ArtShaker #70: la Cattedrale di San Rufino ad Assisi

Siamo spesso abituati ad osservare il passato, la sua storia e le opere dell’umanità con sguardo esterno e distante, come se non potessero toccarci sul piano personale e non ci coinvolgessero mai direttamente. Ci avviciniamo alle arti per analizzare, per esaminare e approfondire in un continuo desiderio di arricchimento, accumulando conoscenza nel costante slancio in avanti verso nuove mete. A volte però si può tornare indietro, alla radice che ha per la prima volta nutrito il nostro percorso lasciando inevitabilmente un segno, e in quel momento ci rendiamo conto che l’arte – nell’accezione più ampia possibile del termine – non è mai completamente al di fuori di noi ma al contrario sopravvive per nostro tramite, e può costringerci a riesaminare noi stessi e le nostre scelte.

Personalmente, percorrere questa strada a ritroso significa rivolgermi alla mia terra d’origine, l’Umbria, e al luogo che per primo e lungamente popola i miei ricordi d’infanzia: la Cattedrale di San Rufino ad Assisi.

Veduta della Cattedrale di San Rufino, Assisi (PG), XI-XVI secolo d.C.
© Luca Aless da Wikipedia

Sarebbe bello poter rievocare pienamente il pensiero e l’occhio ingenuo della bambina che trascorreva intere giornate fra i pilastri delle navate e la penombra della cripta. Tuttavia la memoria sa rileggere alcuni momenti e percezioni come fossero freschi di stampa: un certo mistero emanato dall’antichità e sacralità del luogo, affiancato allo stesso tempo da un senso di sicurezza e soprattutto di familiarità, certezza e ineluttabilità della pietra che occupa quello stesso posto da secoli.

Parlare di ineluttabilità e sacralità della zona nella quale oggi sorge la Cattedrale di San Rufino in effetti non è così improprio, dal momento che gli scavi archeologici condotti negli ultimi vent’anni hanno permesso di approfondire la storia più antica del sito rivelando un impiego pressoché continuativo come area di culto. Oltre al terrazzamento romano, del quale rimangono alcune tracce evidenti come la cisterna – utilizzata poi come basamento del campanile – sono state rinvenute testimonianze della presenza di un santuario risalente al IV-III secolo a.C. dedicato a Cupra (latinizzata in seguito come “Bona”) Mater, divinità umbro-picena assimilabile ad Afrodite per la sua influenza protettiva su transiti e scambi, fertilità e parto.

Ineluttabilità della pietra non equivale però in questo caso ad immutabilità, in quanto la storia del luogo appare fortemente stratificata. Le scarse fonti riguardanti la vita e la Passione di San Rufino martire citano l’antico santuario di Bona Mater – ormai abbandonato nel medioevo – come adiacente la cosiddetta parva basilica, la piccola costruzione dell’VIII secolo d.C. che rappresenta la prima delle tre fasi architettoniche completamente dedicate al santo. Questa primitiva parva basilica infatti sarebbe stata costruita sul nuovo luogo di sepoltura di Rufino, il cui corpo sarebbe stato traslato dalla periferia all’interno delle mura cittadine probabilmente nel periodo delle invasioni longobarde – appunto fra VIII e IX secolo d.C. – stando alle informazioni contenute in un sermone dedicato a Rufino redatto da San Pier Damiani tra il 1052 e il 1069. Le fonti agiografiche sul martire Rufino non sono in realtà numerose. Si ritiene che Rufino, vissuto nel III secolo d.C. e venerato in Assisi come primo vescovo e patrono della città, fosse originario del Ponto – attuale Turchia – e fosse giunto nella Penisola con la missione di evangelizzazione insieme al figlio Cesidio, dal quale si sarebbe poi separato per raggiungere Assisi. Qui Rufino avrebbe subito il martirio – compiendo anche numerosi miracoli sia durante la Passione che dopo la morte – annegando nel fiume Chiascio con una macina di pietra legata al collo come zavorra. L’area periferica dove si ritiene sia avvenuto il martirio è la località di Costano, dove sarebbe stata collocata la prima sepoltura del corpo del santo in una piccola chiesa a lui dedicata, prima che venisse trasferito ad Assisi nei pressi del santuario di Bona Mater.

Rosone centrale sorretto da tre telamoni e contornato dai simboli dei Quattro Evangelisti (Tetramorfo), XII-XIII secolo d.C.

La seconda importante fase costruttiva è quella della Basilica Ugoniana, così denominata dal nome del Vescovo Ugone. Nella prima metà dell’XI secolo egli volle dapprima trasferire un sarcofago appena ritrovato – che si credeva avesse per primo contenuto il corpo del santo – nell’allora Cattedrale di Assisi, Santa Maria Maggiore. Il vescovo dovette però ricredersi, stando alle fonti, in quanto il popolo assisiate era fortemente contrario a questa decisione ritenendo più appropriato che il sarcofago venisse posto nello stesso luogo in cui erano custodite le spoglie di Rufino, cioè la parva basilica. Un segno divino avrebbe infine convinto Ugone in favore della volontà popolare, secondo il sermone di San Pier Damiani sarebbe avvenuto un miracolo durante l’insolito “tiro alla fune” che doveva decretare la decisione finale: un piccolo numero di popolani riuscì a trascinare il sarcofago verso la parva basilica, vincendo contro un gruppo molto più nutrito di sostenitori del vescovo che invece lo spingevano dal lato opposto. Il vescovo Ugone decise quindi di edificare una chiesa molto più imponente, i cui resti sono ancora in parte visibili, in stile romanico e a tre navate, con presbiterio rialzato sopra la cripta contenente il sarcofago di Rufino, ancora oggi visitabile. La cripta è caratterizzata da numerosi elementi decorativi di spoglio di epoca romana, e il sarcofago probabilmente del III secolo d.C. è decorato ad altorilievo con il mito di Selene ed Endimione. Intorno agli anni ’30 dell’XI secolo infine Ugone decise di eleggere questa nuova chiesa a Cattedrale di Assisi.

Rosone minore di sinistra con due figure ai lati, assimilabili ai Testimoni dell’Apocalisse, XII-XIII secolo d.C.
© Wolfgang Sauber da Wikipedia

Il terzo momento fondamentale per questa Basilica è anche quello più grandioso, che ci ha consegnato l’aspetto esterno attuale della magnifica facciata romanica. Nel 1134 il Priore Raniero e il Capitolo di San Rufino decisero di rinnovare completamente la chiesa cattedrale demolendo la Basilica Ugoniana. Nel 1140 ebbero inizio i lavori affidati all’architetto Giovanni da Gubbio, come riporta una lapide commemorativa ancora visibile in prossimità dell’abside. Il completamento fu lungo e tortuoso anche a causa di dissidi fra i notabili della città, tanto che la consacrazione conclusiva avvenne solo nel 1253. L’interno fu progettato a pianta basilicale a tre navate, venne aggiunta una cupola a calotta ed ampliata tutta la struttura nel complesso, sebbene alcune zone della chiesa risalenti al periodo del vescovo Ugone furono mantenute per ovvie ragioni, come la cripta. L’assetto della facciata fortemente tripartito richiama l’interno della basilica; la tripartizione non è solo sottolineata verticalmente dalle lesene ma è chiaramente e simbolicamente rappresentata anche dalla splendida decorazione scultorea, che unisce un’iconografia di origine paleocristiana a quella pienamente romanica. Spiccano infatti i tre rosoni con motivi ad arcatelle e boccioli con foglie ricurve – di cui il centrale è sostenuto da tre telamoni e contornato dal Tetramorfo, simbolo dei quattro evangelisti – e i tre portali. Quello maggiore è fittamente decorato a ghiere multiple con tralci abitati da figure umane e animali, motivi geometrici, clipei scolpiti. La lunetta monolitica in pietra rossa posta sopra questo portale principale raffigura Cristo in trono posto al centro della sfera celeste, con la Vergine che allatta alla sua destra e alla sua sinistra San Rufino. Le tre lunette, i tre portali e i rosoni sono tutti caratterizzati da tre tipologie lapidee – travertino, marmo e pietra rossa – che offrono anche una notevole diversificazione coloristica all’insieme. La facciata è suddivisa anche orizzontalmente in tre ordini da un finto loggiato posto al disotto dei rosoni e da una cornice ad archetti ciechi e pensili, posizionata invece a conclusione della fascia intermedia. Gli studi stratigrafici sulla facciata hanno permesso di decifrare due fasi costruttive differenti: la prima terminava poco al di sopra dei tre rosoni mentre la seconda comprendeva la cornice ad archetti concludendosi con il timpano cuspidato, probabilmente piuttosto tardo, ascrivibile ai primi decenni del XIII secolo. Questa considerazione si evince dalla presenza della grande nicchia ogivale posta al centro del timpano, che fu probabilmente ideata per ospitare una ricca decorazione a mosaico o pittorica mai realizzata ispirata a quella del Duomo di Spoleto.

Lunetta del portale centrale, raffigurante Cristo in trono al centro della sfera celeste, la Vergine che allatta il Figlio e San Rufino, XII-XIII secolo d.C.
© José Luiz Bernardes Ribeiro

L’imponente complesso però presentò sin da subito notevoli problemi strutturali, anche causati dalla forte sismicità della zona assisiate, tanto che nel Cinquecento si provvide ad un totale rifacimento dell’interno della Cattedrale. Le ragioni di un intervento così profondo – che possiamo osservare in parte nell’aspetto attuale dell’interno, non più romanico – vanno ricollegate a motivi sì costruttivi ma anche e soprattutto religiosi, in quanto il Capitolo desiderava allinearsi alle nuove linee guida liturgiche imposte in ambito controriformistico dopo il Concilio di Trento. Nel 1571 iniziarono i lavori affidati all’importante architetto perugino Galeazzo Alessi, che aggiunse all’antica pianta longitudinale una zona a pianta ottagonale sormontata da una cupola a padiglione. Modifiche radicali vennero anche apportate alla copertura della basilica, alla cripta e al presbiterio rialzato che venne eliminato. Altri interventi si susseguirono poi nei secoli successivi, senza modifiche sostanziali però alla facciata o al perimetro della chiesa.

Interno della Cattedrale a seguito del totale rifacimento cinquecentesco e degli interventi successivi. Le aperture in vetro sul pavimento consentono di osservare alcuni resti d’epoca romana e alto-medievale.

Cripta della Cattedrale, contenente il sargofago del Santo risalente al periodo della Basilica Ugoniana, XI secolo d.C.
Copyright

A seguito del violento terremoto che ha colpito l’Umbria nel 1997 è stato portato avanti un importante restauro della Cattedrale, che ha anche permesso di approfondire gli studi su tutte le diverse fasi storiche dell’edificio e sugli scavi archeologici, le cui scoperte sono oggi visibili anche tramite aperture in vetro nel nuovo pavimento.

Da ultimo è importante ricordare la presenza del Museo Diocesano, attiguo alla chiesa e accessibile dalla piazza di San Rufino, la cui fondazione risale al 1941 ma che non fu effettivamente regolarmente accessibile fino al 1995. Nel 2006 il Museo è stato riaperto al pubblico in una veste completamente rinnovata, con un nuovo percorso ed allestimento che comprende la visita alla cripta, la raccolta dei reperti archeologici rinvenuti grazie agli scavi e il riordino delle notevoli collezioni museali, tra le quali spiccano il Polittico di San Rufino, opera quattrocentesca di Nicolò di Liberatore detto l’Alunno, e la collezione appartenuta a Frederick Mason Perkins, collezionista statunitense particolarmente legato alla città di Assisi.

L’occhio semplice della bambina degli anni Novanta non poteva vedere così lontano, così indietro nel tempo della Storia, ma verrebbe da chiedersi se quello dell’adulta di oggi sia ancora in grado di meravigliarsi liberamente come allora davanti alle imponenti reliquie del tempo, immobili solo in apparenza.

Bibliografia e sitografia essenziali
– E. Lunghi, Il Museo della Cattedrale di San Rufino ad Assisi, Assisi, Accademia Properziana del Subasio, 1987
– F. Santucci (a cura di), La Cattedrale di San Rufino in Assisi, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 1999
Sito ufficiale del Museo Diocesano di Assisi e della Cattedrale di San Rufino (ultima consultazione agosto 2020)
Sito ufficiale Accademia Properziana del Subasio (ultima consultazione agosto 2020)

Articolo pubblicato da Alessandra Ciotti

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