzione genovese di Gaetano Previati

Gaetano Previati, Assunzione, Genova, Cattedrale di San Lorenzo

La mia idea è la liberazione dalla materia e dalla concupiscenza degli occhi. Il mio pennello cerca le vie dell’ascensione

Il maestro ferrarese Gaetano Previati dipinse nei primi anni del XX secolo l’Assunzione della Vergine oggi visibile all’interno della Cattedrale di San Lorenzo a Genova. L’opera è un trittico, composta quindi di tre tavole, di cui le laterali ospitano la rappresentazione del corpus angelico che trasporta il corpo di Maria verso il Paradiso, la cui figura svetta nella pala centrale. La Vergine, rappresentata leggermente asimmetrica rispetto al centro del sostegno, contribuisce a rafforzare la dinamicità dell’intera scena. L’impostazione compositiva dei soggetti è triangolare e concentrica e suggerisce un moto rotatorio: una curva di energia ascensionale, una soave e dolce elevatio che trasporta quelle figure così diafane, le cui membra sembrano aeree, fatte della stessa sostanza delle nuvole sullo sfondo, in mezzo a un profondo e immenso cielo blu. La luce divina, proveniente dalla parte sinistra della composizione, si svela e digrada progressivamente al passaggio per ciascuna pala, fino a raggiungere uno scuro quasi notturno all’estremità destra. Tale luce, quale voce di Dio, richiama a sé la Vergine, rischiarando l’oscurità.

La figura di Maria, in quanto simbolo della fertilità, come donna e madre, essendo procreatrice, è celebrata quale immagine salvifica, perfetta, aggraziata, foggiata da linee sinuose, curvilinee e serpentine che ne esaltano le forme, secondo un gusto estetico che si ricollega alla poetica simbolista. Un’immagine soave e di pace, dotata innanzitutto di levità, un’immagine poetica che concilia gli opposti: Maria che è assunta al cielo con tutto il peso del suo corpo, un privilegio fino ad allora concesso solo a Cristo. Nell’opera, la sua perfezione e il suo essere immacolata sono qualità intatte, esaltate nella luce, al cui risplendere e risuonare fa da pendant il silenzio contemplativo e meditativo del fedele di fronte alla pala. L’opera è un sistema dove il fedele contempla e si rapporta all’infinitezza e immaterialità mistica dell’opera, che si distingue dalla pesantezza della realtà sensibile in cui si trova.

Dettaglio della Vergine assunta

Il dipinto risponde a una poetica di matrice divisionista, dunque simbolista, dove ogni elemento allude a un significato più profondo di quello manifesto e palese, altro rispetto a quello suo proprio, intimo, pertanto connesso all’animo dell’artista che lo ha realizzato. Infatti, secondo il Manifesto simbolista di George Albert Aurier (1891), l’opera (simbolista) doveva essere caratterizzata per essere ideista, simbolica, sintetica, soggettiva e decorativa. L’opera del ferrarese risponde a tutte queste qualità: è ideista, in quanto è la rappresentazione di un’idea e non della realtà. È simbolica, perché rappresenta le idee tramite forme. È sintetica, per la comprensione generale che necessita il simbolo. Tuttavia, lo è anche per la tecnica artistica impiegata: nel Divisionismo, ispirandosi alle coeve scoperte scientifiche nel campo dell’ottica, gli artisti hanno cercato di rielaborare e restituire la realtà sensibile tramite la ricostruzione retinica delle forme per mezzo della sintesi additiva dei colori complementari. È soggettiva, in quanto l’opera è espressione dell’idea percepita dal soggetto che l’ha realizzata (l’artista). Infine, come conseguenza, è decorativa, in quanto l’arte di per sé stessa lo è.

Gaetano Previati nacque a Ferrara nel 1852 e prima del suo esito divisionista militò assieme agli Scapigliati, una corrente lombarda caratterizzata da una pittura di matrice impressionista, ma già indirizzata verso quelli che saranno i più maturi esiti divisionisti, di cui Previati sarebbe diventato uno dei maestri maggiori, assieme a Giovanni Segantini e Giuseppe Pellizza da Volpedo. Il cambiamento per il ferrarese avvenne nell’ultima decade del secolo, quando nel 1889 incontrò Vittore Grubicy de Dragon: il gallerista, critico e pittore, patron dei divisionisti italiani che intesseva e intratteneva legami con l’Oltralpe, rimanendo aggiornato sugli sviluppi in campo artistico. Allora Previati cominciò a confrontarsi con le opere di Félicien Rops e Odilon Redon, avvicinandosi quindi al Simbolismo europeo.

La pennellata divisionista previatesca si caratterizza per un andamento filamentoso, non puntiforme e post-impressionista di ascendenza seuratiana. Infatti, essa è lunga e fluente e risponde a un’esigenza fitomorfica: la necessità di riuscire a rappresentare tutte le possibili modalità in cui il divino si manifesta. D’altronde, le tele realizzate nel corso della sua intera carriera testimoniano questo sforzo, così come la lettura dei suoi trattati sulla pittura, che scrisse attorno al primo decennio del XX secolo, rafforzerebbe tale tesi.

Questi colori-luce vibrano grazie alla tecnica divisionista, sono energia pulsante, vitale e in continuo movimento. Previati stesso parlava in questi termini del suo modo di dipingere, di come cercasse legami sinestetici, per connettere sensazioni visive, tattili e sonore, per raggiungere l’animo delle persone e smuoverne le corde. Cercando questa sintonia universale, una dimensione panica ultraterrena alla quale chiunque potesse accedere, Previati immergeva il riguardante nella luce, lo circondava e lo invitava nella contemplazione a sublimarsi e a lasciarsi trasportare da quelle sensazioni, quali vie intuitive per penetrare nell’arcano. Inoltre, oltre alla conoscenza delle musiche di Wagner, Bach e Beethoven, Previati conosceva le teorie di Hélena Petrova Blavatsky sulla natura ondulatoria dei suoni e della luce. Nella sua teosofica Dottrina Segreta, costei sosteneva che esistesse un’interrelazione tra le onde sonore e quelle luminose in base alla lunghezza e alla frequenza delle vibrazioni. Per la lettura dell’opera, va sottolineata l’importanza che ebbe l’influenza di Wagner, la cui opera drammatica fu così omaggiata da Charles Baudelaire: “Sensazione della beatitudine spirituale e fisica; dell’isolamento; della contemplazione di qualcosa infinitamente grande e infinitamente bella, di una luce intensa che fa gioire gli occhi e l’anima fino al deliquio; e, infine, la sensazione dello spazio, fino agli ultimi limiti concepibili”. Per il francese, il Musikdrama del tedesco è capace di fare uscire il sentimento nella sua completezza, in un modo che nemmeno la parola è in grado di fare: tocca corde nascoste in profondità nell’uomo, di cui nemmeno lui è conscio. D’altronde, non bisogna neanche dimenticare che questi sono anche gli anni delle teorizzazioni sull’inconscio freudiane.

Verso la metà del XIX secolo, Wagner teorizzò la Gesamtkunstwerk (dal tedesco “opera d’arte totale”), riconoscendo che ogni espressione artistica, raggiunto il proprio culmine grazie ai suoi mezzi tecnici, necessita di accostarsi alle altre: in sostanza, una rielaborazione delle correspondances baudelairiane. Solamente tramite queste corrispondenze tra le arti l’opera totale sarebbe stata veramente in grado di esprimere il suo massimo. Inoltre, Baudelaire affermò che: “nel colore si trovano l’armonia, la melodia e il contrappunto”, termini d’ambito musicale coi quali si riferiva rispettivamente alla teoria dei colori, all’unità cromatica e all’accordo dei toni opposti (freddi e caldi). La teoria estetica del poeta pare quindi perfettamente accostabile all’opera di Previati.

Gaetano Previati, Assunzione, 1901-1903, olio su tela, 105 x 87 cm, Ferrara, Museo dell’Ottocento

Ecco dunque spiegata la natura della pennellata del ferrarese successivi al 1890: essa si amplifica e si diffonde, enfatizzando la propria potenza oscillatoria, ondulatoria e armonica, traducendo degli stati d’animo. Come scrisse T. de Wyzewa in Note sulla pittura wagneriana (1886), linea e colore diventano “come le note della musica dei segni emozionali”, generando una “disposizione sinfonica”. Guardare l’opera di Previati è quindi come ascoltare il suono di una lira pizzicata, che suggerisce sensazioni simili alla musica. L’armonia celeste è espressa da quegli stessi corpi risonanti: l’assembramento è un’orchestra che risuona, una curva sonora la cui nota più perfetta e alta è rappresentata dalla Vergine innalzata. Questo è confermato anche dalla coeva versione conservata a Ferrara, dove il coro angelico e la Vergine sono assembrati in modo tale da restituire la forma di una lira. La lira è lo strumento apollineo per eccellenza: nel mito, Hermes la inventò e la donò al divino fratello, che lo trasmise al proprio figlio Orfeo. Lo strumento fu ricavato dal guscio di una tartaruga uccisa dal dio messaggero, alla quale egli attaccò sette corde di budello di pecora: due elementi allusivi rispettivamente a Maria (il guscio, quale contenitore, cassa armonica, strumento nelle mani di Dio) e a Cristo (le budella di pecora, quale Agnus Dei, la Salvezza, la Verità). A partire dall’antichità lo strumento fu quindi associato alle Arti, come espressione dell’Armonia celeste. Inoltre, ricollegandosi in questo alle Sacre Scritture, Dio è anzitutto Verbo, e per esteso quindi canto e musica. Di conseguenza, nell’Assunzione di Previati Maria e gli angeli sono fatti della stessa sostanza divina, alla quale si accordano e risuonano.

La meraviglia dell’opera risiede dunque nel tentativo di rappresentare ciò che non ha corpo ed è pura energia (la luce e un’idea, nella fattispecie spirituali), impiegando il solo colore quale unico strumento utile a dare forma e interpretazione al racconto mistico. Si è anche ormai giunti alla teorizzazione di una Sintesi delle Arti, dove non c’è più distinzione tra Arti Maggiori e Minori, e dove gli Stati d’animo sono messi al centro della ricerca estetica. Il colore sublima in suono: la vibrazione, il risuonare, il dinamismo diventano le chiavi di volta che porteranno alle avanguardie storiche. Queste sono le premesse estetiche di una teoria psichica dell’arte da cui sarebbe partito il giovane Umberto Boccioni, meravigliato dall’arte di Previati. Come disse Maurizio Calvesi, al canto di Previati avrebbe fatto seguito il grido futurista.

Bibliografia essenziale

– L. V. Masini, Art Nouveau, Firenze, Giunti Editore/Aldo Martello, 1976-78
– A. M. Damigella, Il simbolismo italiano: cultura europea e identità nazionale, in G. Lacambre, (a cura di), Il simbolismo. Da Moreau a Gauguin a Klimt, Catalogo della mostra, Palazzo dei Diamanti, Ferrara, 18 febbraio – 20 maggio 2007, Ferrara, Fond. Ferrara Arte, 2007
– R. Barilli, L’arte contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze, Milano, Feltrinelli, 2014
– B. Aniello, Alle soglie del suono-colore: l’Assunzione di Previati e la musica sottratta, «Ikon», 10, 2017, da Academia
– M.G. Messina, Musica e pittura alla prova degli Stati d’animo, in C. Vorrasi, F. Mazzocca, M.G. Messina (a cura di), Stati d’animo. Arte e Psiche, da Previati a Boccioni, Catalogo della mostra, Palazzo dei Diamanti, Ferrara, 2 marzo-10 giugno 2018, Ferrara, Fond. Ferrara Arte, 2018
Il re del Simbolismo torna a Ferrara. One man show per Gaetano Previati – da Artribune, 2020

Articolo pubblicato da Elia Baroni

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