ArtShaker #79: “Aracne” di Carlo Stratta, 1893

«Stratta, forse, è quello che, tra i giovani, intende l’arte più modernamente e che mantiene più vivo lo spirito di ricerca, in tutto quanto si riferisce all’arte sua»
A. Stella, 1892

Carlo Stratta, Aracne, 1893, Torino, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea
© GAM Torino

Una giovane donna seduta su una dormeuse si sporge verso di noi, fissa i suoi occhi nei nostri e con fare ammiccante e risoluto si morde leggermente il labbro inferiore.
Il titolo suggerisce la sua identità: è Aracne, o almeno questo è il nome che le ha dato Carlo Stratta, l’artista autore dell’ipnotico quadro conservato nei depositi della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Carlo Stratta, nato a Torino il 13 maggio 1852, dal 1869 è allievo di Antonio Fontanesi (1818-1882), titolare della cattedra di pittura di paesaggio all’Accademia Albertina di Belle Arti nella città sabauda. Contemporaneamente, per volontà del padre, Stratta consegue la laurea in ingegneria, ma dopo la conclusione degli studi si dedica unicamente alla pittura. Nel 1871 espone per la prima volta alla Promotrice di Belle Arti di Torino con Il pascolo, un disegno su pietra tratto da un dipinto del maestro. Nonostante gli esordi paesaggistici Fontanesi intuisce le potenzialità che Stratta avrebbe potuto meglio declinare nella pittura di figura. Per questo motivo gli suggerisce di recarsi a Parigi per compiere un apprendistato presso Thomas Couture (1815-1879). Il giovane Carlo resterà a Villiers-le-bel per circa dieci anni, dal 1875 al 1884. In questo lungo periodo ha modo di approfondire la figura su modello della pittura di soggetto moderno di cui si appassiona ben presto. Lo scambio con gli artisti francesi gli permette di entrare in contatto con il gusto orientalista, il cui fascino lo rapisce tanto da spingerlo a partire per Il Cairo nel 1879, l’anno in cui viene a mancare Couture. Rientrato a Parigi la maturità artistica di Carlo prende corpo, il suo stile e la sua impronta tematica si delineano con precisione. Per un certo periodo invia grandi tele raffiguranti la vita moderna e mondana parigina sia ai Salon che alle Promotrici torinesi.

Carlo Stratta, Una coppia nella stanza (senza data)
© Berardi Galleria d’Arte

Nel 1884 fa ritorno definitivamente a Torino per eseguire la decorazione murale di Palazzo Cova. La sua produzione artistica continuerà tra lunghi fregi a fresco – come quello per il Palazzo dell’Arte Sacra dell’Esposizione di Torino – e scene di vita borghese, quadri di genere e ritorni alla tradizione paesaggistica in compagnia dell’amico Carlo Pollonera (1849-1926). Carlo Stratta morirà a Torino nel 1936.

Carlo Stratta, Aracne, 1893, Torino, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea
© GAM Torino

L’incontro con i colori, le linee e i soggetti di matrice orientalista segnerà una costante nelle tele firmate da Stratta. Ne è una testimonianza il dipinto Aracne, presentato alla Promotrice torinese nel 1893 e prontamente acquistato per le raccolte moderne del Museo Civico.

Prima di conoscere la donna protagonista della tela è necessario dare uno sguardo all’ambiente che le fa da cornice per poter comprendere la sensibilità stilistica dell’artista. Si tratta di un interno borghese arredato secondo la moda del tempo, il gusto liberty di fine secolo restituito con grande perizia. Il pittore compone un’atmosfera dal sapore moderno con diversi rimandi: il tavolino moresco disposto sulla destra costituisce una nota arabo-ispanica, la lampada di carta di riso che fa capolino tra le piante ad alto fusto e il paravento sulla sinistra richiamano il Japonisme che si era diffuso soprattutto tra gli artisti francesi, mentre il vaso che conserva candidi fiori bianchi è un manufatto liberty. Fa da sfondo alla scena un delicatissimo velario percorso da aironi in volo: “il volo di stoffa”, così lo definisce Monica Vinardi. Le ali spiegate, i colli e i becchi lunghi degli aironi si muovono e si intersecano nel cielo “quasi fossero i pensieri che irradiano dalla bella, enigmatica testa dorata”.

La giovane protagonista è al centro del quadro in una posa del tutto informale: le gambe accavallate, una mano che sorregge il mento, mentre l’altra stringe e stropiccia sulla dormeuse quella che potrebbe essere una lettera. Un cuscino sgualcito conserva ancora l’impronta lasciata dalla donna che sembra essersi messa a sedere di scatto, con un gesto nervoso, per poterci guardare forse in un moto di sfida. L’atteggiamento confidenziale del soggetto si discosta dai canoni del ritratto femminile borghese del tempo. L’audacia di Stratta nel rompere i vincoli con i modelli canonici è in qualche modo smorzata dal titolo: l’artista può infatti aver fatto ricorso all’espediente della mitologia per giustificare la sua libertà espressiva. Il titolo dell’opera è Aracne, figura a cui allude la presenza del telaio da ricamo sulla sinistra: secondo il mito, narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, Aracne era una giovane molto nota per le sue abilità di tessitrice. La giovane peccò di insolenza quando osò sfidare la dea Atena in una gara di ricamo. Aracne realizzò un vero capolavoro che fece adirare la dea. Atena dopo aver strappato l’opera colpì la giovane con la spola. Aracne per l’umiliazione corse ad impiccarsi ad un albero, ma la dea la trasformò in ragno, condannandola a filare e tessere la sua tela non con le mani ma con la bocca. Di tutta questa narrazione non c’è traccia nel dipinto di Carlo Stratta, se non il telaio che in verità poteva comunemente trovarsi nelle case delle signore.

Le attenzioni si concentrano tutte su un nuovo tipo femminile che trova spazio anche nelle opere d’arte. L’“entusiasmo per il nuovo” che Stella riconosceva proprio di Stratta non riguarda solo le novità artistiche ma anche quelle in campo sociale, con riferimento all’emancipazione della figura femminile che, come ricorda Virginia Bertone, si stava costruendo tra successi e dolorose sconfitte.

Non ha forse questo qualcosa a che fare con la giovane Aracne?

Riferimenti bibliografici
Antonio Stella, Pittura e Scultura in Piemonte 1842-1891, Torino, 1892
Marziano Bernardi (a cura di), Antonio Fontanesi. Lettere a Pasquini e Stratta, Milano, 1945

Articolo pubblicato da Maria Riccardi

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