David Quammen, “Spillover. L’evoluzione delle pandemie” (Recensione)

Sono convinto che questo libro nel prossimo futuro verrà ricordato come il “libro del 2020”. Non di certo perché uscito quest’anno – apparse infatti negli Stati Uniti nel 2012 e quindi in Italia due anni dopo, grazie ad Adelphi. Piuttosto perché è stato proposto da più parti e da più voci come il libro profezia sulla pandemia del SARS-CoV-2 attualmente in corso, con evidente beneficio delle classifiche di vendita.

Riuscire a condensare in poche battute il lavoro pluriennale dell’autore, confluito in questo volume di divulgazione scientifica, a molti potrà sembrare limitante. Ne prendo atto e non posso che essere d’accordo. D’altronde confesso di essere pressoché ignorante nei riguardi della ricerca scientifica, in particolare della microbiologia e, soprattutto, della virologia. È forse da questo riconoscimento del mio personale non-sapere che è arrivata la spinta decisiva, il pretesto se così lo vogliamo chiamare, per iniziare a leggere un libro del genere. Credo fermamente che ignorare gli eventi che stanno modificando ormai da mesi il nostro intero mondo sia un crimine conoscitivo e intellettivo, sia verso noi stessi che verso la nostra società, così come nei confronti della Natura stessa. Aiutarci con gli strumenti in nostro possesso – in questo caso testi di divulgazione scientifica autorevoli e verificati – può essere utile a trasformare l’iniziale paura irrazionale verso il nemico invisibile in una comprensione razionale e giudiziosa.

Il testo scritto da David Quammen, importante ricercatore e reporter per National Geographic, è quello che si potrebbe definire il perfetto testo di divulgazione scientifica, efficace e comprensibile per tutti. Adottando un linguaggio semplice e preciso e grazie all’incisività della narrazione, accattivante quanto serrata, Quammen ci racconta l’universo dei virus e, più in generale, dei progressi della microbiologia, focalizzandosi su uno dei concetti chiave dell’evoluzione dei virus: lo “spillover”.

Letteralmente “tracimazione” o “salto di specie”, lo spillover è il fenomeno che si verifica quando una popolazione di tipo animale (chiamata ospite serbatoio) che contiene in sé un numero piuttosto alto di patogeni entra in contatto con una nuova specie (come l’uomo): così facendo il virus “salta” nel nuovo ospite. Nelle nuove “condizioni abitative” il virus può trovarsi più o meno a proprio agio, riuscendo a diffondersi secondo vari gradi d’intensità nella specie appena infettata. Lo spillover, come ci tiene sin da subito a precisare David Quammen, è un evento piuttosto comune nel nostro mondo: ad oggi oltre due terzi dei virus umani conosciuti sono zoonotici (vale a dire provenienti da una specie animale).

Per permetterci di comprendere al meglio questo fenomeno, David Quammen ci accompagna in un tour de force globale, passando dall’Australia fino alle foreste del Congo popolate dai gorilla, dalle grotte africane popolate da pitoni e pipistrelli ai mercati di animali esotici della Cina meridionale, quindi in Malesia, a Bali, in America, in Bangladesh, in Europa e così via. I protagonisti di questo straordinario viaggio sono in primis i ricercatori, che l’autore ha intervistato e quasi sempre accompagnato sul posto, quindi gli ospiti serbatoio: gorilla, macachi, ratti, volpi volanti, cervi e una gran varietà di pipistrelli.

Ma a cosa dovrebbe servire un viaggio come questo? Non si tratta di una semplice avventura o di un’escursione esotica: il vero motivo del viaggio che Quammen ci propone di compiere attraverso le sue pagine è farci comprendere che lo spillover di virus potenzialmente letali per l’uomo – tanto da generare delle epidemie, o peggio, pandemie – è una diretta conseguenza delle azioni umane. Tra le malattie che ci hanno spaventato nel corso degli ultimi decenni (e che ci spaventano ancora) vi sono Ebola, HIV, Hendra, H5N1 (meglio conosciuta come influenza aviaria), SARS, Nipah, febbre del Nilo Occidentale, influenza suina. A questo punto è utile citare l’autore stesso per comprendere la correlazione tra l’emersione di virus letali e “lo zampino dell’uomo”:

C’è una correlazione tra queste malattie che saltano fuori una dopo l’altra, e non si tratta di meri accidenti ma di conseguenze non volute di nostre azioni. […] Come fanno questi patogeni a compiere il salto dagli animali agli uomini e perché sembra che ciò avvenga con maggiore frequenza negli ultimi tempi? Perché da un lato la devastazione ambientale causata dalla pressione della nostra specie sta creando nuove occasioni di contagio con i patogeni, e dall’altro la nostra tecnologia e i nostri modelli sociali contribuiscono a diffonderli in modo ancor più rapido e generalizzato.

È, in sostanza, il primeggiare dell’uomo sulla Natura che permette a virus vissuti in “clandestinità” per chissà quanto tempo, di entrare in contatto con nuove realtà favorevoli. La distruzione di interi ecosistemi incontaminati e l’uccisione incontrollata della fauna locale smuove la virosfera (l’ecosistema dei virus), che finisce per volare come “polvere che si alza dalle macerie”. Inoltre, la nostra tecnologia dominante e il nostro mondo globalizzato sono i vettori attraverso i quali i virus riescono a spostarsi su scala planetaria. Se noi oggi siamo a New York, domani a Pechino, quindi fra due giorni a Berlino, perché un virus non potrebbe accompagnarci?
In Spillover non mancano le ipotesi – oggi da leggere come vere e proprie profezie – circa il Big One, termine gergale tra gli studiosi per indicare la prossima grande pandemia:

[…] quando arriverà si confermerà al modello perverso dell’influenza, con alta infettività prima dell’insorgere dei sintomi. In questo caso si sposterà da una città all’altra sulle ali degli aerei, come un angelo della morte.

Il testo di David Quammen oggi è più che mai imprescindibile. Molto banalmente si potrebbe dire che ogni essere umano dovrebbe leggerlo per comprendere la portata devastante delle azioni perpetrate dalla propria specie, nell’ottica di un rispetto incondizionato verso la Natura, preservandone i delicati equilibri, permettendo così di rispettare, indirettamente, l’uomo stesso.

Articolo pubblicato da Francesco Mancinelli

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