ArtShaker #69: Il Codex Purpureus Rossanensis, un tesoro calabrese

il

A Rossano Calabro, piccola e suggestiva città affacciata sullo Jonio, è da tempo immemore custodito un prezioso Evangeliario: il Codex Purpureus Rossanensis.
Insieme alla Genesi di Vienna e al Frammento Sinopense di Parigi, riconducibili al medesimo scriptorium, è uno dei sette codici purpurei miniati ancora oggi esistenti, riportato alla luce nel 1880 da due studiosi tedeschi: Adolf von Harnach e Oskar von Gebhardt.
Rispetto a tali codici, dei quali possediamo soltanto alcuni frammenti, esso è giunto sino ai giorni nostri in un buono stato di conservazione. Il manoscritto, infatti, pur essendo mutilo nella parte finale contiene tutto il Vangelo di Matteo e gran parte di quello di Marco; di un secondo tomo avrebbero invece fatto parte quelli di Luca e Giovanni.

Il Codex Purpureus Rossanensis

Le dimensioni del volume sono pari a 302×245 cm, si compone di 188 bifogli di pergamena ovina tinta con porpora di Tiro ed è racchiuso entro una copertura in cuoio di capra conciata al vegetale di colore rosso. Lo specchio scrittorio di ogni foglio è quadrato, pari a 215×215 cm, suddiviso in due colonne di scrittura in maiuscola biblica: questo formato, che prevede ampi margini, è tipico dei manoscritti di lusso. Le lettere sono vergate in argento, fatta eccezione delle prime tre righe che aprono ogni Vangelo, vergate in oro; non presentano spazi tra le parole, né segni d’interpunzione, ma soltanto i punti.

Incipit del Vangelo di Marco

Oltre all’integrità e al pregio dei materiali utilizzati, ciò che rende il Rossanese un unicum sono le quattordici splendide miniature a piena pagina che raffigurano le fasi finali della vita di Cristo: dalla Resurrezione di Lazzaro, all’Ultima Cena, alla condanna di Gesù davanti a Pilato. Disposte originariamente in una sequenza cronologica fedele ai racconti degli Evangelisti, nell’attuale riordinamento – dovuto al canonico della Cattedrale di Rossano, Scipione Camporota, nel 1831 – sono collocate nella parte introduttiva del volume. Non fungono quindi come semplice decorazione o supporto al testo, ma possiedono una loro indipendenza, decorando interamente la pagina.

Canone degli Evangelisti

La decorazione si sviluppa su due registri: per le prime nove tavole la metà superiore prevede la raffigurazione del racconto dei Vangeli, nella metà inferiore presenziano quattro busti di Profeti nel gesto dell’adlocutio, i quali reggono un cartiglio con citazioni tratte dai libri dell’Antico Testamento. Le tavole successive presentano invece nella metà inferiore la prosecuzione della scena soprastante.

Cristo nell’Orto del Getsemani

Di particolare interesse è la tavola raffigurante Cristo nell’orto del Getsemani: il cielo stellato di colore azzurro e la fascia nera rappresentante l’oscurità della notte costituiscono la più antica illustrazione di un paesaggio notturno che si conosca nella storia dell’arte.

Nonostante l’importanza e la preziosità di questo Evangeliario, sono ancora aperte molte questioni. La più complessa è certamente quella relativa al luogo di produzione, che nel corso del tempo ha diviso gli studiosi. Inizialmente alcuni di essi misero in campo la possibilità di una realizzazione locale, proprio a Rossano: un’ipotesi certo suggestiva ma poco realistica; poi, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, inizia a farsi strada una più convincente teoria, che riportava la produzione del Codex in area orientale: Siria, Asia Minore, Palestina o Costantinopoli sono state le località dibattute con particolare impeto da Guglielmo Cavallo, Fernanda de’ Maffei, Antonio Muñoz, David Talbot Rice… Ipotesi variegate, dunque, che trovano un punto d’incontro nel committente: l’imperatore. Le pagine tinte di color porpora, il testo vergato in argento, alcuni dettagli in oro e le grandi dimensioni sono caratteristiche attribuibili a manoscritti destinati alla sola esposizione o a poche cerimonie solenni; d’altronde, lo stesso color porpora a partire dal IV secolo d.C. diventa ufficialmente attributo imperiale (secondo la formula: adorare purpuram adorare principem).

L’Evangelista Marco

Il manoscritto troverebbe collocazione cronologica in un arco di tempo compreso tra la seconda metà del VI e la prima metà del VII secolo e non abbiamo notizie sulle vicende successive.
Anche le modalità e il periodo di arrivo in Calabria sono pressoché sconosciuti. Le prime testimonianze compaiono solo nella prima metà del XVIII secolo, periodo in cui in un Memoriale si fa riferimento a un manoscritto greco con “lettere e figure dorate e miniate” che il Vescovo di Rossano Andrea Adeodati aveva fatto sotterrare sotto il pavimento della sacrestia della Cattedrale. Con un salto temporale si passa al 1846, quando il giornalista Cesare Malpica ne fa una fugace menzione nel suo resoconto di viaggio nell’Italia meridionale, mentre al 1878 risale l’informazione dello studioso locale Pietro Romano della proposta di vendita del manoscritto per finanziare l’ampliamento del Coro della Cattedrale, che tuttavia non troverà seguito. Non abbiamo certezze circa la veridicità di questa informazione, ma il Romano non esclude che i due tedeschi siano stati attirati a Rossano proprio dalla voce circolante su tale vendita.

Oggi il Codice ha trovato un riconoscimento ufficiale, entrando il 9 ottobre 2015 nella lista dei beni dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, in seguito ad un procedimento durato oltre un decennio.

Nel 2016 è stato sottoposto ad un importante intervento di restauro, condotto dall’attuale Istituto Centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro (ICPAL) e, per l’occasione, anche il Museo Diocesano ha subito un totale rinnovamento degli spazi, consentendo lo svolgimento di un percorso di visita che si snoda tra i tesori della Cattedrale e si conclude nella sala del Codice, all’interno della quale esso emerge come un prezioso gioiello all’interno del suo scrigno.

Il Codex nell’attuale collocazione presso il Museo Diocesano e del Codex di Rossano Calabro

Bibliografia essenziale
– F. De’ Maffei, Il Codice Purpureo di Rossano Calabro in Testimonianze cristiane antiche ed altomedievali nella Sibaritide, Atti del convegno nazionale (Corigliano- Rossano 11-12 marzo 1978), a cura di C. D’Angela, Bari 1980
– G. Cavallo, J. Gribomont, W. C. Loerke (a cura di), Codex purpureus Rossanensis: Museo dell’Arcivescovado, Rossano Calabro: Commentarium, Roma 1987
– G. Morelli, L. Renzo, Testimoni di un’arte nuova: dai mosaici teodericiani di Ravenna al Codex Purpureus di Rossano, Ravenna 2001.
– F. Filareto, L. Renzo, Il Codice Purpureo di Rossano, Rossano 2009
– G. Sapia, Cuore e storia di una città. Codex Purpureus Rossanensis tra Cattedrale e museo diocesano, Rossano 2015

Articolo pubblicato da Alessia Bruni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...