ArtShaker #62: la Tomba del Tuffatore a Paestum

Era il 1968 quando un gruppo di archeologi, diretti da Mario Rossi, durante alcune indagini condotte nella necropoli che circonda l’antica Poseidonia, s’imbatterono in una scoperta sensazionale. In località Tempa del Prete, gli scavatori scoprirono una serie di tombe a cassa, disposte su diverse quote, per un arco cronologico che va dal VI al IV secolo a.C. Tra queste, una in particolare suscitò stupore, acquistando da subito fama mondiale. Si tratta della cosiddetta Tomba del Tuffatore.

Ricostruzione in digitale della Tomba del Tuffatore al momento del rinvenimento

Quando fu scoperta essa si presentava come una cassa composta da quattro lastre di travertino locale, più una di copertura, ben connesse e ancora perfettamente combacianti, suturate con stucco bianco, come se si fosse voluto evitare che l’acqua o il terreno penetrassero all’interno della tomba. Nulla lasciava sospettare che questa dovesse particolarmente distinguersi dalle molte migliaia di tombe che si sono rinvenute da tempo intorno a Paestum. Sollevata la lastra di copertura, ecco apparire la tomba completamente affrescata, non solo nelle pareti interne delle quattro lastre.

Disposizioni delle pareti e della copertura secondo l’assetto originario

Il defunto, di cui si rinvengono pochi resti, giace con la testa rivolta verso est. L’elemento sensazionale è che anche l’interno della copertura è affrescato con una scena essenziale ma carica di simbolismo: un giovane uomo si lancia da un trampolino verso un mare azzurro. È un dato fino a quel momento mai attestato, tanto che proprio la decorazione di questa lastra darà il nome all’intera tomba.

Sulle quattro lastre, che costituiscono le pareti della cassa, sono rappresentate scene tradizionali di simposio e di banchetto con i personaggi disposti a gruppi di cinque e altri che danzano a ritmo di una melodia purtroppo a noi sconosciuta.

Lastra ovest, la corte dei convitati


I giovani banchettanti sono presentati con grande vivacità in diverse posizioni: mentre giocano al kottabo1, suonano la cetra o il dìaulos, seduti sui klinai mentre conversano. I movimenti seguono un ritmo ben preciso; sembra, infatti, che l’artista abbia disposto i personaggi in modo da farli comunicare tra di loro. L’espressione degli sguardi è intensa, serena, gioiosa; due ospiti, poggiate le loro coppe, si scambiano gesti di affetto. Per oltre duemila anni solo il defunto poté godere di tali opere chiuse nel buio della sua sepoltura.

Lastra nord, scene del simposio
Dettaglio del gioco del kottabo

Le domande sorte al momento del ritrovamento sono connesse alla scena enigmatica del lancio.
Sin dal momento della sua scoperta, la Tomba del Tuffatore è al centro di un dibattito scientifico molto controverso e acceso. Le opere dipinte conservate al suo interno potrebbero essere di difficile interpretazione, o forse no. Gli affreschi costituiscono l’unica testimonianza della pittura greca a grandi dimensioni, non vascolare, prima del IV sec. a.C. La scena esprime senza dubbio un messaggio metafisico, in un periodo in cui, nelle città greche dell’Italia meridionale, filosofi come Pitagora e Parmenide affrontavano questioni legate alla metafisica e alla vita dopo la morte. Si diffondevano credenze ispirate dal pitagorismo e dall’orfismo (il mito di Orfeo che torna dall’Ade grazie alla musica). I precetti pitagorici, che insegnavano la purezza del pensiero in vita al fine di godere, dopo la morte, della massima purezza spirituale, ebbero il loro effetto sul pensiero religioso del passato e perdurarono, attraverso l’epoca cristiana, fino ai nostri giorni.

L’unico oggetto presente, che corrisponde al corredo funebre, è un piccolo vaso che per la sua forma tipica è databile ai primi decenni del V secolo, siamo dunque probabilmente intorno al 480 e il 470 a.C.
Di tombe antiche dipinte ne abbiamo molte, e l’esempio più noto è rappresentato dalle tombe etrusche, le quali, però, sono grandi tombe a camere, formate spesso da più ambienti, con pareti in moltissimi casi affrescate. Tutta la pittura etrusca a noi nota, salvo piccole lastre architettoniche, è pittura funeraria. Non si possedeva nulla di pittura parietale greca, al di fuori dei mosaici figurati, dei vasi dipinti, e di qualche frammento; si possedeva solo quanto gli scrittori antichi ci hanno tramandato: nomi di artisti, citazioni delle loro opere, qualche caratteristica della loro arte, ma di pittura “uscita da pennello di artista greco”, nulla. Ecco perché la tomba rinvenuta nel 1968 rappresenta un’eccezionale scoperta per il mondo scientifico.

Lastra di copertura con scena del tuffo

Se nessun dubbio è sorto circa l’identità greca delle pitture, il dibattito è sull’aspetto iconografico. In uno spazio completamente aperto, delimitato e realizzato da due eleganti alberelli, posti ai due lati estremi, vi è un alto trampolino, dal quale un tuffatore completamente nudo si getta, con perfetto stile, in uno specchio d’acqua.
Oggi si tende a ricondurre l’immagine del tuffo alla simbologia del passaggio dalla vita alla morte. Elemento probatorio è l’identificazione della struttura da cui avviene il salto: Mario Napoli ipotizza per primo che possa trattarsi di una rappresentazione sintetica delle pylai (“porte”) del Sole poste ai confini occidentali del mondo, che separano il mondo dei morti da quello dei vivi secondo il poeta Esiodo; funzione di demarcazione che il mito assegna anche alle colonne d’Ercole.
L’ipotesi è confermata dall’analisi di tipo etno-antropologico, che ha precisato il significato del tuffo in mare nel linguaggio simbolico e rituale greco: le fonti descrivono, infatti, un antichissimo rito che prevedeva il lancio in mare di un membro della comunità. Il salto avveniva da una rupe detta Leucade: a tutti verrà in mente, ad esempio, il celebre salto con cui Saffo guarì dalla follia d’amore per il bel Faone. Il tuffo in mare equivale cioè a una morte rituale, cui segue la rigenerazione; ma può valere anche, nel caso della Tomba del Tuffatore, come metafora che ingentilisce il passaggio del confine tra vita e morte.

Dettaglio del simposio


Inteso come simbolo di trascendenza, il salto in mare si raccorderebbe a un altro tipo di tuffo, quello nel “mare” del vino e nell’eros di cui si fa esperienza nel simposio: il programma figurativo della Tomba del Tuffatore risulterebbe, in questa prospettiva, espressione di una visione unitaria in cui uno stesso modello, quello dell’immersione, serve a esprimere sia il superamento del confine tra vita e morte sia il rapimento estatico indotto dalla musica, dal vino e dall’amore.
Ma la morte è preludio di vita nuova perché immette in un altro mondo, dove i piaceri del corpo e dell’anima perdurano, come in vita. Musica, danza, vino, gli affreschi della tomba inneggiano all’amore, all’amicizia, al godimento del cibo e del gioco, del mare che accoglie come una madre perenne, tutto ciò che rende la vita meritevole di essere goduta e apprezzata.

Note al testo
1 Il Kottabo era un gioco molto in voga presso i Greci e gli Etruschi, che noi conosciamo dalle descrizioni lasciateci dagli antichi, dalle rappresentazioni vascolari. La passione per questo gioco perdurò per molto tempo ancora nel suo paese d’origine, la Sicilia. Le fonti parlano di due tipi di kottabo: il primo consisteva nel lanciare alcune gocce di vino rimaste nel fondo della tazza contro dei piccoli vasi messi a galleggiare in un recipiente pieno d’acqua: chi ne colpiva il maggior numero diveniva vincitore, e come premio riceveva uova, farina, dolci o presagi, specie in amore.

Bibliografia essenziale
M. Napoli, Le pitture greche della tomba del tuffatore, Le Scienze, 1969
M. Napoli, La tomba del Tuffatore, Bari, De Donato, 1970
M. Napoli, Paestum, Novara, De Agostini, 1977
R. Bianchi Bandinelli, Recensione a Mario Napoli, La tomba del Tuffatore, in Dialoghi di Archeologia, 1970-1971

Articolo pubblicato da Eleonora Di Menza

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...