ArtShaker #63: Crepuscolo in terra ferrarese. I giganti nebbiosi del Bastianino

Come molti sanno, la grande stagione della pittura ferrarese del Rinascimento si apre nel Quattrocento con le figure pionieristiche di Cosmè Tura, Francesco del Cossa ed Ercole De’ Roberti, per esplodere completamente nella prima metà del Cinquecento, durante il ducato di Alfonso I d’Este, con pittori del calibro di Dosso Dossi, Garofalo, Ortolano e Girolamo da Carpi.
Questa ricostruzione storica, per quanto verosimile, risente ancora della concezione secondo la quale la storia dell’arte figurativa proceda secondo uno sviluppo lineare, ovvero che essa parta da un punto A per arrivare a un punto B. Una volta che si è pervenuti a ciò che viene considerato l’apice espressivo di una determinata cultura figurativa, tutto quello che segue deve risultare inevitabilmente scaduto e svuotato di contenuto.

Un giudizio del genere pesa ancora sulla pittura ferrarese della seconda metà del Cinquecento. La morte di Girolamo da Carpi nel 1556 e quella del duca Ercole II d’Este avvenuta pochi anni dopo, nel 1559, sicuramente chiusero un’epoca; non per questo però negli anni immediatamente successivi vennero meno la raffinatezza della corte estense e la creatività delle espressioni artistiche gravitanti attorno ad essa. Non dobbiamo dimenticare infatti che fu proprio nella Ferrara di Alfonso II d’Este, figlio di Ercole II, che Torquato Tasso completò la Gerusalemme Liberata e che prese vita il famoso Concerto delle Dame, in particolare nella sua formazione più nota, composta da Laura Peperara, Anna Guarini e Livia d’Arco.
Proprio durante questo quarantennio, che va dall’ascesa al soglio ducale di Alfonso II nel 1559 alla devoluzione del Ducato di Ferrara allo Stato Pontificio nel 1598, operò in città un grandissimo artista, forse il più grande del secondo Cinquecento ferrarese: Sebastiano Filippi meglio noto come Bastianino.

Sebastiano, nato verso il 1530 circa e morto nel 1602, fu, come diremmo oggi, un “figlio d’arte” a tutti gli effetti; sia il padre Camillo che il nonno Sebastiano furono entrambi pittori. Camillo in particolare riuscì a ritagliarsi un posto di tutto rispetto alla corte di Ercole II d’Este anche grazie alla protezione ricevuta dal fratello di questi, Don Francesco d’Este, il quale nel 1551 donò una casa al pittore.
Fu verosimilmente grazie all’ottima reputazione che Camillo vantava a corte se la carriera di Bastianino poté decollare fin da subito. Ancora molto giovane, il nostro pittore affiancò il padre nella realizzazione di dipinti e nella conduzione di importanti cantieri decorativi di proprietà estense. La mano di Sebastiano è stata riconosciuta in alcune parti secondarie della Resurrezione di Cristo, dipinta da Camillo Filippi per la chiesa di San Bartolomeo a Ferrara, e della celebre Allegoria della Pazienza (derivante da un disegno di Vasari), commissionata da Ercole II allo stesso Camillo per la Camera della Pazienza nel Castello Estense. La presenza di Bastianino è invece attestata, sempre a fianco del padre, in due imprese decorative, oggi perdute, volute dallo stesso Ercole II: gli affreschi del Palazzo di Copparo e la decorazione della Loggetta del Giardino degli Aranci nel Castello di Ferrara. L’attività giovanile del pittore rimane ancora oggi di difficile ricostruzione a causa della perdita quasi totale di opere documentate; tuttavia un dipinto che può essere datato con molta probabilità verso la metà degli anni ’50 del secolo è la Madonna in gloria tra i SS. Pietro e Paolo (Fig. 1), realizzata per l’altare maggiore di Vigarano Pieve (FE). Le coordinate stilistiche di questo dipinto ci fanno intendere come l’artista a queste date si stesse formando non solo sulle opere paterne ma soprattutto su quelle di Dosso Dossi, Garofalo e Girolamo da Carpi. Il metro classico di Raffaello, tradotto attraverso la robustezza quasi goffa e impacciata delle figure e i forti accostamenti cromatici non si spiegano, infatti, senza il precedente di Dosso Dossi.

1. Bastianino, Madonna in gloria tra i SS. Pietro e Paolo, olio su tavola, 1554-56
Vigarano Pieve (FE), Chiesa parrocchiale.

Altra impresa giovanile condotta insieme al padre Camillo e ad un terzo pittore non ancora identificato (forse il Nosadella), è la decorazione dello Stanzino delle Duchesse (Fig. 2), un camerino in legno originariamente concepito come spazio privato di Eleonora e Lucrezia, figlie di Ercole II d’Este; oggi conservato nel Municipio di Ferrara (ex residenza degli Este).
L’interno di questo stanzino è rivestito di pannelli lignei decorati con figure allegoriche centrali intorno alle quali si svolge un complesso partito di grottesche, simili a tempietti a cielo aperto e a piccoli archi di trionfo. La modernità delle invenzioni messe a punto sembra postulare una diretta conoscenza delle grottesche realizzate da Luzio Luzi e Domenico Zaga nelle stanze di Paolo III Farnese a Castel Sant’Angelo a Roma, cantiere decorativo condotto da Perin del Vaga e dai suoi collaboratori (tra cui i due appena citati) durante il quinto decennio del secolo.

2. Bastianino, Minerva, part. dello Stanzino delle Duchesse, olio su tavola, 1555-60
Ferrara, Palazzo Municipale.

Con questa affermazione siamo pervenuti ad un nodo cruciale, e non ancora sciolto, della formazione di Bastianino: il giovanile viaggio a Roma durante gli anni ‘50. Oltre alla novellistica tradizione, iniziata da Baruffaldi, secondo la quale il nostro pittore si sarebbe recato a Roma durante l’adolescenza per studiare il Giudizio Finale di Michelangelo, non esistono documenti che ci attestino tale soggiorno. Eppure, le osservazioni appena avanzate riguardo le grottesche dello Stanzino e lo stile già debitore del titanismo michelangiolesco dispiegato dal pittore nelle opere dei primi anni ’60 sembrano in parte avallare quest’ipotesi. Bisogna però riconoscere che la lievitazione ingombrante delle figure che si nota in questi dipinti sembra derivare dalla reinterpretazione dell’arte di Michelangelo in termini di gigantismo esasperato che stava conducendo Pellegrino Tibaldi, in quegli anni attivo nella vicina Bologna. Proprio Tibaldi era presente a Ferrara nel 1562, occupato nell’esecuzione di un perduto affresco nel refettorio del monastero olivetano di San Giorgio; è dunque molto probabile che i due pittori si siano conosciuti e che il Bastianino abbia guardato all’arte del poco più anziano maestro. Questo appare evidente ad esempio se poniamo a confronto la Circoncisione (Fig. 3), realizzata da Bastianino per la Cattedrale di Ferrara, con l’Adorazione dei Pastori (Fig. 4) di Tibaldi conservata nella Galleria Borghese; si noti anche lo stesso espediente della figura di spalle in primo piano che attira l’osservatore all’interno della scena.

3. Bastianino, Circoncisione, olio su tavola, 1562 ca.
Ferrara, Pinacoteca Nazionale.
4. Pellegrino Tibaldi, Adorazione dei Pastori, olio su tavola, 1549
Roma, Galleria Borghese.

Un reale viaggio a Roma il nostro pittore dovette però intraprenderlo verso la metà degli anni ’60 poiché le opere realizzate già a partire dalla fine del decennio, come il Giudizio Finale (Fig. 5) della Certosa di Ferrara, mostrano dei rimandi così forti a Michelangelo tali da non poter essere spiegati senza una conoscenza diretta del Giudizio della Sistina e degli affreschi della Cappella Paolina in Vaticano.

5. Bastianino, Giudizio Finale, olio su tavola, 1570 ca.
Ferrara, San Cristoforo alla Certosa. © Fototeca Fondazione Zeri

Durante il decennio successivo, Bastianino fu sempre più impegnato in lavori presso la corte di Alfonso II d’Este, il quale divenne il suo principale committente. Per il duca, infatti, il nostro pittore (in collaborazione con Ludovico Settevecchi e Leonardo da Brescia) realizzò la decorazione dei soffitti delle stanze dell’Appartamento dello Specchio nel Castello Estense. In questo periodo, inoltre, Bastianino iniziò a sperimentare nelle proprie opere un sempre maggiore svincolamento del colore dalla forma che, nel giro di pochi anni, lo portò alla formulazione di uno stile fortemente sfumato, nebbioso, verrebbe da dire “corrosivo”; l’effetto è infatti quello di una pittura in cui le figure paiono come sciolte, corrose appunto dal colore. Alla base di questa “maniera misteriosa” (Baruffaldi) vi è ovviamente lo studio, da parte del pittore ferrarese, dello stile sfilacciato, quasi informale, dell’ultimo Tiziano; basti il confronto tra la Crocifissione con il buon ladrone (Fig. 6) di Tiziano e la Resurrezione (Fig. 7) di Bastianino, nel cui Cristo risorto vi è anche una ripresa abbastanza puntuale del ladrone tizianesco.

6. Tiziano, Crocifissione con il buon ladrone, olio su tela, 1563 ca.
Bologna, Pinacoteca Nazionale
7. Bastianino, Resurrezione di Cristo, olio su tela, 1580 ca.
Ferrara, San Paolo

Capolavoro indiscusso di questa nuova fase stilistica è il Giudizio Universale (Fig. 8) realizzato nel catino absidale della Cattedrale di Ferrara tra il 1577 e il 1581, commissione ottenuta grazie alla mediazione del duca Alfonso II che impose il nome del Bastianino ai canonici fabbricieri, i quali avrebbero voluto affidare l’esecuzione dell’opera al Bastarolo, pittore ferrarese coetaneo del nostro. Opera sempre lodata dalle fonti e da tutti gli studiosi, il Giudizio della Cattedrale è in palese rapporto con quello della Cappella Sistina. La monumentalità plastica dei corpi del Buonarroti è però quasi negata dall’uso liquido del colore che, sull’esempio di Tiziano, sfalda completamente le forme delle figure; esse infatti più che persone in carne ed ossa sembrano quasi grosse larve sfigurate vagolanti in un liquido azzurrino fuori del tempo e dello spazio. Non a caso il grande storico dell’arte Francesco Arcangeli ravvisava nell’affresco “qualche cosa di fluviale, un abbandonarsi dell’idea compositiva entro il gorgo che si vien formando intorno al Cristo”. Sempre lo stesso studioso paragonò l’abolizione dei dati tradizionali della sintassi pittorica (il disegno, il chiaroscuro) effettuata da Bastianino, al “parlar disgiunto” formulato da Tasso nelle proprie opere, ovvero la connessione delle diverse parti del discorso non per nessi sintattici ma attraverso “l’unione e la dipendenza dei sensi”. Per quanto riguarda il rapporto che realmente intercorse tra i due si può ricordare (utile consiglio di lettura) il sonetto “A Messer Bastiano dipintore” che Tasso, già internato nel carcere di Sant’Anna, indirizzò a Bastianino nel 1581.

8. Bastianino, Giudizio Universale, affresco, 1577-81
Ferrara, Cattedrale di San Giorgio

Possiamo inoltre proporre, in chiusura, uno dei distici più malinconici di Tasso, tratto dalla famosa lettera indirizzata a Maurizio Cattaneo il 18 ottobre 1581, utilizzato da Arcangeli per commentare i “titani cinerei” (Longhi) del Giudizio Universale del pittore ferrarese:

–  e mille larve a me d’intorno erranti
veggio con dubbio cor che mai non dorme. –

Bibliografia essenziale
– G. Boschini (a cura di), Vite de’ pittori e scultori ferraresi scritte dall’arciprete Girolamo Baruffaldi con annotazioni, 2 voll., Ferrara, Taddei, 1844-1846, vol. I, 1844, pp. 436-467.
– R. Longhi, Officina Ferrarese (1934), seguita dagli Ampliamenti (1940) e dai Nuovi Ampliamenti (1940-55) con 472 illustrazioni in nero e a colori, Firenze, Sansoni, 1980.
– F. Arcangeli, Il Bastianino, Milano, Amilcare Pizzi, 1963.
Bastianino. La pittura a Ferrara nel secondo Cinquecento, catalogo della mostra a cura di J. Bentini (Ferrara, 1° settembre – 15 novembre 1985), Bologna, Nuova Alfa Editoriale, 1985.
– A. M. Fioravanti Baraldi, Filippi Sebastiano, detto Bastianino, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 47, 1997.
Bastianino, numero monografico a cura di G. Venturi della rivista “Ferrara. Voci di una città”, VI, n. 13, Ferrara, Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, 2000.
– V. Romani, Per Bastianino. Le pale di San Paolo e un “libro” di disegni del Castello Sforzesco, Padova, Bertoncello Arti Grafiche, 2001.
Lampi sublimi a Ferrara. Tra Michelangelo e Tiziano: Bastianino e il cantiere di San Paolo, catalogo della mostra a cura di A. Stanzani (Ferrara, 14 dicembre 2014 – 15 marzo 2015), Ferrara, Edisai, 2017.

Articolo pubblicato da Lorenzo Pirazzi

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