Philippe Besson, “Un certo Paul Darrigrand” (Recensione)

Lo si potrebbe definire autoreferenziale, il nostro caro Philippe Besson, eppure dopo il successo insperato di Non mentirmi, l’autore francese ha pubblicato a stretto giro ben altri due romanzi autobiografici, andando a costruire una trilogia che ora in Italia è ferma al secondo volume, Un certo Paul Darrigrand e che speriamo venga completata dall’editore Guanda.

Anche in questo caso l’incontro fortuito è il pretesto attraverso cui Besson continua a raccontarci di sé stesso: se in Non mentirmi era un ragazzo del tutto simile al “suo” Thomas, il primo indimenticabile amore, ora è una fotografia del 1989, pescata come da tradizione dal cassetto dei ricordi. Da qui inizia la storia che lo vede avvicinare timidamente il Paul del titolo, un giovane surfista già sposato. La storia d’amore e tormento, del desiderio taciuto eppure così eloquente, della presenza-assenza del sentimento sono tutti elementi che si dispiegano liberi lungo tutto il breve romanzo che si lascia leggere con leggerezza e velocità. La relazione clandestina ed extraconiugale tra Philippe e il bello e impossibile Paul s’intreccia con lo spettro della malattia e, inevitabilmente, con le decisioni da prendere per mantenere la propria rispettabilità davanti al resto della società. La narrazione risulta snella rispetto al precedente volume, cui va costantemente e irrimediabilmente il pensiero. Il risultato è quello di un romanzo che lancia solo delle proposte di riflessione, senza andare a scavare a fondo. Complice, in tal senso, la caratterizzazione pressoché sbozzata dei personaggi, soprattutto quello di Paul, il quale risulta abbastanza anonimo e sfumato a paragone col Thomas del primo romanzo autobiografico.

Sebbene meno incisivo rispetto a Non mentirmi, anche in questo secondo volume gli aspetti positivi non mancano. Su tutto spicca la precisione del vocabolario di Besson, riconoscibilissima per i suoi affezionati lettori. La scrittura in prima persona gli si addice ancora una volta alla perfezione, pur presupponendo in questo caso una caratterizzazione estrema del Philippe-personaggio rispetto agli altri attori della storia. Da ciò emerge la capacità d’immedesimazione che Besson sa instillare negli altri. Come già per il primo prezioso volume, l’amore omosessuale è declinato anell’ombra, colpevole di fronte alla società che – all’epoca come oggi – tende a giudicarlo ai limiti dell’abominevole.

Certamente non una lettura indimenticabile ma che risulta godibilissima, anche a dispetto dei tanti rimandi agli scritti precedenti dello stesso autore. Stratagemmi, questi, che qualcuno potrebbe tacciare quali sterili citazioni di sé stesso ma che, in fin dei conti, ci offrono un apparato metatestuale interessante sul quale riflettere, dal concetto stesso di finzione nella letteratura fino all’esperienza diretta di chi scrive che, prepotentemente, esige di manifestarsi.

👉🏻 Letto insieme a @murrunjeena su Instagram


Philippe Besson, Un certo Paul Darrigrand
Guanda editore, 2019 (1° edizione)
192 pagine
Traduzione di Marcella Uberti-Bona
ISBN: 9788823524200



Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

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