ArtShaker #65: Sophrosyne o della “moderazione nel desiderio”

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[…] in seguito, sino ai trent’anni, potranno gustare il vino, ma con moderazione, perché un giovane deve stare alla larga dalle ubriacature e dal bere smodato.”
Platone, Le Leggi, libro secondo

Dioniso è forse una delle divinità greche più conosciute. Normalmente, era strettamente legato al symposium, ovvero il banchetto che si svolgeva in presenza di diversi ospiti, durante il quale si consumavano diversi cibi e si beveva del vino. Veniva spesso raffigurato con un kantharos (coppa che veniva utilizzata per bere) stretto tra le sue mani.
Eracle è invece un semidio nato dall’unione di Zeus con Alcmena. Era noto e apprezzato dagli ateniesi per le celebri Dodici Fatiche eseguite per il re Euristeo, tra le quali figura il famoso scontro con il leone di Nemea, la cui pelliccia diventerà uno dei suoi attributi assieme alla clava. Esempio di forza e di coraggio, l’eroe, in contrasto con l’esempio positivo dato da Dioniso, divenne anche soggetto negativo di una raffigurazione che diverrà popolare nei triclinia delle abitazioni dell’aristocrazia dell’Impero Romano.
Di seguito ne saranno illustrati due esempi.

Antiochia, oggi nota col nome di Antakya (Turchia) era un’importantissima città dell’Impero Romano d’Oriente poiché ospitava il capo dell’esercito romano orientale e da qui iniziavano le campagne militari in questa parte dell’impero. Tuttavia, questa città non era importante solo per l’esercito. Essa infatti ospitava persone che provenivano da ogni parte dell’impero: lungo le sue strade era infatti possibile udire gente parlare in siriaco, ebraico, latino e greco.
L’operazione di scavo del XIX secolo aveva come obiettivo quello di riportare alla luce i resti dei più importanti edifici tardo-antichi della città (il Palazzo Imperiale, la Chiesa d’Oro di Costantino, e così via). Il profondo strato di sedimenti ha però restituito circa ottanta abitazioni e con esse trecento mosaici di altissima qualità, riflesso della prosperità dell’aristocrazia locale.
Le case appartenute a questo ceto sociale erano dotate di triclinium, un ambiente nel quale il padrone di casa ed i suoi ospiti mangiavano semisdraiati attorno ad una tavola sulla quale venivano posti i cibi da consumare durante il pasto. Da Sidonio Apollinare si è giunti a conoscenza che la disposizione degli ospiti era soggetta ad una gerarchia: il primo posto a destra era riservato al padrone di casa, di fronte al quale doveva sedersi l’ospite più importante. Da qui gli altri posti erano occupati in senso orario dagli altri convitati, fino a colui che ricopriva il ruolo meno importante. Proprio in questi contesti gioviali si potevano ammirare le opere musive del triclinium, volte a trasmettere messaggi precisi ai convitati e a stimolare conversazioni di alto livello.

1. Mosaico pavimentale, II secolo, Atrium House, Antiochia

Tra le diverse abitazioni rinvenute durante gli scavi, è presente la cosiddetta Atrium House, della quale ci è pervenuto proprio il pavimento mosaicato del triclinium risalente al II secolo (Fig. 1).
Parte del pavimento è occupato da una decorazione geometrica a diamante, sulla quale i divanetti sopra citati erano disposti a “U”. Sullo spazio restante si trovavano cinque pannelli caratterizzati da un forte naturalismo – due di dimensioni ridotte rispetto agli altri – disposti a formare la lettera “T”.

Il tratto più breve è occupato dalla raffigurazione della cosiddetta “Gara di bevuta tra Eracle e Dioniso” (Fig. 2) ed è affiancata dai due pannelli più piccoli contenenti una menade con cimbali ed un satiro, entrambi danzanti. La scena principale ospita anche una suonatrice di flauto e Sileno.
Gli altri due pannelli che costituiscono il lato lungo sono invece rivolti verso gli ospiti che si sono già accomodati, pronti per consumare il banchetto. I temi raffigurati in essi sono “Il Giudizio di Paride” e “Afrodite e Adone”.

2. Particolare della scena “Gara di bevuta tra Eracle e Dioniso”

I riquadri di Dioniso, della menade e del satiro, a differenza degli altri, sono rivolti verso l’ingresso del triclinium, così che potessero essere visti dagli ospiti che entravano in questa stanza. Ad un primo sguardo, sembra che il mosaico esprima un invito a mangiare, bere ed essere felici. Tuttavia, lo stato di ebbrezza di Eracle, il quale sta bevendo in maniera smodata, contrasta fortemente con la compostezza di Dioniso, il quale mostra all’osservatore la propria coppa vuota. In questo modo gli ospiti sono avvisati degli effetti che può provocare il vino. Il messaggio veicolato dal pannello viene chiamato sophrosyne, parola greca che significa la necessità della moderazione nel desiderio.
Proprio in questo periodo sono molti i testi che affrontano il tema dell’ubriachezza, che deve essere evitata poiché considerata un comportamento incivile.

Lo stesso tema è stato ritrovato raffigurato sul pavimento musivo del triclinium della cosiddetta Casa di Dioniso a Seffori (III secolo), anticamente nota col nome di Diocaesarea (Galilea). In seguito alla Terza Guerra Giudaica (o Rivolta di Bar Kokhba, 132-135) questo fu uno dei luoghi nei quali si stabilirono gli ebrei, contribuendo al già avviato fenomeno della diaspora giudaica. In seguito a questi eventi, la città divenne uno dei principali centri della vita religiosa ebraica, installatasi là dove erano già presenti altre due forti tradizioni: quella pagana e quella cristiana.
Da questo momento fino al IV secolo si manifesterà un meccanismo particolare per il quale non si avrà quasi traccia della tradizione ebraica, fatta eccezione per pochi gruppi radicali, appartenenti alla corrente rabbinica.
Chiaramente ciò non significa che gli ebrei fossero scomparsi: semplicemente si adattarono a quanto stava loro intorno. La tradizione predominante in quel momento era quella pagana, di conseguenza iniziarono ad adottare non solo la lingua, della quale si ha traccia nella maggior parte dei mosaici delle sinagoghe, ma anche dei suoi personaggi. In diversi pavimenti mosaicati di sinagoghe si trovano, ad esempio, Helios, lo zodiaco e le quattro stagioni.
Non stupisce quindi l’ipotesi che la Casa di Dioniso sopracitata possa appartenere ad un esponente dell’aristocrazia ebraica.

3. Gara di bevuta tra Eracle e Dioniso, III secolo, Casa di Dioniso, Seppori

La decorazione musiva di questa abitazione (Fig. 3) è caratterizzata da un grande riquadro centrale, raffigurante la “Gara di bevuta tra Eracle e Dioniso”, attorno al quale sono disposti altri quattordici pannelli di dimensioni minori narranti episodi della vita e pratiche del culto del dio, riconoscibili grazie alla presenza di iscrizione in greco.
Per quanto riguarda la “Gara di bevuta”, si può notare come l’impostazione della scena sia del tutto simile a quella di Antiochia, con l’unica differenza di un numero maggiore di personaggi.
Inoltre, almeno tre dei pannelli più piccoli mostrano Eracle in uno stato evidentemente alterato. In altri si trova anche la scritta methe, ovvero ubriachezza (Fig. 4).

4. Dettaglio di una scena con l’iscrizione methe

Anche in questo caso, il padrone di casa ha propeso per un messaggio moralizzante, indirizzato ai propri ospiti.  
La presenza di rituali appartenenti al culto di Dioniso e di iscrizioni in greco ha fatto propendere molti studiosi a identificare il proprietario con un pagano. Tuttavia, come accennato prima, non mancano coloro che ipotizzano possa trattarsi di uno degli ebrei parlanti greco che si trovavano ovunque in quel momento, anche nella stessa Antiochia; e che già nelle sinagoghe, punto di riferimento per eccellenza della loro comunità, avevano adottato iscrizioni in greco e personaggi della tradizione pagana.

Dioniso è la divinità più rappresentata nel mondo tardo-antico proprio per via del suo essere talvolta veicolo di un messaggio morale, il quale evidentemente rivestiva una grande importanza dal punto di vista sociale e delle interazioni umane. La seconda divinità più rappresentata è Afrodite, dea dell’amore. Anche lei trasmetteva messaggi ammonitori verso coloro che la osservavano. L’episodio che la vede protagonista con Adone sembra avvertirci: se il desiderio e l’amore prevalgono sulla ragione, le conseguenze non potranno che essere negative. Mentre il “Giudizio di Paride”, date le conseguenze disastrose che ha portato, invita l’ospite a riflettere sull’importantissima scelta del matrimonio.
Non può essere un caso che siano proprio Dioniso ed Afrodite ad apparire più frequentemente nei mosaici presenti all’interno delle abitazioni private: riflettono infatti il tentativo delle persone dell’epoca di rifuggire le preoccupazioni, cercando rifugio nei piaceri della vita.
È quindi interessante notare come, da questo punto di vista, non ci siano grandi differenze tra l’uomo dell’antichità e l’uomo contemporaneo.

Bibliografia essenziale
– C. Kondoleon, a cura di, Antioch: the lost ancient city, Princeton University Press, 2000
– L. Levine, The Sinagogue, in The Oxford Handbook of Jewish Daily Life in Roman Palestine, 2010
– S. Miller, Studies in the History and Traditions of Sepphoris, coll. Studies in Judaism in late antiquity, vol. 37, E.J. Brill, 1984

Articolo pubblicato da Vanessa Ferrando

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