ArtShaker #87: Gonçalo Mabunda e la memoria collettiva del Mozambico


Il tema del riciclo – tanto centrale nel dibattito odierno verso una società maggiormente sostenibile – è interpretato in modo originale da numerosi artisti africani contemporanei. Tra loro merita particolare attenzione Gonçalo Mabunda, mozambicano. Le sue opere, infatti, sono realizzate con un tipo particolare di rifiuti: i residui bellici.

Nato nel 1975 – anno della conquista dell’indipendenza del Mozambico dal Portogallo – comincia, all’inizio degli anni Novanta, appena ventenne, a produrre sculture composte da armi recuperate alla conclusione del conflitto interno allo stato, durato ben sedici anni, dal 1977 al 1992. Tramite il progetto Arms into Art recupera oggetti bellici scambiandoli con materiali edili e strumenti agricoli. Le armi, rese innocue dall’operazione artistica, rimangono tuttavia riconoscibili nella loro materialità ripugnante. Altre parti, fuse e rimodellate richiamano motivi tipici dell’arte locale.

1. Untitled (Mask), 2013, armi dismesse, 41 x 39 x 16 cm, Bologna, collezione privata
(foto dell’autrice)

Nelle serie di maschere da lui realizzate (Fig. 1), lanciarazzi, pistole, fucili, kalashnikov, bombe a mano e altri oggetti di distruzione assumono caratteri antropomorfi, in volontaria contraddizione con l’uso stesso che si fa delle armi; da strumenti di morte a creatori di un’immagine di vita. Sono maschere che non celano un volto, ma sono esse stesse un viso vero e proprio. La scelta del tema della maschera, se da un lato si lega alla tradizione artistica locale, dall’altra mostra i suoi legami con l’arte delle Avanguardie europee.

Tuttavia, Mabunda è noto soprattutto per la serie dei troni; il riutilizzo degli armamenti dà vita in questo a caso a ciò che è il più tipico simbolo di potere di tutti i tempi: il trono. Un’operazione, questa, di forte denuncia sociale nei confronti di quel potere che diffonde, usa e commercia quelle stesse armi letali, ma anche nei confronti di quella decolonizzazione difficile per molti stati dell’Africa. I titoli delle sue sculture sono, inoltre, molto significativi; in occasione della Biennale di Venezia del 2015, presso il padiglione centrale dei Giardini sono stati esposti tre suoi Troni: The Knowledge Throne (Fig. 2), The Throne That Never Stops in Time, and The Throne of Non-Slavery, tutti realizzati l’anno precedente. È facile capire come i concetti presentati nei titoli appaiano utopici osservando il materiale bellico di cui sono composti; alla conoscenza e all’assenza di schiavitù si contrappongono i residui di un conflitto evitabile.

2. The Knowledge Throne, 2014 , armi decommissionate e saldate
© Google Arts & Culture

Il 2015 è anche il primo anno in cui la Repubblica di Mozambico ha partecipato con un proprio padiglione nazionale alla Biennale veneziana. La mostra, ospitata all’interno delle tese cinquecentesche dell’Arsenale, è stata intitolata Coexistence of Tradition and Modernity in Contemporary Mozambique (Fig. 3) e comprende opere d’arte tradizionale giustapposte ad altre appartenenti all’arte contemporanea mozambicana. La pittura mozambicana più recente è tendenzialmente astrattizzante, anche se si riesce a percepire un forte interesse per la figura umana, seppur decostruita. L’intero padiglione diventa un luogo di comunicazione, di muto dibattito non solo tra la cultura di provenienza delle opere e quella dei visitatori, ma anche tra epoche diverse. Accanto alle opere pittoriche di artisti mozambicani contemporanei sono, infatti esposte sculture e maschere elmo Makonde. Insieme ad esse vengono esposte anche alcune sculture Makonde raffiguranti figure umane, per la maggior parte femminili, che si intrecciano tra loro in un equilibrato disporsi delle membra nello spazio dell’opera. Mabunda, tuttavia, non c’è, non viene invitato ad esporre nel proprio padiglione nazionale. La sua presenza, potente e comunicativa, ottiene spazio solo nella collettiva del padiglione centrale, curata dal nigeriano Okwui Enwezor. Nelle sue opere le armi prendono lo spazio che meritano, restano presenti nella speranza che diventino assenti come strumenti di morte.

3. Allestimento del Padiglione della Repubblica di Mozambico: Coexistence of Tradition and Modernity in Contemporary Mozambique, Biennale di Venezia 2015
© ASAC Biennale
4. Bandiera del Mozambico

Interessante, infine, notare quanto radicato sia il problema relativo all’arsenale militare statale, analizzando la bandiera del Mozambico (Fig. 4). È l’unica bandiera nazionale sulla quale compare un’arma moderna: un kalashnikov AK-47 con baionetta, incrociato con una zappa, al di sopra di un libro aperto. Adottata nel 1983, in pieno conflitto, è tuttora rimasta tale. Il significato ufficiale che lo Stato attribuisce all’AK-47 posto sul proprio vessillo è quello di simboleggiare la determinazione della nazione a difendere la propria libertà. Tuttavia, nel 2005 è stato indetto un concorso per proporre una nuova bandiera nazionale. Il RENAMO (Resistenza Nazionale Mozambicana), partito conservatore, vorrebbe procedere all’eliminazione dell’arma dal vessillo; lo scopo dichiarato, però, è quello di incontrare il favore dell’opinione pubblica e non tanto di eliminare l’immagine di un’arma letale. Tanto che, dopo 16 anni, la bandiera non è stata ancora sostituita dalla vincitrice del concorso di idee. Ecco che il lavoro di Gonçalo Mabunda assume ancor più importanza, tanto più perché svolto nella capitale stessa del Mozambico, Maputo.

Bibliografia essenziale

C. Di Tosto, Arte africana contemporanea. Gli artisti, in Ezio Bassani, Gigi Pezzoli (a cura di), Ex Africa. Storie e identità di un’arte universale, catalogo della mostra (Bologna, Museo Civico Archeologico, 29 marzo – 8 settembre 2019), Milano, Skira, 2019, p. 344
M. Forti, Arte africana contemporanea. Note a margine in Ezio Bassani, Gigi Pezzoli (a cura di), Ex Africa. Storie e identità di un’arte universale, catalogo della mostra (Bologna, Museo Civico Archeologico, 29 marzo – 8 settembre 2019), Milano, Skira, 2019, pp. 339-343
A.K. Young, Gonçalo Mabunda. Short guide. All the World’s Future. 56th Biennale di Venezia in LVI Esposizione internazionale d’arte: All the World’s Futures / La Biennale di Venezia, Venezia, Marsilio, 2015, p. 53

Articolo pubblicato da Linda Salmaso

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